Fùlgari.
Taggia esterno notte. Botti gente e musica.

12 febbraio 2012
Beh a volte succedono cose che hanno dell’incredibile. Serata fulgari dopo meraviglioso film su melies con tutta la famiglia. era dal 2008 che non andavamo al cinema tutti insieme. Vari sms con la annina alla fine mi convince ad andare con lei e gipo. Tesse la tela la Dea dai capelli viola. Maga. Fata. Folletta.

I fùlgari. Non c’ero mai stata è il rito del fuoco. Il passaggio. Si brucia la roba degli ultimi 5 anni. Il giro di boa. Giri intorno al fuoco, ti fai catturare dalla sua forza ipnotica. E bruci. Bruci tutto. cazzo bruci tutto quello che non è andato, tutto quello che ti ha fatto impazzire e incazzare. Bruci il mOsTro, bruci la miseria. Bruci il precariato bruci le delusioni gli amici che ti han lasciato a terra bruci gli schiaffi che hai ricevuto. Bruci la carogna. E il fuoco scalda e purifica. Rito ancestrale. Rito pagano. Il fuoco davanti alla caverna, gli uomini intorno. Cuociono la carne. Purificano lo spirito.
Guardi le scintille trasportate dal vento che salgono a punteggiare il cielo nero. Salgono le scintille e con loro la gioia. Scalda il fuoco, scioglie il gelo. La musica era buona, c’era di tutto, raggae, cover. Bravi suonatori. Vino a fiumi, io acqua. L’acqua spegne il fuoco prima che faccia dei danni. La sera giusta. Il capodanno cinese, la natura che si ricicla. Febbraio prima di marzo. Bruciare tutto prima della quaresima. Prima del carnevale. La notte. Io. lui e anna e laura fianco a fianco tra i botti, le scintille, il calore. Nei vicoli stretti della vecchia taggia, che scopro dopo aver scritto la guida turistica.
Brucio tutto. anche tarzan., il vecchio tarzan. Dalle braci si perdono le scintille della rinascita, i sogni che volano al cielo. E nasce gipo. Qualcosa di nuovo. Lui è contento. Mi ascolta. Glielo dico sai ascoltare. Parlo parlo. Parlo sempre troppo. Fiumi dell’alcol disperderanno tutte le mie parole, come il vento queste scintille. Parole che si bruciano. Frammenti di sillabe che salgono in cielo. Purificazione. Streghe su rogo.
Lei è una dea coi capelli viola. Facciamo la calza. Si piscia insieme. È morbida, azzurra. È il messaggero degli dèi. All’improvviso, quasi dal centro del braciere come per magia appare lui. IL BIGO. Cazzo. L’inaspettato. Il jolly. Quello del Mostro, della tenda, di un Wim a Torino. Quello che non si brucia, una dei pochi che non si bruciano. Pensavo che sarei morta dall’emozione.
Non riuscivo a parlare. Solo ad abbracciarlo. Siamo stati abbracciati a lungo vicino al fuoco. Un’apparizione. Poi cantine musica botti giri e il fuoco. Io alla ricerca ddl fuoco per il mio rito di passaggio. Loro per cantine, convivialità alcol, carboidrati colesterolo. Io mi son fatta un piatto di proteine alle 22 per non crollare ma non sentivo nemmeno fame. I riti prevedono il digiuno.
Nella trincea della cantina mi sono difesa dagli assalti e dalle insistenze ma n on avevo fame. Brucia tutto. brucia la notte. Passa tutto. tutto passa. Il commiato ammiccante. Cerchiamo la macchina con scarso successo. Fermo due carabinieri e mi faccio dare indicazioni su dove può essere il posteggio. Entriamo in macchina. Una panda verde che sa di olio e di oliva. La strada si snoda morbida davanti a noi. Strade che conosco. Non mi perdo. La luna raccoglie infiniti desideri di carezze. Lo accompagno a casa sua e mi tengo la macchina così ci vediamo domani. Domani arriva. Prima Damiano per la Bono. Trueda del supermercato. Ma detta da me e pensata da lui. Comunichiamo con la mente. telepatia creativa. Un Bigo 2.
Un altro di quei maghi che ogni tanto gli Dèi mi mandano per rimandare il mio desiderio di morte. Pomeriggio messaggino e parto. Porto la panda verde che sa di olio e di oliva. Mi perdo nel suo palazzo. Ha il sole 24 ore con le recensioni e il lavoro che devo fare con la morando. Che carino si è ricordato.
Mi metto a leggere pontificare. Ero carina, non uno spaventapasseri come ieri sera. Avevo la giacca della pace, bigo mi ha riconosciuta da quella. Pensa te. Una giacca. Domenica pomeriggio nella sua casetta sul porto. Io piena di voglie. Lui non so. Ridiamo. Lui ride delle mie disgrazie ma ascolta e guarda con quegli azzurri che già mi hanno confusa una volta. Non sono né delusa né contenta, né sull’orlo del baratro né in paradiso. Sono in all’erta. Come sempre.
Gli dico in macchina. Vorrei una carezza e non l’avrò. Lui avrebbe potuto dire: l’avrai. E farmela. Ecco. E invece no. gli dico di mollarmi q8 perché ho bisogno di camminare e di non pensare ho mp3 per questo. Se penso sono fottuta. Chi pensa è perduto. Io devo camminare per arrivare a casa calda. Ma non di piscio. Perché a 500 metri dalla meta urge mingere. M’infilo in un gabbiotto abbandonato ma tra guanti, borsa merde da evitare riesco a farmene mezza nei pantaloni.
Tutto si lava. Volevo arrivare a casa calda. Non di piscio. E la tragedia si trasforma in comicità. Ce ne sarebbe da dire. Qualche volta anche da fare. Però è così. Io o suicidio o trionfo. Io scrivo. Io mi purifico. Io creo. Bisogna godere di quello che si ha. Tempo fa sarebbe stato impensabile salire di nuovo quelle scale, affacciarsi a quella finestra. Non so se ci saranno altre volte. Io ieri ho bruciato tutto. e stamattina la strada. Compatta. Amica. Rassicurante.
E il futuro racchiuso nelle successive 24 ore. Non ho più bisogno di niente. solo di una carezza. E so che non l’avrò.

Colonna sonora: In alto mare loredana bertè