Colonna sonora: “Casta divaaaaa” Vincenzo Bellini (libretto Felice Romani)

Stamattina ho fatto colazione con Bukowski, Einstein e la Norma. Quando sono arrivata, la Norma aveva già trangugiato il terzo Bellini. Il vecchio Hank cercava di tenerla a freno. “Ha bevuto tanto?” mi son permessa di chiedere. Ma il vecchio Albert mi ha subito redarguita: “Tanto, poco, tutto è relativo”
Ad un certo punto Bukowski ha avuto un sussulto. Si è alzato di scatto ed è scappato via con la velocità di un centometrista, gridando: “Devo andare a lavorareeee”
“Ma è impazzito?”, faccio io. “No va ad aprire l’ufficio” mi risponde serafico il Nobel per la fisica. “Lavora? ma dove lavora?” “All’uffiscio-o poostale”, biascica Norma mentre cerca con gli occhi il cameriere per farsi portare un altro cocktail. “Da quando ha ripreso a lavorare?” “Di fatto non ha mai smesso”, ribatte Albert. “E’ in grado? Con tutto quello che beve??” “Ma va!! ha smesso di bere da un pezzo, ora non si perde una riunione degli alcolisti anonimi?””CHII-I???”, interviene Norma, trattenendo un ruttino.
Guardo l’ora e mi viene in mente all’improvviso che devo andare proprio stamattina all’ufficio postale a spedire una copia della mia tesi di laurea, perché ho trovato chi me la pubblica. Interessato Einstein si congratula con me. “Si sono molto soddisfatta”. “Chi te la pubblica?” “La Permaflex, è talmente sporifera che la ditta di materassi ha deciso di omaggiare i clienti con una copia del mio lavoro, così per incentivare il sonno”. Il vecchio fisico mi sembra un po’ perplesso, mi alzo, saluto lui e Norma sempre alla ricerca del cameriere… “Dalle un occhio Albert, non la vedo troppo bene” “Troppo…poco..tutto è relativo”. Non c’è speranza penso.
Mi avvio verso l’ufficio postale ma appena svolto l’angolo mi rendo conto che c’è una lunghissima coda, così lunga che arriva a Sarzana. Cazzo!! Vuoi vedere che oggi è la giornata in cui pagano la pensione ai bradipi?? Macché, mi dice Mago Merlino, in coda dalla settimana scorsa, ci sono due vecchietti che stanno ancora scrivendo una lettera. La cosa mi incuriosisce e do una sbirciata. Sono Totò e Peppino. “C’è stata una grande morìa delle vacche…”, detta uno, mentre l’altro scrive. Non resta che rassegnarsi. Bukowski sta mangiando un Panino al prosciutto e sembra non rendersi conto della lunghezza della fila, che ormai ha raggiunto i confini della Toscana.
Per ingannare il tempo cazzeggio su Facebook, ma non c’è nessuno in questo momento, tranne Karl Marx che mi invita a giocare a Candy Crush Saga. Ma non ha niente di meglio da fare questo??
A un tratto la coda si sposta, ha un sussulto. La folla esulta, I due hanno terminato la lettera, chiuso la busta, leccato il francobollo. Il vecchio Hank dà un ultimo morso al suo panino, e in brevissimo tempo, lavorando come un pazzo, riesce a smaltire l’intero corteo. Arrivo davanti a lui, gli allungo il plico, Inuriosito dalla pesantezza dell’ingombrante involucro mi chiede di cosa si tratti. “Della mia tesi”. “UH che bello posso dare un’occhiata?”
“No per carità che se cominci a leggere … ti addormenti poi la coda arriva alla vaccinara!”

S: sesso (s.m.) 1 il complesso delle caratteristiche strutturali e funzionali che distinguono in una stessa specie i maschi e le femmine: – maschile, femminile, il – debole, il gentil — le donne 2 l’insieme dei fenomeni e dei problemi alla vita sessuale, parlare di – 3 gli organi genitali.

