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	<title>il blog di genevieve alberti</title>
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		<title>E&#8217; colpa di tutti. Siamo tutti Berlsuconi.                            di Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 11:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Berlusconi è alle corde ma stavolta, pare, una volta per tutte. Dico pare perché questo sembra indistruttibile. Ogni volta cade e ogni volta ne esce più forte di prima, magari con qualche barba trucco o espediente. Quindi finché non vedo un altro al suo posto non ci credo. Ma visti i giornale c’è da sperare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=318&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi è alle corde ma stavolta, pare, una volta per tutte. Dico pare perché questo<br />
sembra indistruttibile. Ogni volta cade e ogni volta ne esce più forte di<br />
prima, magari con qualche barba trucco o espediente. Quindi finché non vedo un<br />
altro al suo posto non ci credo. Ma visti i giornale c’è da sperare che questa<br />
sia la volta buona che ci leviamo il pelato e riacquistiamo quel minimo di<br />
credibilità internazionale che ci “consenta” di superare questa crisi che<br />
rischia di farci finire sul lastrico. (per quanto mi riguarda vivendo in 4 con<br />
uno stipendio io e la mia famiglia sul lastrico ci siamo già da parecchio. E<br />
abbiamo imparato a sopravvivere)</p>
<p>Forse è finita l’era Berlusconi. Forse del caimano non ne sapremo più niente così<br />
come dei suoi passatempi, delle sue barzellette, delle sue bandane. Ma non<br />
credo che basti cambiare personalità di governo per cambiare un paese. Giorgio<br />
Gaber, il più lucido sociologo del nostro tempo, diceva “Non ho paura di<br />
Berlusconi in sé ma del Berlusconi che è in me.” Secondo aveva, come sempre,<br />
centrato il problema.  Berlusconi è uno di noi in un posto importante.</p>
<p>È quello che fa le corna alla foto ufficiale e<br />
fa ridere tutti con le sue barzellette omofobe o razziste o sessiste. Qualche<br />
anima bella si chiede come è stato possibile che Berlusconi abbia vinto le<br />
elezioni e sia durato così tanto? Com’è stato possibile?? Ma guardatevi<br />
intorno: siamo circondati da berluschini. Berluschini quelli che cercano di<br />
passarti avanti mentre sei in coda dal macellaio, berluschino il parrucchiere<br />
che ti fa spendere 110 euro e ti rilascia una ricevuta di 16. Chi non paga le<br />
tasse non ha senso civico e ruba i tuoi diritti. Berluschino chi promette<br />
un’assunzione in cambio di una prestazione sessuale. Berluschino chi non studia<br />
e copia il compito. Beluschino chi fa carriera senza merito  perché è raccomandato e berluschino chi lo<br />
raccomanda. Berluschino chi si costruisce la villetta deturpando il paesaggio e<br />
poi paga il condono e berluschino l’amministratore che fa il condono e se poi<br />
alla prima pioggia viene giù tutta la collina, beh pazienza, peggio per chi ha<br />
costruito. Berluschino chi non ha rispetto dello stato e del senso collettivo<br />
delle cose. Berluschino chi passa le ore in ufficio a chattare su face book o a<br />
fare telefonate personali con il telefono dell’azienda o dello Stato.<br />
Berluschino chi timbra il cartellino alla mattina e poi esce e va a fare la<br />
spesa. Berluschino chi glielo permette e non controlla. Berluschino chi fa<br />
firmare a una donna una lettera in bianco che poi utilizzerà quando rimane<br />
incinta. Berluschino chi abbandona la lavatrice e il materasso sotto il<br />
cartello vietato scaricare. Berluschino chi si dà malato e poi va a fare la<br />
settimana bianca. Berluschino è chi non paga i dipendenti, assume solo precari.<br />
Berluschino ha fatto in grande quello che tutti gli altri hanno fatto da sempre<br />
nel loro piccolo. L’Italia è un paese in cui i berluschini prevalgono, sono la<br />
maggioranza. Per questo Berlusconi è durato così tanto.</p>
<p>La lista è lunga. la lista siamo tutti noi.</p>
<p>Sì può anche darsi che abbiano individuato l’unica<br />
persona seria che c’è in questo paese, Mario Monti, uno che di sicuro ci farà<br />
fare bella figura all’estero per il suo inglese fluente, la sua passione per la<br />
musica classica e la moglie che non è certo una bella figa che recitava con le<br />
tette al vento nel <em>Magnifico cornuto</em>.<br />
Ma siamo ad un livello così basso che al posto di Berlusconi basta chiunque non  induca<br />
minorenni alla prostituzione, non dia della culona inchiavabile al cancelliere  tedesco e già in borsa<br />
esultano.</p>
<p>La lista è lunga. Molto lunga.</p>
<p>Basta mettere un ministro che non si pulisca il culo col tricolore e saremmo già a<br />
buon punto. Siamo stati governati per anni, 17 per la precisione, da affaristi,<br />
puttanieri e razzisti. Tutti quelli che dicono “io non sono razzista ma…” sono<br />
razzisti. Tutti quelli che dicono che i rom rubano i bambini, sono sporchi e<br />
ladri sono razzisti. Tutti quelli che dicono e pensano che i figli degli<br />
immigrati rallentano a scuola l’apprendimento dei nostri figli, sono razzisti.<br />
Tutti quelli che dicono che gli immigrati rubano il lavoro, sono razzisti. Tutti<br />
quelli che invocano la padania, la secessione sono razzisti e fuori dalla<br />
storia (e dalla geografia visto che la padania non esiste!).</p>
<p>Basta mettere una donna seria in un ministero chiave e non una ex velina passata alla<br />
storia per delle telefonate in cui ammetteva di aver fatto un pompino al Premier<br />
e quindi di aver guadagnato sul “campo” il posto da ministra, e già mi sentirei<br />
in un paese normale.</p>
<p>Ma guardiamoci dentro, scrutiamoci a fondo con quell’onestà intellettuale che non<br />
ci contraddistingue e chiediamoci: quante generazioni ci vorranno per<br />
ricostruire un senso di etica a questo paese?? Quante generazioni ci vorranno<br />
per estirpare tutto ciò dalla nostra cultura? Quante generazioni ci vorranno<br />
per un’Italia che sia veramente un paese unito, forte, solidale??</p>
<p>La prima cosa da fare in assoluto è ridare dignità al parlamento attraverso<br />
elezioni in cui ogni cittadino può scegliere responsabilmente chi lo<br />
rappresenti meglio, ma con una legge elettorale come questa non è possibile.<br />
Quindi cambiare la legge elettorale e poi votare. Magari non si verificheranno<br />
più dei voltagabbanismi alla Scilipoti e se voti uno in uno schieramento lì<br />
deve stare e non girare da una poltrona all’altra a seconda delle promesse e<br />
delle convenienze personali.</p>
<p>La seconda cosa che deve fare è ridare un lavoro a chi non ce l’ha. Perché non si<br />
chiede mica di fare una rivoluzione, mica di far pagare più tasse ai ricchi, ma<br />
solo di poter lavorare per mantenere la famiglia dignitosamente. C’è troppa<br />
gente che non arriva a metà mese, che vive di cassa integrazione, di<br />
precariato. Ma un paese solido e civile non può basarsi sul precariato. Provare<br />
a sedervi su una sedia a cui hanno segato una gamba. Sareste a vostro agio?<br />
Ecco così non sono tutti quelli che come me non hanno certezza del guadagno,<br />
del posto di lavoro.</p>
<p>La terza cosa: dare un po’ di soldi alla cultura, alla scuola, alla ricerca perché<br />
un paese in un paese dove non c’è cultura prevale la barbarie, e alla lunga<br />
sprofonda.</p>
<p>Tre cose. Tre piccoli passi per Super Mario tre grandi passi per l’umanità.</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/category/bacheca/'>BACHECA</a> Tagged: <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/monti/'>. monti</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/berlsuconi/'>Berlsuconi</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/berlusconismo/'>berlusconismo</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/lega/'>lega</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/mario/'>mario</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/precari/'>precari</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/razzismo/'>razzismo</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilpuntog.wordpress.com/318/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilpuntog.wordpress.com/318/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilpuntog.wordpress.com/318/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilpuntog.wordpress.com/318/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilpuntog.wordpress.com/318/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilpuntog.wordpress.com/318/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilpuntog.wordpress.com/318/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilpuntog.wordpress.com/318/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilpuntog.wordpress.com/318/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilpuntog.wordpress.com/318/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilpuntog.wordpress.com/318/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilpuntog.wordpress.com/318/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilpuntog.wordpress.com/318/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilpuntog.wordpress.com/318/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=318&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Via Cascione, via Marrakesh, via Istanbul. di Geneviéve Alberti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 08:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Felice Cascione è stato un partigiano e medico comunista che morì dopo un conflitto a fuoco con i fascisti il 27 gennaio del 1944, per questo