cal. cuneo 50 gradi
“S-torture di Stato” è l’ultimo monologo, portato in scena venerdì scorso da Renato Donati all’Arci Camalli di Oneglia. Ripercorre con lucidità e indignazione gli ultimi 60 anni di storia italiana. Portella della Ginestra, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, il treno Italicus, Ustica, la stazione di Bologna, fino ai casi più recenti, il G8 di Genova, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, è il lungo elenco dei “misteri” italiani che ha caratterizzato la storia del nostro paese dal dopo guerra ad oggi. Solo in scena per un’ora Donati si scaglia contro quello Stato che non riesce, o non vuole, far luce su quell’intreccio di misteri, servizi segreti deviati, mafia politica e terrorismo, definendo “marcia” e inefficace una democrazia che a distanza di più di mezzo secolo ancora non ha colpevoli da condannare. Verità, giustizia, strage, tortura, sono parole che si rincorrono, riempiendosi ogni volta di nuovi significati. “La parola tortura – dice Donati – ha su di noi richiami medievali ma se andiamo a scorrere i giornali dell’81 scopriamo che durante la liberazione del generale Dozier, rapito dalle BR, la polizia fece un largo uso di questa pratica aberrante.” Giunto al secondo monologo, il precedente ricostruiva le vicende del partigiano piemontese Dante Di Nanni, Renato Donati scrive monologhi sempre ben documentati, quasi lezioni di storia contemporanea, come procedi? “Ho molti libri di storia, sono un appassionato, e poi sono discorsi che sentivo da bambino, avevo 11 anni ma mi ricordo perfettamente tutto, perché in casa se ne parlava. La politica era il pane quotidiano, certe cose ti rimangono, ” Perché hai scelto questo argomento? Volevo fare uno spettacolo sui termini “che vengono usati tipo “extracomunitario”, zingarella, “strategia della tensione”, Parole che non identificano nessuno, non significano niente, ma entrano nella testa della gente, e poi tutte queste stragi impunite, senza colpevoli, mi son chiesto come mai? Allora ho pensato di raccontarle queste cose ma solo attraverso input perché lo spettacolo dovrebbe durare giorni se affronti per esempio tutti gli iter giudiziari, che nei decenni si sono susseguiti. Da Portella della Ginestra sono passati 47 anni e ancora non c’è un colpevole.
I tuoi monologhi posso essere inseriti secondo te nel filone del teatro di narrazione?
Sì e no. Paolini, Baliani, Celestini affrontano un argomento per volta. Io tocco più punti. È una mia scelta. Su Dante Di Nanni volevo far conoscere questo personaggio in Liguria.
Dai alla parola “strage” un significato molto più ampio, includi i morti sul lavoro, i suicidi, i morti sulle strade …
“Ma anche sul respingimento degli immigrati, i morti sul lavoro, non se ne parla, anche questa è una battaglia che va fatta, come l’antirazzismo. I suicidi, siamo a 8 suicidi al giorno. Cosa sono tutti pazzi? O è gente che non ce la fa a vivere magari per le condizioni economiche.
Tortura?
Oltre alle torture fisiche del G8, o al brigatista torturato dai poliziotti mi vengono in mente tutte le torture psicologiche a cui le famiglie delle vittime sono state sottoposte negli anni durante i processi.
Uno degli argomenti che tocchi in questo monologo è il G8 di Genova, una ferita sempre aperta?
È una ferita che fa ancora male. Certi libri sil G8 non riesco ancora a leggerli. Sto male.
Chiudi con le donne di Plaza De Mayo che scendono in piazza , l’Italia è dunque come l’Argentina?
No. Non penso che sia come l’ Argentina, ma lì c’è stata una risposta popolare, le persone non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia.
Adesso su cosa stai lavorando?
Adesso mi sto documentando sulla figura di Jona Obersky, dal romanzo Jona che visse nella balena, che diventò uno scienziato e sulla figura di un partigiano, Roberto di Ferro, morto a 14 anni. Spielberg dice che uccidendo una persona si commette un genocidio perché non sai quella persona che cosa avrebbe fatto, magari scopriva la cura per il cancro. Ma per ora mi sto solo documentando, attraverso fonti orali, libri sulla resistenza, faccio dei riscontri e poi scrivo.