Ai calciatori e ai tifosi di tutte le età

 

DIZIONARIO ITALIANO GARZANTI

È un bel pomeriggio di luglio. L’estate è iniziata finalmente con le sue false partenze, le sue piogge improvvise, i suoi sbalzi d’umore. Mollo i pargoli al fresco così la nonna non si sente sola e io sono più libera di cazzeggiare. Santa Nonna. La Makkina del Popolo è contenta e tranquilla e ha il pieno. Ho fatto 70 euro stamattina. Eppure non le si è allargato il serbatoio e non si è nemmeno bucato. Imbocchiamo la statale 28. La Viola dorme già alla terza curva. Non abbiamo fretta. È bello a volte inserire il pilota automatico e mangiarsi la strada piano piano. Scivoliamo tranquilli tra le curve e gli scorci della Vall’Aurea. Il mio bambino è seduto davanti con me con la cintura ben allacciata. È un privilegio che ogni tanto gli concedo. Quando dobbiamo fare discorsi da grandi.

-        Allora Tommy qual è l’argomento di cui vuoi parlare?

So che ora parte con una delle sue tirate sul calcio mercato. Scalo la marcia, imbocco la salita. C’è davanti una Prinz che va a venti allora, guidata da uno col cappello. Avanti con gli stereotipi sul piemonte. Questi hanno tutti il Suv.

-        Sesso. Il sesso mi fa schifo. Io non lo farò mai. Le femmine mi fanno tutte schifo.

-        Calma, calma baby. Tua sorella è una femmina

-        E appunto

-        Io sono una femmina

……

-        Io non farò mai sesso. Te fai sesso con tutti

-        Ma Tommy ma cosa dici?

-        E lo vedo alle feste coi tuoi amici, ti sei baciata e abbracciata con quello che aveva la maglia dell’Argentina

-        Ma è Andrea, è un mio amico, ci abbracciamo sempre perché lui abita a Genova. È appena tornato dall’Argentina. Non ci faccio sesso. Abbracciarsi non è fare sesso!

-        E cos’è allora?

-        Volersi anche bene. Tu non vuoi bene ai tuoi amici?

-        Ma sì ma non siamo sempre lì a baciarci come i tuoi amici.

-        Ma loro hanno vent’anni e sono contenti di stare insieme.

-        Ma poi fanno sesso?

-        Ma non lo so. Qualcuno sì e qualcuno no.

-        Tu e papà avete fatto sesso per avere me?

-        Sì Tommy. Io e tuo padre abbiamo fatto sesso

-        Che schifo

-        Non mi ricordo

-        E per mia sorella?

-        Anche per lei abbiamo dovuto fare sesso

-        Che schifo. Bleah. Bleah.

-        Tommy da grande piacerà anche a te. Tra qualche anno, vedrai. E le femmine non ti faranno più schifo e tua sorella sarà una miniera di femmine folli che ti verranno per casa a sconvolgere la vita

-        E questo lo fanno già

-        E poi, guarda prendila così: se il signor e la signora Cassano non avessero fatto sesso, tanti anni fa, la Sampdoria non avrebbe il miglior attaccante del campionato. Non credi?

Il mio ragionamento non fa una piega. Quanti calciatori nella leva calcistica 1998?

Perché Tommy come canta sempre tuo papà: un giocatore lo vedi dal coraggiooo, dall’altruismo e dalla fantasiaaaa…

 

 

 

Colonna sonora: La leva calcistica del ‘68                 Francesco De Gregari

 

 

C: Cartomanzia: s.f. Predizione del futuro sulla base della disposizione di carte da gioco, a ciascuna delle quali viene attribuito un particolare significato. E- Comp. Di carta e – manzia, su base fr. Cartomancie.

DISC Dizionario Italiano Sabatini Coletti

E’ una notte così umida che mi sudano anche i sogni. Non chiudo occhio, mi giro e mi rigiro dentro il mio sudario. Anche l’uomo qua accanto sembra in preda al ballo di San Vito. Caldo e zanzare. Ecco l’estate al mare.

Sono in una pensioncina. La televisione c’è ma non ci sono canali satellitari quindi cerco con quelli privati di lenire la calura. Tele Tartufo trasmette una vendita di quadri. Paesaggi montani e paesaggi marini. Giro su Antenna Mare e mi becco un’asta di gioielli, forse quelli che scivolano dai camion. L’imbonitore con il parrucchino bicolor sembra saperne meno di me inoltre a causa della scarsità di segnale, il canale è infestato da un fastidioso e gracchiante nevischio. Cambio. Tele Mandolino punta, vista l’ora, sul sesso e cerca di eccitare lo spettatore accaldato con una signorina dall’aria stanca mentre si spalma di schiuma. La Signorina sembra averne meno voglia di me.