fu insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria. A lui si deve inoltre il testo della canzone Fischia il vento, uno dei più importanti inni del movimento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=314&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-size:medium;">Felice Cascione è stato un partigiano e medico comunista che morì dopo un conflitto a fuoco con i fascisti il 27 gennaio del 1944, per questo fu insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria. A lui si deve inoltre il testo della canzone </span><span style="font-size:medium;"><em>Fischia il vento, </em></span><span style="font-size:medium;">uno dei più importanti inni del movimento partigiano, la cui musica è quella della canzone russa </span><span style="font-size:medium;"><em>Katiusha. </em></span><span style="font-size:medium;">A questa figura molto legata al territorio fu dedicata la via centrale, il salotto buono, di Porto Maurizio. In seguito è stata ribattezzata Via Marrakech, e poi via Istanbul. </span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">La via è tagliata in due da una galleria e da via Martiri della Libertà che collega Porto Maurizio alcune frazioni dell’entroterra. La separazione, con gli anni, è diventata non solo fisica, territoriale, ma anche culturale, creando nel quartiere una vera e propria spaccatura. Agli inizi degli anni ‘90 la parte bassa di via Cascione è diventata meta di immigrati magrebini che si sono “impossessati” della zona. Questo fenomeno ha portato una sorta di impoverimento generale che ha avuto come conseguenza lampante la progressiva e inesorabile serrata di negozi “storici”, appartenenti a famiglie portorine da generazioni, come ad esempio la pasticceria Giudice, il negozio di alimentari Volponi, Lepre strumenti musicali, e ad un abbassamento dei prezzi di vendita degli esercizi commerciali. I media locali si sono più volte occupati di questo mutamento, raccogliendo l’allarme dei cittadini imperiesi, preoccupati di questo sempre più massiccio insediamento. Verso la metà degli anni’90 all’immigrazione maghrebina si è aggiunta una seconda ondata questa volta proveniente dalla Turchia. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Se è vero che alcuni negozi “storici” hanno chiuso i battenti è altrettanto vero che altri hanno aperto proprio sfruttando il ribasso dei prezzi di locazione, come raccontano la Signora Cinzia Di Grazia della Bottega equo solidale e la signora che da poco ha aperto la libreria che hanno potuto scegliere di spostare il proprio negozio proprio per il calo dei prezzi. La via si immette su piazza Mameli dove c’è la scuola elementare “Mameli” in cui è concentrato il più alto numero di figli di immigrati. Da via Cascione si diramano altre vie in cui sono presenti sia negozi gestiti da italiani, , sia negozi gestiti da stranieri. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Dopo questa prima mappatura comincio ad entrare nei negozi e a porre domande sul quartiere e su eventuali problemi di convivenza. Il primo esercizio che ho scelto è una panetteria, un tempo gestita da italiani e oggi invece rilevata da un ragazzo turco. Una volta dentro mi rendo subito conto che in vendita non c’è solo pane, ma molti generi con etichette in turco, dalle bibite ai prodotti in scatola. “Sono l’unico forno che fa pane turco, è molto richiesto.” Mi accoglie benissimo senza alcun tipo di diffidenza. “Il mio è un piccolo negozio perché qui accanto c’è il Conad. Faccio il pane, ma anche pizza (e me ne offre un pezzo), molti se lo fanno in casa, non mi conviene tenere molte cose perché il supermercato mi fa concorrenza”. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Proseguendo entro in un ufficio specializzato in pratiche per immigrati. Anche in questo caso sono accolta da un ragazzo giovane proveniente dalla Turchia. Si chiama Iacopo, ha italianizzato il suo nome e manda avanti lo </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>“Studio Eller”</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> :</span></span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Perché secondo te in questa zona c’è una così alta concentrazione di stranieri?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Non abitano qui, ma qui trovano i loro negozi </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Tu che tipo di pratiche fai per i tuoi connazionali?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Di tutti i tipi: dall’abbonamento al telefonino, al contratto di sky, l’assistenza sanitaria, permessi di soggiorno. Di me si fidano.</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ma se devi fare una pratica per la pensione, o il conteggio della busta paga li mandi ai sindacato o fai da intermediario?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Faccio tutto io. Loro si rivolgono a me e poi io penso a tutto.</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Dal tuo osservatorio privilegiato quale progetto hanno gli immigrati, è un trasferimento provvisorio, definitivo?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Quelli che vengono qua sono quelli che non si trovano bene e provano in Germania, Italia, Francia, quindi fanno un progetto a lunga scadenza. Io vengo dalla Turchia, sono arrivato all’età di 5 anni, facevo l’asilo, e voglio restare qua. Al mio paese non conosco più nessuno a parte i parenti. Mio padre vorrebbe tornare ma io no. I turchi, i vecchi vogliono ritornare. I giovani che sono cresciuti qua invece vogliono restare. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Che legame rimane col paese di origine? </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Nessuno si stacca, tranne gli albanesi, loro dimenticano l’Albania. I turchi sono legati, vogliono far studiare i figli, farli arrivare ad un livello più alto. Io aiuto molti studenti, abbiamo un’associazione culturale che serve a dare una mano a insegnare l’italiano in turco. C’è nella legge per essere ammessi in Italia un test di italiano, se non lo superi non puoi venire. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ma allora perché le donne spesso non parlano la lingua? </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Le donne giovani lo parlano bene, ma da anziano la situazione è più difficile. La maggior parte delle persone che sono venute qui provengono da paesini dove facevano i pastori e non hanno studiato. Se non studi è più difficile imparare una lingua straniera.</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Tu come ti senti, turco o italiano?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Mi sento turco ma con un carattere italiano. </span></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Sala da The</strong></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">La seconda tappa obbligata per capire la presenza della comunità turca in via Cascione è il Circolo. Per entrare, su consiglio del professor Pitto, mi faccio accompagnare da un mio amico, Giovanni Vassallo che oltre ad una grande passione per l’antropologia ha anche una laurea in materia e può aiutarmi a rompere il ghiaccio. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">La prima cosa che colpisce di questo ritrovo è la totale assenza di presenze femminili. Il locale è ampio, con una ventina di tavoli a cui sono seduti uomini di tutte le età che giocano a carte sorseggiando te. Sul fondo gracchia, inascoltata, una tv sintonizzata su un canale turco. Ci avviciniamo al bancone chiedendo del titolare. Dobbiamo attendere un po’, nel frattempo ci viene offerto un tè rosso. Qui non vengono serviti alcolici. Dopo circa venti minuti arriva il proprietario del locale che si siede accanto a noi e cominciamo l’intervista. Si chiama Hakan, ha 49 anni e vive a Imperia dal 1998.</span></span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Che tipo di locale è questo? </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">È un bar, frequentato da turchi. Non si servono alcolici. Tutti i tipi di bevande, anche qualcosa da mangiare, no il kebab. Ho aperto un anno fa e sono ancora poco fornito. Qui si gioca a carte, si scambiano informazioni, chi cerca casa, un lavoro. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Che tipo di orario fai? </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Dalle 7 del mattino, ma la clientela arriva più tardi, intorno alle 10, le 11 del mattino. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">E a che ora chiudi?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Dipende, dopo le 22, le 23. La gente viene qui dopo il lavoro. Passano il qui il tempo quando non lavorano. Vengono per ritrovarsi con gli altri connazionali, perché ci diamo una mano. Ci scambiamo informazioni, vengono qui anche per farsi aiutare, poi perché pagano poco. Stanno tanto tempo qui ma prendono solo un tè. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Vedo che giocano ai tavoli con le carte ma anche con delle tessere di legni, tipo Domino. Che gioco è? </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">È un gioco con delle piastrelle una specie di Scala 40 ma con queste piastrelle. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Qui c’è poco lavoro. Stanno andando via. Prima c’erano 1500 turchi, ora stanno andando via tutti ora ce ne sono 700. Vanno tutti in Francia. Fanno i frontalieri. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">In che settori lavorano? </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Nell’edilizia. Sono artigiani. Abitano fuori, nei paesi vicini. Veniamo tutti dagli stessi paesi, Tokat, Yogat, Sivas. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Tu quando sei arrivato? </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Nel 1998, ho lavorato come edile. Prima sono venuto solo io, poi ho chiamato la mia famiglia. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Avete un’associazione di riferimento?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Sì certo, raccogliamo anche denaro, se qualcuno muore qua raccogliamo i soldi per mandare la salma in Turchia così i genitori vedono che è veramente morto. Ma aiutiamo anche per i matrimoni. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Perché secondo te i turchi si fermano in via Cascione?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ci sono i negozi, si sono abituati a venire qua. Se hai bisogno vieni qui. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Senti ho notato che non c’è neanche una donna.</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Perché da noi non è come qua, da noi non vedrai mai una donna in un bar o una donna con un uomo. È così. Le donne stanno a casa, hanno i bambini. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ma tra loro dove si incontrano?</span></span></p>
</li>
</ul>
<ol>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Nelle case.</span></span></p>
</li>
</ol>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Vorrei capire a questo punto cosa pensano i commercianti imperiesi di questa parte della città e così vado alla panetteria italiana. Spiego alla signora le ragioni delle mie domande e lei dice che non niente in contrario all’apertura di negozi da parte di stranieri ma che non sarà mai possibile una vera integrazione a causa della chiusura di queste persone: </span></span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Stanno lì a ciondolare tutto il giorno, solo uomini, non fanno niente di male, se ne stanno lì e basta, non parlano con noi. Vivono come vivevamo noi una volta nei nostri paesini. Sono sempre sul marciapiedi. Una volta vivevano qua adesso si sono spostati nell’entroterra ma vengono qui a cercare i loro connazionali. Hanno tutti dei macchinoni, ma come faranno mantenerli…</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Vengono a comprare il pane nel suo negozio? O visto che è vicini alla scuola magari a comprare la merenda?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Gli italiani sì, i turchi no. Da me non vengono perché non si fidano, mangiano solo pane che sia stato toccato da mano musulmana.</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Cosa intende per “mano musulmana?”</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Noi nel pane mettiamo lo strutto e loro non lo mangiano, non faccio tutto il pane con lo strutto ma non si fidano. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Secondo lei c’è differenza tra la comunità marocchina e quella turca nel rapporto con i locali?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Eccome! I marocchini sono più aperti, i turchi no. Comunque è l’Islam che fa la differenza</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Con l’arrivo degli immigrati secondo lei è calata la clientela italiana?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Sì. Questa è una piccola città, i clienti italiani non vengono più sono diffidenti, tutto è cambiato nel giro di 5-6 anni. </span></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Accanto alla panetteria c’è una “kebabberia” Kebab “Pascià” gestita da un ragazzo turco. Entro e dopo avergli spiegato che sto facendo una ricerca per l’università accetta di parlare con me, sembra lusingato. Vende bevande non alcoliche tra cui </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><em>gamlica </em></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">una specie di sprite turca, e dolci tipici turchi e kebab. </span></span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Da quanto tempo hai questo negozio?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Da più di 10 anni, io appartengo ad una delle prime famiglie che sono venute a Imperia. Mio fratello è geometra al catasto, se studi poi ti integri. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Abiti in questa zona?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">No, a Caramagna</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Come mai secondo te via Cascione è meta della comunità turca?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Per abitudine penso, sono venuti prima da soli gli uomini e poi dopo essersi sistemati hanno chiamato la famiglia, non hanno comprato casa in Turchia. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Qui accanto c’è un circolo turco, tu lo frequenti?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">No io non vado mai, i miei amici sono tutti italiani, ho fatto qui tutte le scuole dalle elementari alle superiori. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Com’è cambiato il quartiere secondo te dopo l’arrivo degli immigrati</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Il quartiere è cambiato molto, rispetto a 10-15 anni, quando sono arrivato io, molti negozi di italiani hanno chiuso, ma altri ne sono stati aperti. Si sta creando un tessuto urbano diverso, c’è la macelleria, il Kebab, gli alimentari dove c&#8217;è il pane, al supermercato si trovano prodotti turchi perché c’è richiesta. Dovrebbero fare più cose però per l’integrazione. Qui ci sono troppi stranieri, io non parlo con gli stranieri, gli italiani dovrebbero parlare coi turchi, invece non ci parlano, dovrebbero fare dei progetti a scuola per i ragazzi.</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Le donne sembrano essere chiuse, parlano poco italiano </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Sono tutte casalinghe, hanno 3-4 figli, stanno a casa, il marito è l’unico che lavora, non è che sono chiuse ma hanno molto da fare.</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">E l’italiano? Se non imparano la lingua del posto in cui vivono saranno tagliate fuori sempre</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Vanno alla Boine che organizza corsi di italiano per stranieri, lì vanno. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">E come vivono il quartiere? Dove portano i bambini?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Io non seguo queste cose</span></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Questo ragazzo mostra segni di incoerenza, prima sostiene che la comunità turca non è chiusa, poi che sono gli italiani che dovrebbero parlare coi turchi ma lui per primo dice di frequentare solo italiani. Quando il discorso si sposta sulle donne si chiude a riccio. L’atteggiamento è cambiato. Alla fine della conversazione mi dice che non vuole apparire nella mia ricerca, né lui né il negozio e di cancellare tutto, cosa che gli assicuro. Me ne vado con la sensazione che siano state le domande sulle donne a fargli fare retro marcia Inoltre ha insistito parecchio sulle sue frequentazioni italiane dimostrando di essere un misto di orgoglio e rinnegamento. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Circolo Arci Handala </strong></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">A pochi passi da questo bar c’è il circolo ARCI “Handala”, inaugurato da pochi mesi. L’idea di aprire questo spazio è del dottor Kahled Rawash, medico di origine palestinese, ha lo studio in via Cascione e molti dei suoi pazienti sono immigrati. Ma è anche medico del carcere di Imperia. È in Italia da oltre vent’anni. I fondatori del circolo Handala sono 3 palestinesi, 3 tunisini, e 2 marocchini. Il circolo organizza cene marocchine, tunisine, palestinesi ma anche italiane. Vengono presentate rassegne di film, mostre fotografiche. Ma ci sono anche iniziative più specificamente politiche, di sostegno e sensibilizzazione sulla causa palestinese. Vengono organizzate raccolte fondi per la “Freedom Flottilla” e dibattiti, incontri. L’intenzione però è anche quella di organizzare corsi di recupero per bambini stranieri, serate di confronto tra donne, concerti e tutto quanto possa favorire una maggior conoscenza e integrazione. </span></span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Come ma secondo te proprio in via Cascione si è concentrata una percentuale così alta di immigrati?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ma non c’era un disegno preciso. Le cose si sono trascinate via via, qui sono cresciute le opportunità per gli immigrati e poi una cosa ne ha prodotta un’altra, negli anni. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ci sono negozi, circoli ci sono secondo te reti informali che non si vedono legate al lavoro? </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Sì, ma sempre dentro un circuito, una bacheca per gli annunci in un negozio, è una rete dentro una rete. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">E lavoro?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Sì tra di loro, non c’è un vero e proprio caporalato organizzato, in altre zone sì, non in via Cascione, il centro del caporalato è Oneglia, e i caporali sono italiani non turchi o maghrebini. C’è sempre uno che raccoglie la manovalanza che di solito è straniero e poi uno che contratta il prezzo. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Come sono stati i flussi migratori?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Su selezione. L’immigrazione è preordinata. Per capirli devi sapere da dove arrivano. Per esempio tunisini e turchi vengono da due zone. I tunisini sono a bassa scolarità e vengono dal sud della Tunisia, i turchi da zone fortemente religiose, le famiglie sono molto chiuse, in altre zone magari sono più laici. Quelli di qui provengono tutti da una zona ad ovest di Ankara dove sono religiosi e conservatori. Fanno feste tra di loro, lavorano tra loro, e sono tutti parenti tra di loro. Hanno portato le loro donne, c’è infatti anche una netta separazione tra uomini e donne, ma non tutti i turchi sono così. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Si sposano qua o in Turchia?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">I matrimoni possono anche svolgersi qua ma alcuni sono combinati. Se non trovano da sposarsi qui vanno al loro paese e trovano là. Nella cultura turca islamica è la madre che combina tutto. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">C’è integrazione per esempio tra la comunità turca e quella maghrebina?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">È un’integrazione di convenienza. Non ci sono conflitti ma non c’è neanche una costruzione di progetti comuni. Per esempio qui nel circolo Handala ci sono solo 3 turchi. I marocchini e tunisini sono tutti conservatori e qui non vengono perché si consumano alcolici. Il vino non è esposto come vedi, ma sanno che c’è. Noi siamo laici e per questo c’è un forte boicottaggio nei nostri confronti. La prima cosa che chiedono è se c’è vino e appena lo vedono se ne vanno, magari alla pizzeria accanto. Sono tutti dei conservatori. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Roberto Hamza Piccardo </span></span><sup><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><a name="sdfootnote1anc" href="http://ilpuntog.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a></span></span></sup><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> è venuto all’inaugurazione?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Sì ma poi però non incoraggia. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Perché avete scelto proprio via Cascione per aprire il circolo Arci? </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Per la forte presenza di immigrati. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Chi sono stati i primi a venire?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">I marocchini. Poi gli albanesi i tunisini e per ultimi i turchi. Molti turchi stanno ritornando in patria perché la situazione economica sta migliorando. La stessa situazione si riproduce in carcere, c’è specializzazione del reato a seconda della nazionalità, per esempio gli albanesi sono dentro per sfruttamento della prostituzione, i tunisini per droga, gli algerini per violenza fisica, i rumeni per le rapine e i turchi per i permessi di soggiorno. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Via Cascione dagli imperiesi è stata ribattezzata via Marrakech prima e via Istanbul dopo.</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Sì però vengono anche loro qui perché nei negozi si risparmia, vengono a comprare i vestiti dai cinesi. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">E la scuola elementare qui accanto?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ci sono tantissimi figli di immigrati, è l’unica scuola a tempo pieno di Porto Maurizio, però molti tunisini e marocchini pur di dare un’educazione più religiosa ai figli li mandano dalle suore, inoltre le madri lavorano tutto il giorno e dalle suore l0orario è più ampio. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">esistono famiglie in cui, a causa della crisi, lavora solo la moglie?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Sì esistono tragiche dinamiche familiari. In questo ultimo anno sta succedendo molto. Le donne lavorano in nero come colf o badanti e gli uomini sono disoccupati, le donne devono lavorare di più e danno maggior disponibilità di orario. Il dottor Kahled Rawash ha un osservatorio privilegiato per poter capire quali sono le dinamiche e si è rivelato un informatore attendibile e disponibile. </span></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Kahled mi consiglia inoltre di andare da Said, il primo ragazzo marocchino ad aver aperto un negozio da queste parti. Entro in macelleria e mi sento subito a casa perché dietro il banco, insieme a Said, c’è un altro Said che conosco bene perché lavora alla Fillea-Cgil. è gioviale, simpatico. Una persona che ti mette subito a tuo agio e infatti appena entrata mi offre subito un delizioso the alla menta.</span></span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ciao Said, anzi Salam Malecom</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Malecom Salam</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Senti Said quando hai aperto il negozio?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Prima ho aperto un Phone Center e Bazar Agadir, sono stato il primo, poi con l’avvento dei telefonini ho dovuto cambiare genere. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ma sono arrivati prima i turchi o i marocchini??</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">(Said ride di gusto!!) ma che dici? Prima i marocchini, ai primi anni 90, 92,93 e si chiamava via Marrakech, poi dopo 5 6 anni sono arrivati i turchi! </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">C’è una moschea?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Non c’è un regolamento che autorizzi l’apertura di una Moschea, apri come centro culturale. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ma è la stessa per turchi e arabi?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">No. i turchi hanno un loro centro in via Carducci bassa, vicino alla vetreria, noi a Oneglia, vicino agli ex vigili del fuoco. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ma senti spiegami questa storia del pane che dev’essere maneggiato solo da mano musulmana</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ma che mano musulmana e mano musulmana, chi te l’ha detto?? Non ci deve essere strutto, poi chi lo maneggia è lo stesso! Possiamo comprarlo dovunque. Ma i turchi comunque non hanno questi problemi. I turchi son peggio dei calabresi, ma questo non lo scrivere!</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Perché via Cascione secondo te? Ma Imperia era un centro di passaggio verso la Francia, se venivano respinti si stabilivano qua. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Tu sei stato il primo negozio di alimentari a Imperia</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Esatto. La prima macelleria Halal</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Halal vuol dire corretto?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Corretta la macellazione dell’animale. </span></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Scuola elementare</strong></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Fulcro del quartiere è la scuola. L’unica a tempo pieno di Porto Maurizio. Parlo con la vice direttrice per chiedere l’autorizzazione ad intervistare i bambini di una quinta in cui il numero di bambini stranieri supera quello degli italiani. Non è stato possibile parlare con la direttrice che più volte contattata non ha mai richiamato. Al contrario la vice direttrice si è dimostrata più disponibile e dopo aver chiesto garanzie sull&#8217;anonimato degli alunni mi ha dato l&#8217;autorizzazione ad entrare in classe. Contatto quindi la signora Teresa Bogliorio, insegnante in quinta di matematica e religione, o meglio religioni che si dimostra molto disponibile e collaborativa. La sua è una classe molto particolare in quanto su un totale di 24 alunni, 14 sono figli di immigrati tutti di diverse nazionalità. Mi racconta che trovandosi in prima elementare, 5 anni fa, con bambini di diverse religione e qualche ateo ha ritenuto opportuno fare un discorso più ampio sulle religioni, che portasse i bambini a conoscere anche esperienze diverse, mirando alla conoscenza reciproca e all’integrazione e non alla separazione. Quando ha iniziato la prima elementare la maggior parte dei suoi alunni non parlava italiano ed è stato molto difficile comunicare sia con i ragazzi che con le famiglie. La scuola non ha fornito nessun tipo di supporto, né ha integrato con una formazione ad hoc per gli insegnanti. “L’impatto è stato molto duro – dice la maestra – soprattutto perché arrivavano tutti per la prima volta, pochi erano andati all’asilo, Singe è stata fondamentale per le traduzioni, non sapeva ancora scrivere ma sapeva parlare e faceva lei le comunicazioni alle famiglie. I problemi più grossi sono stati con la comunità turca. Molto meno con gli arabi, perché i bambini già parlavano un po’ di italiano. Dorian la prima settimana scalciava perché voleva andare via ma ha imparato subito a parlare italiano perché gli albanesi fanno presto . Molto dipende dalla struttura grammaticale della lingua di origine. Oltre alla lingua un altro problema è stato quello del cibo. In mensa c’era il prosciutto bisognava stare attenti ma i bambini sono tanti. I turchi mangiano diverso da noi, adesso qualcuno comincia ad assaggiare e a provare qualcosa di italiano, qualcuno in quarta ha assaggiato i piselli e gli veniva da vomitare. È stata dura. Aggiungi che in questa classe, come se non bastasse, ci sono anche tre handicappati. Ci siamo un po’ arrangiati, per esempio il bidello parla spagnolo e così abbiamo potuto comunicare con il bambino peruviano. </span></span></p>
<ul>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Avete avuto aiuti esterni?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Aiuti esterni pari a zero, 3 ore di sostegno su 40. 4 ore di compresenza non le hanno ancora tolte del tutto, così possiamo fare dei gruppi di livello cioè recupero e approfondimento a seconda delle esigenze degli alunni. </span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ma i mediatori culturali?</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ci sono solo da pochi anni, qui abbiamo bambini di lingua turca, araba, albanese, filippina e spagnola. Viene il mediatore culturale a fa un po’ di recupero di italiano. Ma soprattutto per parlare ci genitori.</span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Ma il progetto del libro? </strong></span></span></p>