Se ne avevi voglia dopo questa secondo me ti passa. Altro cambio. Possibile che le antenne private non trasmettano niente di interessante, sul Tre fanno le radici quadrate, sui canali di Berlusconi è l’ora delle televendite. Tele Pace manda in onda uno speciale Padre Pio, forse ho trovato il programma che meglio mi concilia il sonno. Invece no. Devo rinfrescarmi. L’uomo vicino a me continua a russare e a rigirarsi come una tarantola. Madonna gli uomini riescono a dormire in qualunque condizione. Niente li sveglia. Dormono nei treni, sugli aerei, davanti alla televisione, dopo il sesso che invece avresti voglia di parlare e te ne resti lì a sgocciolare nel silenzio.

Mi alzo. Vado a ravanare nel mobile bar. Noccioline. Spumante Nano. Coca cola. E salatini. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Vada per una birra. Stappo la bottiglietta e penso che una volta lo facevo coi denti come Mr. Crocodile Dundee. Non ho più l’età. Con una birra in mano la notte cambia prospettiva. Potrei scribacchiare un po’. Analizzare le ultime 4 o 5 cazzate che ho fatto. Sono troppo pigra e ho troppo caldo. Vado nel bagno a specchiarmi la pancia. Mi accendo una sigaretta e penso che dovrei farmi dare qualche pasticca per dormire. Vado a rigirarmi nel letto e riacchiappo il telecomando. Vediamo se nel frattempo il palinsesto ha migliorato. Prima però apro un pacchetto di noccioline. Su Canale Nord Ovest c’è un ragazzo sulla trentina circondato da scritte e numeri di telefono. Indossa una T-shirt attillata su cui c’è scritto LICK ME. Tra le mani ha un mazzo di carte che mescola e legge. Riceve telefonate da casa e risponde a quesiti. Si chiama Mago Johnni e costa un euro ogni tre minuti parlare in diretta con lui.

- Ciao chi sei??

-   Sono Angela, avevo già chiamato tre mesi fa, ti ricordi??

- Sentiamo… sé certo che mi ricordo di te Angela, chiamavi dal Nord, mi pare??

-Sì. Sì sono la mamma di Eric.

- E come sta Eric??

- Voglio che mi fai un giro sul lavoro. Sai ha 27 anni ed è ancora disoccupato. Mi avevi detto che entro l’estate avrebbe trovato e invece ce l’ho ancora a casa

- Adesso vediamo un po’.. di che segno è Eric?

- È acquario ascendente pesci

- Allora vedo qua che c’è un blocco. Ha avuto un’occasione ma se l’è lasciata sfuggire

- Sì ma perché era lontano, finiva tardi. L’avevano chiamato in una pizzeria come aiuto in cucina ma finiva alle due di notte non c’era più corriera. E adesso?

- E ha sbagliato. Doveva accettare quel lavoro. Adesso le carte non sembrano tanto propizie

- Ma lui deve lavorare

- Vedrai che questa congiuntura astrale cambierà e tuo figlio lavorerà Ciao. Ti saluto. Ho in linea un’altra persona. È karin. Che vuoi sapere Karin.

La congiuntura astrale?? Ma il governo deve cambiare. Bisogna prendere i forconi e andare sotto Monte Citorio a citare qualcuno per danni.

L’uomo accanto a me rantola e apre mezzo occhio e la bocca (purtroppo).

 

-       Che cazzo fai? Che ore sono? Che cazzo guardi?

-       Sono le tre. Non riesco a dormire guardo il Mago Johnny che fa i tarocchi

- Ma dormi va e spegni ‘sto coso che fa un rumore della madonna. E non mangiare le noccioline nel letto.

Si rigira dall’altra parte. Grugnisce e poi risprofonda nel sonno. Gli uomini hanno questa grande capacità di azzerare il pensiero e riaddormentarsi subito. Altre capacità?

Alzo leggermente il volume. Karin non c’è più. Chissà a chi tocca adesso.

- Ciao sono Ornella

- Ciao Ornella di che segno sei?

- Vergine

- Ascendente??

- Leone.

- Bene cosa vuoi sapere?