</li>
<li>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Tutto sulla carta, molto bello, poi però senza finanziamenti non si va da nessuna parte.</span></span></p>
</li>
</ul>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">I bambini sono seduti nel banco e comincio a far loro delle domande. All&#8217;inizio sono un po&#8217; intimiditi e allora cerco di rompere il ghiaccio con l&#8217;aiuto della maestra Teresa che li conosce e li sprona. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Jasmine</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">: sono venuta in Italia all’età di 4 anni, sono turca. Ho tanti amici sia turchi che italiani e arabi. Quando sono arrivata i miei amici turchi mi prendevano in giro, perché non sapevo scrivere, leggere e parlare italiano. All’inizio non parlavo e la maestra Paola mi faceva il linguaggio dei segni, anche la maestra Teresa mi aiutava. Non sapevo parlare ora sì. Parlo con tutti, mi sento parte dei gruppi e anche se di religione diversa siamo tutti amici. Abito da queste parti, in via Mazzini, dopo la scuola vado in piazza Roma se c’è mio padre se invece c’è mia madre vado a casa perché lei deve cucinare. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Andrea:</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> vengo dall’Albania, abito in via Cascione e sono nato qui. Ho fatto un anno di materna prima di cominciare le elementari e quindi parlavo già italiano. In casa si parla italiano ma io parlo anche un po’ di albanese. Dopo la scuola faccio atletica ciclismo, se non ho allenamenti vado in Piazza Roma a giocare coi miei amici, turchi albanesi, italiani.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Lutfullah: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">sono turco, quando sono entrato qui la prima volta piangevo, dopo qualche giorno mio papà mi ha dato una sveglia e quando suonava era or di andare a casa, questo mi tranquillizzava molto. Per tutta la prima sono stato zitto, poi ho iniziato a parlare coi amici, cercavo di inserirmi, certi li conoscevo dalla materna. Non sono mai stato preso in giro fuorché sul pulmino da un ragazzo di quinta, italiano. Più passava il tempo più riuscivo a parlare e a fari degli amici. Stavo sempre nello stesso banco s mi cambiavano piangevo. Sul pulmino sono diventato amico di Simone. In casa parliamo turco. Giuoco ai giardini e aiuto mia madre, quando cucina faccio giocare mia sorella più piccola e quando lavora faccio ilo baby sitter. La mia religione è musulmana. Prima non studiavo perché perché avevo più difficoltà ma in quinta ho giurato che avrei fatto meglio e ci sono riuscito.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Simge: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">sono nata qua ma i miei vengono dalla Turchia, il primo giorno di scuola cercavo di inserirmi ma mi prendevano in giro, ora non più. A casa si parla “mischiato”, ho scritto una lettera a mia madre ho iniziato in italiano e ho finito in turco. Penso un po’ in turco e un po’ in italiano. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Miumir: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">sono arrivato dal Perù a gennaio di quest’anno, me la cavo bene. all’inizio mi prendevano in giro, non mi lasciavano giocare con il game boy. Adesso va meglio, gioco nell’Imperia, sono un difensore. Abito in via Cascione. Il Perù non mi manca. È un paese noioso, fa troppo caldo e ci sono molti ladri che vanno in giro con la pistola e ti minacciano col coltello. Mio cugino è stato accoltellato. Ci sono le bande. Qui le bande non ci sono, si sta tranquilli. Abitavo a Lima che è una grande città. qui vivo con mio papà mia mamma e mia nonna, la mia cuginetta e mio zio. Appena arrivato non parlavo, ho cominciato con Dorian e Mohamed. Da grane voglio fare il calciatore. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Azequl: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Io vengo dal Bangladesh, sono qui da sei anni con mio papà, mia mamma, la mia sorellina e mio zio. Non mi ricordo di aver avuto delle difficoltà. So anche un po’ di inglese, in prima passavo dal bengalese all’inglese e dopo all’italiano. Per me l’italiano è una lingua vuota che non ha significato. L’analisi logica non ha alcun senso. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Giorgia: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">sono italiana. Abito al Parasio. Quando sono arrivata ero spaventata perché c’era tutta gente nuova. Ma poi ho conosciuto gli altri ed è passata. Tutti che parlavano una lingua diversa. La prima persona con cui ho fatto amicizia è stata Fatima che parlava benissimo italiano. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Janine: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Io vengo dalle Filippine, sono andata ai campionati regionali di inglese. In casa si parla italiano e filippino, che deriva un po’ dallo spagnolo. Sono qui da 4 anni, sono nata qui, poi sono andata nelle Filippine da mia nonna mentre mia madre era in Italia, poi mi ha riportato qui. Mi mancava tantissimo ma ogni estate veniva a trovarmi. Ora siamo tutti insieme. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Asma: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Io sono tunisina, son o arrivata in Italia nel 2006. Prima abitavo a Pieve di Teco, avevo 5 anni, non sono andata alla materna. Parlo bene l0italiano, in casa si parla arabo, io parlo anche francese. Mia mamma sta aspettando il quinto figlio e le do una mano in casa. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Mohamed: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ho fatto un po’ Italia Tunisia, Tunisia Italia, ora sto definitivamente in Italia. Non mi ricordo l’inizio delle elementari. A casa parliamo solo arabo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Satì: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Sono turca. L’anno scorso ero a Pietrabruna, per me venire qui è stato uno shock. Quando sono arrivata mi hanno accolta tutti bene. in Turchia facevo terza ma qui ho dovuto ricominciare dalla seconda. In quarta ho imparato di più, mi diverto, ho molti più amici rispetto a Pietrabruna, dove mi prendevano in giro, tutti sia i turchi che gli italiani. In casa parlo italiano con mio fratello e turco coi mie genitori, mia madre non parla italiano per la spesa si fa aiutare da me o da mio papà. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Fatima: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Marocco. Ho fatto sei mesi di scuola materna, ho parlato italiano da subito, mio padre ha studiato italiano. Sono qui da sei anni, so anche un po’ di francese. Mia mamma parla italiano. Andiamo in Marocco tutte le estati. E di inverno ci parliamo col computer che serve a stare tutti più vicini, chi ce l’ha. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Dorian: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">albanese. Sono arrivato che avevo tre anni poi sono tornato in Albania perché è morta la nonna e dopo 3 anni sono ritornato in Italia. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Marta: </strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">mia mamma è tedesca, mio papà italiano. Parlo italiano con papà, e un po’ di tedesco con mia mamma. Sono nata qui, cresciuta qui, mia mamma mi parla in tedesco io le rispondo in italiano. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Ai bambini era stato chiesto di scrivere i propri pensieri sulla religione perché la maestra Teresa ha parlato spesso di tutte le religioni, non si è limitata a quella cattolica. Di volta in volta quando è stato possibile ha invitato sia esponenti di religione musulmana che di religione cattolica affinché, attraverso la conoscenza reciproca e delle tradizioni di appartenenza , ci fosse più consapevolezza, meno paura e fosse costruttivo il confronto. I ragazzi si sono dimostrati molto interessati. A questo tipo di incontri aperti hanno sempre partecipato anche bambini di famiglie tradizionalmente laiche, che avevano all’inizio optato per l’esonero dalla materia. Tutti hanno trovato interessante gli incontri con Don Paolo e con la signora Abdallah. “Ho imparato come si dice Dio in altre le lingue”, ha scritto Dorian, di padre cristiano e madre musulmana. Giorgia che dice di non credere in niente dice che è stata tutta una scoperta, “una cosa completamente nuova, un modo per conoscere meglio le persone”. Giorgia Rachel di origini scozzesi italiane e africane (madre scozzese, padre africano) scrive di essersi sentita arricchita e che molte religioni hanno molti punti in comune e aggiunge che ora alle medie vorrà approfondire anche le altre religioni, e che nella sua classe “ci sono musulmani, cristiano e atei ma siamo sempre andati tutti d’accordo perché siamo figli dello stesso Dio.” Josemin che è turca scrive che le ore di religione fatte in classe le sono servite da stimolo per parlarne in famiglia. “Nessuno ha litigato, nessuno ha detto che la sua religione è la più giusta.” Il dato comune che emerge in tutti gli scritti dei bambini è che hanno trovato molto utile questo confronto tra religioni, per capirsi reciprocamente. A molti è servito da stimolo per parlarne con le famiglie. Allego alla ricerca gli scritti che i bambini hanno prodotto per l’occasione. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Circolo Ditib</strong></span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Grazie a Medine, una mia amica turca che studia Giurisprudenza al Polo di Imperia, riesco ad entrare nel </span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"><strong>Circolo Ditib</strong></span></span><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;"> di via Carducci, un&#8217;associazione cultural-religiosa dove si incontrano le donne della comunità turca. Le ho spiegato le ragioni della mia ricerca e lei mi ha invitato a partecipare ad uno dei loro incontri un sabato pomeriggio. Il circolo è sempre aperto. Ci sono giornate per gli uomini e giornate per le donne. Appena entro mi tolgo le scarpe, sono accolta molto bene. Ci sono donne di tutte le età e bambini. Il pavimento è ricoperto di tappeti , appoggiato alla parete di fondo c’è un grande tavolo dove vengono esposti oggetti e abbigliamento che sono in vendita. Il ricavato, mi spiega Medine, servirà a costruire un centro culturale più grande. “Ma non scrivere Moschea perché della costruzione di una mosche non ne vogliono sentir parlare” mi suggerisce una ragazza. Il centro culturale che ora è una Onlus ha l’appoggio del governo turco, ospiterà non solo il centro culturale e la Moschea ma anche la casa per l’Imam che, scelto dal governo, viene inviato qui con la sua famiglia. L’affitto della sua casa è pagata dallo Stato. Il governo turco inoltre attraverso l’ambasciata e il consolato ha dato un contributo economico per l’acquisto del terreno su cui sorgerà la Moschea. L’associazione Ditib non c’è solo a Imperia ma in tutta Europa. In questa associazione le donne si ritrovano, si aiutano, leggono il Corano in arabo. Non si ritengono una comunità chiusa, attribuiscono agli italiani la responsabilità di vedersi così. Medine mi spiega che vengono tutte dalla stessa zona della Tirchia, soprattutto da tre paesi. Tokat, Yogat, Siuas, dalla campagna. Kubra, una ragazza di 17 anni mi dice che frequenta l’istituto per il commercio, e che poi andrà all’università. Mantiene i contatti con la Turchia attraverso i parenti e guardando la tv turca, e leggendo i giornali turchi, dice che il suo paese le manca. Ha buoni rapporti con le ragazze italiane ma dipende sempre dalle persone. Chiedo a Medine se ci sono matrimoni misti tra italiani e turche e lei mi dice che non è mai successo. “Sono venuta qui a 9 anni, ho fatto fino alla terza elementare in Turchia, non studiavo, sono diventata brava a scuola qua in Italia. Qua della comunità turca ci conosciamo tutti perché veniamo tutti dagli stessi paesi. C’è rigore, c’è controllo. Una ragazza per uscire deve avere un motivo. Non dipende dalla religione ma dalla famiglia&#8221;.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family:Times New Roman, serif;"><span style="font-size:medium;">Mi avvicino al bancone per vedere cosa c’è in vendita e mi offro di comprare un Hijiab per sostenere l’associazione. Chiedo alle ragazze di aiutarmi a metterlo. Mi spiegano che si mette in modo diverso rispetto alle donne arabe. Non si chiama Hijiab ma Turban o in modo più generico “basortusu”, copricapo. Le donne arabe lasciano scoperta la gola, e raccolgono i capelli, in Turchia invece il Turban è doppio e copre sia la testa che la gola. Dopo una rapida scelta per trovare Il Turban che meglio si adatti al mio abbigliamento e qualche commento da una parte di una signora che critica le giovani perché non sanno abbinare i colori, mi lascio “velare” dalle mani esperte di Medine. Ha optato per due Turban, uno dalle tonalità sul rosso e un altro dalle tonalità violacee. Affinché non scivoli mi coprono la testa con una specie di cuffietta rossa, il tutto è tenuto insieme con degli spilli. Il primo Turban nasconde i capelli e il secondo copre il collo e arriva alle spalle. Sono pronta per la foto. Raduno tutte le ragazze sul fondo della sala e ci mettiamo in posa. Sembrano molto divertite dal mio nuovo abbigliamento alla turca. A me sembra di morire di caldo e provo quasi un senso di soffocamento, ma dopo un po’ mi adatto. Non mi sento più diversa. Tutte le donne sono coperte, non le bambine, tranne una che ha 9 anni e porta il velo. Chiedo come mai. E Medine mi risponde che se non glielo metti presto poi non se lo mettono più. Ci sediamo per terra e chiedo oltre a questa associazione se ci sono altri posti dove le donne si vedono e se le loro attività sono legate solo alla religione. “Ci vediamo a volte in casa di altre donne, sempre tra noi ma a volte andiamo da una signora che legge i fondi del caffè. Ma non è una pratica che la religione accetti. Il futuro non si deve conoscere”. Chiedo a Medine se la signora leggendo i fondi “ci azzecca” e lei maliziosamente mi risponde di sì. Guarda con occhi complici una sua coetanea e ammette che le era stato detto che avrebbe incontrato un amore il cui nome iniziava per “elle” e così è stato. Alcune ragazze escono perché vanno a prendere da mangiare. A breve arriverà la moglie dell’Imam e leggeranno il Corano, poi si potrà mangiare qualcosa. Dopo circa venti minuti arriva una signora, a dire il vero sembra molto giovaneb e non parla una parola di italiano. Inisieme a lei c&#8217;è un bambino di 18 mesi, è suo figlio. Su una grande tovaglia di carta posta per terra vengono messi contenitori di cibo. Mi spiegano che il pane è fatto in casa, molti si fanno il pane in casa. La moglie dell’Imam comincia a leggere il Corano. È una lettura molto ispirata, quasi cantata. Le altre ascoltano in silenzio, molto interessate. Alla fine del canto chiedo la traduzione di quanto abbiamo appena ascoltato. La moglie dell’Imam, avvalendosi di Medine come traduttrice, mi mostra la pagina del Corano con testo turco a fronte e mi dice di aver letto un passo che parla di commercio, e del valore dell’onestà nel commercio. Poi mi spiega che il Corano è un libro che parla di tutto, dà indicazioni su tutto, non è solo un libro spirituale. Di solito dopo aver letto un passo del Corano ne discutono tra di loro, domenica scorsa l’argomento era il matrimonio. Finita la discussione ci accomodiamo per mangiare. Oggi c’è il BULGAR PILAV, chiedo la ricetta a una ragazza che non parla italiano e ancora una volta Medine traduce per me. Si deve far bollire il pollo con acqua e sale per ricavarne un brodo, poi a parte, si soffriggono le verdure e si aggiunge un bicchiere di BURGHUL, con due bicchieri di brodo di pollo. Chiedo cos’è il BURGHUL e mi dicono che è una specie di riso. Deve riposare per circa venti minuti e poi si può servire con l’aggiunta della carne di pollo precedentemente bollita. Mentre mangiamo chiacchieriamo, la moglie dell’Imam mi chiede se sono religiosa. Le dico di no che simpatizzo per i buddisti ma che non posso definirmi una persona religiosa perché da piccola i miei genitori non mi hanno trasmesso questi valori. Sembra perplessa e incuriosita. È il momento per me di andare. Tutte le ragazze mi dicono che posso andare quando voglio. Allora dico che voglio uscire per strada con il velo e vedere come reagisce mio marito quando mi vede. divertite da questa idea decidono di accompagnarmi fuori. Così esco quasi completamente “turchizzata”, mio marito mi aspetta fuori, appoggiato alla Panda. Io passo, circondata dalle ragazze e incredibile a dirsi … mio marito non mi riconosce. Le ragazze sono molto rallegrate da questa reazione. Ci salutiamo con grandi abbracci e promesse di rivederci. </span></span></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"> Un italiano che si è convertito alla religione islamica, diventando Imam e presidente nazionale dell’UCCOI</p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"> </p>
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			<media:title type="html">Geneviève Alberti</media:title>
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		<title>Violenze nel Sudan di Susanna Bernoldi</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 12:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Staff</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[aifo]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[indifferenza]]></category>
		<category><![CDATA[petizione]]></category>
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		<category><![CDATA[susanna bernoldi]]></category>
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		<description><![CDATA[ La mia amica Susi dell&#8217;Aifo mi invia questo appello, pregandomi di farlo girare e di sottoscrivere la petizione sul sito http://www.avaaz.org/it/sudan_enough_is_enough/?vl   VI CHIEDO DI SOTTOSCRIVERE QUESTO APPELLO   “ Da anni vado in sud Sudan e sono stata sui monti Nuba, sempre nelle missioni comboniane e quello che e&#8217; qui scritto e&#8217; incredibilmente e vergognosamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=307&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <span style="font-size:medium;"><strong>La mia amica Susi dell&#8217;Aifo mi invia questo appello, pregandomi di farlo girare e di sottoscrivere la petizione sul sito </strong></span></p>
<p align="center"><span style="font-size:medium;"><strong><a href="http://www.avaaz.org/it/sudan_enough_is_enough/?vl">http://www.avaaz.org/it/sudan_enough_is_enough/?vl</a> </strong></span></p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>VI CHIEDO DI SOTTOSCRIVERE QUESTO APPELLO</strong></span></p>
<p>  “ <span style="font-size:medium;"><em>Da anni vado in sud Sudan e sono stata sui monti Nuba, sempre nelle missioni comboniane e quello che e&#8217; qui scritto e&#8217; incredibilmente e vergognosamente la verità!</em></span></p>
<p> <span style="font-size:medium;"><em>Ho incontrato quella gente e ascoltato da loro e dai missionari comboniani le violenze spaventose di cui sono stati vittima per 30-40 anni i sud sudanesi. . la violenza si era spostata in darfur e ora ricomincia in questa terra fertile colpevole della sua ricchezza</em></span></p>
<p> <span style="font-size:medium;"><em>Padre Kzito, mons. Mazzolari quante volte hanno volato fino ai villaggi per portare un minimo di aiuto e conforto, riuscendo a sottrarsi agli attacchi dei bombardieri che partivano da Kartum! </em></span></p>
<p><span style="font-size:medium;"><em>quanti missionari hanno perso la vita perché &#8216;non li hanno abbandonati, quanti civili innocenti devono ancora morire e in modi orribili prima che i governi dei paesi &#8220;civili&#8221; si muovano?<span style="font-size:x-large;">”</span></em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><span style="font-size:medium;"><strong>NON SE NE PUO&#8217; PIU&#8217; DEL NOSTRO SILENZIO!</strong></span></p>
<p> <span style="font-size:medium;">Susanna </span><span style="font-size:medium;">Aifo Imperia</span></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"> </p>
<br />Filed under: <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/category/uncategorized/'>Uncategorized</a> Tagged: <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/aifo/'>aifo</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/appello/'>appello</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/indifferenza/'>indifferenza</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/petizione/'>petizione</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/sudan/'>sudan</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/susanna-bernoldi/'>susanna bernoldi</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/violenza/'>violenza</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilpuntog.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilpuntog.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilpuntog.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilpuntog.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilpuntog.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilpuntog.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilpuntog.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilpuntog.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilpuntog.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilpuntog.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilpuntog.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilpuntog.wordpress.com/307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilpuntog.wordpress.com/307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilpuntog.wordpress.com/307/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=307&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>S-torture di Stato intervista a renato donati                      di geneviève alberti</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:21:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[                                                                                                                                                                                             cal. cuneo    50 gradi                                                  “S-torture di Stato” è l’ultimo monologo,  portato in scena venerdì scorso da Renato Donati all’Arci Camalli di Oneglia. Ripercorre con lucidità e indignazione gli ultimi 60 anni di storia italiana. Portella della Ginestra, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, il treno Italicus, Ustica, la stazione di Bologna,  fino ai casi più recenti,  [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=304&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">                                                                                                                                                                                             cal. cuneo    50 gradi                                               </p>
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<p align="center"><em>“S-torture di Stato”</em> è l’ultimo monologo,  portato in scena venerdì scorso da Renato Donati all’Arci Camalli di Oneglia. Ripercorre con lucidità e indignazione gli ultimi 60 anni di storia italiana. Portella della Ginestra, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, il treno Italicus, Ustica, la stazione di Bologna,  fino ai casi più recenti,  il G8 di Genova, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, è il lungo elenco dei  “misteri” italiani che ha caratterizzato la storia del nostro paese dal dopo guerra ad oggi. Solo in scena per un’ora Donati si scaglia contro quello Stato che non riesce, o non vuole, far luce su quell’intreccio di misteri, servizi segreti deviati, mafia politica e terrorismo, definendo “marcia” e inefficace una democrazia che a distanza di più di mezzo secolo ancora non ha colpevoli da condannare. Verità, giustizia, strage, tortura, sono parole che si rincorrono, riempiendosi ogni volta di nuovi significati.  “La parola tortura – dice Donati – ha su di noi richiami medievali ma se andiamo a scorrere i giornali  dell’81 scopriamo che durante la liberazione del generale Dozier, rapito dalle BR, la polizia fece un largo uso di questa pratica aberrante.” Giunto al secondo monologo, il precedente ricostruiva le vicende del partigiano piemontese Dante Di Nanni, Renato Donati  scrive monologhi sempre ben documentati,  quasi lezioni di storia contemporanea, come procedi? “Ho molti libri di storia, sono un appassionato, e poi sono discorsi che sentivo da bambino, avevo 11 anni ma mi ricordo perfettamente tutto, perché in casa se ne parlava. La politica era il pane quotidiano, certe cose ti rimangono, ” Perché hai scelto questo argomento? Volevo fare uno spettacolo sui termini “che vengono usati tipo “extracomunitario”, zingarella, “strategia della tensione”, Parole che non identificano nessuno, non significano niente, ma entrano nella testa della gente, e poi tutte queste stragi impunite, senza colpevoli, mi son chiesto come mai? Allora ho pensato di raccontarle queste cose ma solo attraverso input perché lo spettacolo dovrebbe durare giorni se affronti per esempio tutti gli iter giudiziari, che nei decenni si sono susseguiti. Da Portella della Ginestra sono passati 47 anni e ancora non c’è un colpevole.</p>
<p>I tuoi monologhi posso essere inseriti secondo te nel filone del teatro di narrazione?</p>
<p>Sì e no. Paolini, Baliani, Celestini affrontano un argomento per volta. Io tocco più punti. È una mia scelta. Su Dante Di Nanni volevo far conoscere questo personaggio in Liguria.</p>
<p>Dai alla parola “strage” un significato molto più ampio, includi i morti sul lavoro, i suicidi, i morti sulle strade …</p>
<p>“Ma anche sul respingimento degli immigrati, i morti sul lavoro, non se ne parla, anche questa è una battaglia che va fatta, come l’antirazzismo. I suicidi, siamo a 8 suicidi al giorno. Cosa sono tutti pazzi? O è gente che non ce la fa a vivere magari per le condizioni economiche.</p>
<p>Tortura?</p>
<p>Oltre alle torture fisiche del G8, o al brigatista torturato dai poliziotti mi vengono in mente tutte le torture psicologiche a cui le famiglie delle vittime sono state sottoposte negli anni durante i processi.</p>
<p>Uno degli argomenti che tocchi in questo monologo è il G8 di Genova, una ferita sempre aperta?</p>
<p>È una ferita che fa ancora male. Certi libri sil G8 non riesco ancora a leggerli. Sto male.</p>
<p>Chiudi con le donne di Plaza  De Mayo che scendono in piazza ,  l’Italia è dunque come l’Argentina?</p>
<p>No. Non penso che sia come l’ Argentina, ma lì c’è stata una risposta popolare, le persone non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia.</p>
<p>Adesso su cosa stai lavorando?</p>
<p>Adesso mi sto documentando sulla figura di Jona Obersky, dal romanzo <em>Jona che</em> <em>visse nella balena</em>, che diventò uno scienziato e sulla figura di un partigiano, Roberto di Ferro, morto a 14 anni. Spielberg dice che uccidendo una persona si commette un genocidio perché non sai quella persona che cosa avrebbe fatto, magari scopriva la cura per il cancro. Ma per ora mi sto solo documentando, attraverso  fonti orali, libri sulla resistenza, faccio dei riscontri e poi scrivo.</p>