- Senti ho il sospetto che mio marito abbia un’altra, tu mi sai dire se sono solo sospetti o…

- Un’altra?? ma figliola qua vedo un disastro. Uno sfacelo. Tuo marito ha un Harem.

- E cosa devo fare?

- Cercati un buon avvocato cara. Ora vi lascio amici e amiche telespettatrici per un po’ di pausa. Mi stanco a fare le carte. Devo ricaricarmi di energie. Non andate via. Ci vediamo dopo la pubblicità.

Subito dopo parte la pubblicità di un mobilificio dove un energumeno affetto da congiuntivite invita tutti a fare una gita nella sua fabbrica. Sarà garantita visita, pullman e pranzo al sacco.

Dopo di lui un concessionario che ricorda E 132 della Banda Bassotti mostra le auto sfolgoranti della sua concessionaria dell’usato sicuro. E subito dopo torna il Mago Johnni.

- Grazie per avermi aspettato. Adesso mi sento ricaricato e pronto per la prossima telefonata. Ci sei? Chi c’è in linea??

-   Ciao sono Armanda. Ti chiamo per mia figlia. Si è appena laureata in Scienze della Comunicazione. Adesso sta cercando un lavoro.

- Di che segno è?

- Gemelli ascendente gemelli.

- Per ora è tutto chiuso. Non ci sono novità rilevanti, ma verso la primavera vedo il carro, cioè movimento, molto movimento che porta a cambiamenti.

- Grazie Johnni. Ci risentiamo più avanti.

- Pronto? Ciao come ti chiami?

- Mi chiamo Maria e chiamo da Montearpasino, vorrei sapere mio nipote quando troverà da lavorare. Vorrebbe andare a convivere, lei già lavora in un’assicurazione. Ma lui no. E lo stipendio di lei mica gli basta.

- Ti capisco. È dura trovare lavoro. Bisogna impegnarsi. A volte il lavoro sai bisogna inventarselo se aspettiamo tutti il posto fisso!! Stiamo freschi.

Spengo la tele e guardo fuori il cielo rischiararsi. Una volta chiamavano le donne per sapere se avevano le corna o avrebbero trovato il grande amore della loro vita. Adesso chiamano le madri e le nonne per vedere se i loro figli e nipoti troveranno un lavoro. A trent’anni ancora penzolano in fondo alla catena produttiva. Quando uno non sa più a che santo votarsi. Cerco di dormire e di sognare l’ufficio di collocamento. Porto sicuro.

Colonna sonora: Magician                        LOU REED

 

A Luisa

Sono seduta nella tua cucina. Su una di quelle sedie che odiavo, Pesanti. Scomode. Poco maneggevoli. Le tue cose sono sparse dovunque in un ordine così casuale da assomigliare al caos. La credenza è sotto un telo bianco. La prima cosa che ho coperto perché so quanto tenevi a questo mobile. I quadri hanno perso vita. Sono staccati e appoggiati sul pavimento. Sulle pareti gialle di nicotina, i riquadri biancastri, segnano la traccia della disposizione precedente. Dalla tua parte del letto i merletti delle Fiandre, Bruges. Infinitamente piccolo. I Coniugi Arnolfini di pizzo bianco. Dall’altra La Madre di Picasso e il Mario, di Leonardo da Montegrazie. I cassetti aperti rigurgitano vite intere su carta, metallo, cuoio, legno, vetro. Ho trovato l’agendina di Cuba. I numeri di telefono di gente di cui ho sempre sentito parlare nei vostri discorsi. Qualche faccia su foto in bianco e nero, piccole, coi bordi frastagliati. Gloria. Alvaro, con l’accento sulla prima A. Mi vengono in mente i filmati di Mario. Plaza de la Revolucion. Cuba, 1966. Fidel arringa masse accaldate.

Questa casa ha perso in poco tempo la sua fisionomia originale. Ho dovuto ripulirla da cima a fondo. Ho passato giorni a buttare via tutte quelle cose che si rompono, invecchiano con noi, non sono più utili ma si trattengono perché attraverso le cose rivivono le persone e le loro storie riprendono forma.

La cosa più difficile da affrontare è stata la libreria, vera depositaria delle  memorie. Erano suddivisi secondo i tuoi criteri, che ovviamente andavano ostinatamente contro i miei. Tu dividevi per casa editrice. Io per autore. Tu li volevi belli allineati come le truppe il 4 novembre. Io volevo avere a portata di mano i miei scrittori e le mie scrittrici preferite. E poi c’erano gli argomentoni: lo scaffale sulla Resistenza e la sua letteratura. Calvino però a parte, per ragioni sentimentali, come Hemingway per le stesse ragioni. Le donne, Milano.

Ho dovuto sventrare l’ordine. Dai volumi ogni tanto saltava fuori una cartolina: “Saluti veneziani. Mario, 1965″.

Pezzi di passato che non torna. Facce che non si rivedono. Voci che non si riascoltano e di cui, col tempo, si perde il suono.

Cosa resta di noi?  La foto di una cena, sfondo vegetale, forse la siepe divisoria di un ristorante sul mare. Una bambina in bianco e nero gioca coi sassi in un giardinetto. Sembra concentrata, intensa.

Lettere. Foto. Morti su morti.

Ho trovato le tue rubriche del telefono. Eri compulsiva. Ne ho trovate decine. Scorrendo le lettere, i nomi, i numeri di telefono sono riuscita a ricostruire i periodi, lavori, abitazioni, prefissi. Parenti, amici, colleghi.

Tu sei in ogni oggetto. Tu sei oggetto e storia familiare. In cucina, accanto al gas, è rimasto il lembo di scottex che tu tagliavi a metà per risparmiare, assecondando quella attitudine al risparmio caparbio, atavico e istintivo, di chi è nato durante la guerra. Quando si accendeva una sola luce in casa, la Tv non c’era.

Apro gli sportelli della cucina, la batteria di pentole sonnecchia, disoccupata. Tagliatelle al sugo e strudel con l’uvetta e i pinoli. Il servizio buono, 12 piatti, 2 vassoi, regalo di nozze mai celebrate.

E il bicchierino accanto alla brocca. I primi oggetti che ti contraddistinguono. Gli attributi degli Dèi. I primi a finire nella spazzatura.

La nostra è una storia di assenze e mancanze. Mi manchi da sempre. Mi mancherai per sempre.

Non abbiamo mai fatto i conti.

 

 

Colonna sonora: Dear Mama Tupac

 

Quarta di copertina (cioè il dietro) del libro.

In una riviera di ponente che s’avverte sullo sfondo (ma la scena si sposta anche nelle improbabili Firenze e Venezia…) si raccolgono, s’incontrano, dialogano, si svelano, personaggi dell’arte, della letteratura, del cinema, della musica, del gossip mondano ma anche dei fu – metti e della fantasia. Seduti al tavolino di un bar o convocati nel salotto della padrona di casa – provocatorio anfitrione di sconcertanti rendez vous – discutono di sé e dell’esistere, litigano, si confessano, agiscono, in un frenetico mosaico di imprevedibili  relazioni nel quale le parole (e i giochi di parole) determinano un continuo divertissement. La lettura è a più spettri, così come lo è il linguaggio che spazia dal funky al rock. E, volendo, è a più spettri anche la struttura narrativa, che può essere interpretata come una serie di racconti a sé stanti, ma pure come il succedersi di scene e di personaggi (evidentemente residenti in mondi paralleli perché appartenenti a epoche diverse) chiamati a popolare una sorta di unico romanzo stralunato e dalla labile trama. Anche se la trama c’è: nel colto ricercare accostamenti e tic, nelle citazioni che diventano alibi per dialoghi e situazioni solo apparentemente senza capo né coda, nell’ironica autoanalisi – e nello svelarsi al di là dell’agiografia – alla quale si sottopongono i protagonisti. Un libro da leggere e da gustare riga dopo riga; una sorta di “irrealismo magico” che fa venire in mente le “cose strane: coincidenze, premonizioni, divinazioni, spiriti che mi circondano e di tanto in tanto qualche fantasma distratto” delle quali scriveva – in tutt’altra situazione, in tutt’altra narrazione – Isabel Allende. Perché chi la conosce anche di corsa, intuisce che Geneviève Alberti quei fantasmi e quelle coincidenze si propone di viverli davvero e non solo nelle irresistibili pagine che ci regala.

 

 

 

Festival Cultura Mediterranea 
Imperia – Città del Libro
Image

Per il giorno della Liberazione, 25 Aprile, esce

Colazioni surrealiste, di Genevieve Alberti, red@azione, Genova 

 

 

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