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		<title>L&#8217;Italia peggiore                                          di Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 20:51:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’estate mi ha colta di sorpresa quest’anno. Di solito conto le ore per andare al mare e finisco ad intirizzirmi sullo scoglio a leggere e ad abbronzarmi. Non quest’anno. Non so perché. Qualcuno ha azzardato un stai invecchiando. E forse sarà. Ancora mi arrabatto con lavori meno che precari, sono al tirocinio e ho più [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=299&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’estate mi ha colta di sorpresa quest’anno. Di solito conto le ore per andare al mare e finisco ad intirizzirmi sullo scoglio a leggere e ad abbronzarmi. Non quest’anno. Non so perché. Qualcuno ha azzardato un stai invecchiando. E forse sarà. Ancora mi arrabatto con lavori meno che precari, sono al tirocinio e ho più anni di tutti in quell’ufficio , direttore compreso. Sono l’eterna ragazzina che chiede i soldi per le sigarette a mio figlio. Mio figlio li chiede direttamente alla nonna e si fa prima. Se i precari sono l’italia peggiore io sono ancora sotto all’italia peggiore. Per definire gente come nemmeno un mezzo ministro come brunetta si spreca. Se guardo il mio c.v. e lo guardo sempre mal volentieri perché mi sembra la lista deio fallimento, mi  rendo conto che negli ultimi… 5 anni ho cambiato svariati lavori, durata massima 3 mesi, e quando ottengo un contratto così lungo poi scalpito perché mi sembra che non finisca mai, che continuando così arrivo alla pensione. Per fortuna son casi rari. Negli ultimi 5 anni ho fatto: l’operaia in una fabbrica on contratto da interinale, 5 settimane 3 contratti,  la precaria alla camera di commercio, la standista all’olio-oliva 3 giorni sotto l’acqua con una mega televisore e una pianta per i quali hanno speso più che per la sottoscritta, l’educatrice in una comunità psichiatrica che doveva spalancarmi una grande carriera ai vertici e una sera mi son trovata in turno con un’infermiera albanese che mi ha detto tu chi sei? Mi alzavo alle 4 prendevo un treno di merda, basta dire regionale e i pendolari capiscono, pulivo dei culi e poi riprendevo lo stesso treno di merda. A volte dormivo lì. Dipendeva dai turni. Devo fare un notevole sforzo memonico per ricordarmi tutti i posti di lavoro perché certi ho proprio fatto opera di rimozione come di certi amanti poco abili che il tempo ha limato via e non perché ero troppo sbronza ma perché davvero la memoria è selettiva. Dimenticavo, un altro mese a fare l’educatrice a Sanremo in una cooperativa dove non pulivo culi ma gestivo mamme con bambini con problemi, il lavoro mi piaceva, la paga meno: 3 euro l’ora su turni massacranti, entravi la domenica alle 8 del mattino e uscivi il martedì alla stessa ora. Tutto forfaittizzato, notti, domeniche tutto a 3 euro. E dopo un po’ non reggi più i ritmi, la paga dovrebbe motivarti.  Per tre mesi ho fatto i 730 al Caf della Cgil. Nel frattempo sono andata avanti con gli studi perché ho pensato magari una laurea aiuta a collocarsi meglio e dopo che sono riuscita a raggiungere il traguardo prendendo anche la lode, i complimenti della commissione, tacchi e culo, culo e tacchi mi son messa alla ricerca di un lavoro, sempre un lavoro qualsiasi. Un mese a far fare i compiti ad un ragazzino splendido che si è innamorato dei miti greci e non la finiva più di chiedermi di Ulisse, Zeus, Agamennone, Troia … Finalmente dopo molte e molte visite al collocamento ho trovato un posto degno della mia preparazione e mi ha assunto una ditta per pulire in ospedale, non è un gran lavoro ma qualcuno deve pur farlo. 4 orette il pomeriggio si conciliavano bene con la frequenza all’università, sì perché la triennale, sappia telo, vale meno di una cicca, con la specializzazione invece. Ad un certo punto mi son sentita dire la famosa frase, che non pensavo avrei mai sentito: lei è troppo qualificata. Mi ero candidata per il famoso voucher, quello che una volta mi facevano all’agenzia di viaggi quando in Egitto a cuba a New York, prima di partire dovevo ricordarmi il voucher altrimenti cuba adios, New York bye bye e Cairo salam malekon. Io non so bene a cosa serva il voucher per il lavoro ma in sintesi fai un corso e ti qualifichi in qualcosa. Mi hanno suggerito un corso che finiva con “sviluppo emozionale”, in pratica per fare da maestra d’asilo negli asili privati. Ma il tizio che manovra la lepre mi ha detto che “l’abbiamo scartata perché è  troppo qualificata”. All’ospedale non ho retto più, davvero. Paga bassa, mobbing, fatica sono troppi anche per me, una cosa per volta o mi fate mobbing, o mi date una paga bassa, che è una forma di mobbing, o mi stanco fisicamente. E così una sera ho attaccato la scopa al chiodo e ho detto basta. Quella sera eravamo in 4 in turno, 4 tipi do contratto diverso, e 3 hanno fatto come me. Ci sarà un motivo. Adesso sono riuscita ad ottenere la possibilità di fare uno stage in un vero giornale che è una bella esperienza, 3 mesi, due son già passati e all’orizzonte vedo già il collocamento. Io che prendo il numero faccio la fila in un girone di disperati, sempre più qualificati e sempre più disperati. Siamo i nuovi poveri. Non un nuovo complesso pop, come negli anni Settanta, ma una categoria sociale, quella che fino a qualche anno fa non arrivava alla quarta settimana e adesso non arriva alla seconda. Siamo quelli a cui hanno tolto la carta di credito già da parecchi anni. E che a metà mese si blocca anche il bancomat. Di lì è un penoso peregrinare dalla nonna ad elemosinare 50 euro, raccattare 10 euro dai salvadanai dei figli, prestiti dal datore di lavoro, bollette che non si pagano e si spera che non taglino. Amministrazione condominiale scaduta da anni … ormai mi sono abituata. So che non sono da sola, c’è gente in giro che vive come me. Li vedo nelle trasmissioni di Santoro, i pastori incazzati, i cassintegrati col mutuo. Il mutuo ce l’ho anch’io, affitto mutuo che cazzo cambia? Se non paghi ti cacciano.</p>
<p>In questi ultimi 5 anni, tra un lavoro di merda e un altro non sono stata l’ a fare le treccine alle meduse:  oltre ad aver preso una laurea, ho pubblicato 3 libri di racconti, svariati articoli e interviste varie, ho scritto una piece  teatrale che sarà rappresentata ad agosto dalla “Compagnia aerea”, ho dato due esami della Specialistica, due volte trenta e lode, perché sono una che studia. Se i precari sono l’Italia peggiore quelli come me cosa sono??</p>
<p>Ecco perché non ho voglia d’estate, di mare, sole. Non ho voglia di niente. di ripiegarmi su me stessa. E aspettare che passi.</p>
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		<title>A: come                      di Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 19:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A: come Alberti autobiografia  alcol astinenza anaffettivo arido assedio abbandono abbattere allontanarsi alienarsi. Abbattere avanti altro adrenalina auto proteggersi autarchia assolversi autoproteggersi Alba adulta aspettare arrivato azzurro arrossire abbracciare accarezzare ammirazione affabulazione adulazione avventura Antonioni amore armonico andare ascoltare appunti amare agire arte amante avanguardie abito abbordare affascinante accendere alludere  ananke americano animamia abbeverarsi averlo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=296&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A: come</strong></p>
<p><strong>Alberti </strong>autobiografia</p>
<p> alcol astinenza</p>
<p>anaffettivo arido assedio abbandono abbattere allontanarsi alienarsi.</p>
<p><strong>Abbattere</strong> avanti altro adrenalina auto proteggersi autarchia assolversi autoproteggersi</p>
<p><strong>Alba </strong>adulta aspettare</p>
<p>arrivato <strong>azzurro</strong> arrossire abbracciare accarezzare ammirazione affabulazione adulazione</p>
<p>avventura <strong>Antonioni </strong>amore armonico andare ascoltare appunti</p>
<p>amare agire arte amante avanguardie</p>
<p>abito abbordare affascinante</p>
<p>accendere alludere</p>
<p> <strong>ananke </strong>americano animamia</p>
<p>abbeverarsi averlo assaggiare assaporare arrendersi arrampicarsi</p>
<p>abbacinata amico armeggiare autorevole arguto agganciare amoreggiare argomentare (Sua) Altezza</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/category/il-caffe-del-porto-narrativa-e-poesia-inedita-o-quasi/'>Il Caffè del Porto [Narrativa e Poesia inedita o quasi]</a> Tagged: <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/autobiografia-genevieve-alberti-antonioni-avventura-ananke/'>autobiografia genevieve alberti antonioni avventura ananke</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilpuntog.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilpuntog.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilpuntog.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilpuntog.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilpuntog.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilpuntog.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilpuntog.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilpuntog.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilpuntog.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilpuntog.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilpuntog.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilpuntog.wordpress.com/296/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilpuntog.wordpress.com/296/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilpuntog.wordpress.com/296/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=296&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>TREMATE! TREMATE! LE STREGHE SON TORNATE!!!  di Geneviève Alberti</title>
		<link>http://ilpuntog.wordpress.com/2011/02/24/tremate-tremate-le-streghe-son-tornate-di-genevieve-alberti/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 11:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene sì anche io C’ERO!! E ci sono andata per quelle che avrebbero volute ma non ci sono riuscite. Il lunedì mattina dopo mi hanno ringraziata. Alla manifestazione delle donne e degli uomini definiti moralisti. Due domeniche fa con la mia bambina, che ha quasi nove anni e tutti nove a scuola e col suo papà, mio marito, che ha 57 anni e a scuola non va più da un pezzo. E non eravamo noi soli! Meno male il paese del Bunga Bunga dove tutto è lecito qualcuno finalmente ha reagito. Poi possiamo parlare di tutto.</p>
<p>Sono al quarto anno del Dams e ancora non saprei in quale genere ascrivere l’attuale momento politico (e purtroppo culturale) dell’Italia in questo momento. Li vedi in televisione, magari senza l’audio perché le maschere non hanno voce, sono vuote, e ti fanno pensare alla Commedia dell’Arte, ma se ne cogli le conseguenze allora devi risalire alla Tragedia. Di sicuro ricorda la Farsa. Uno delle peggiori, autorevoli commentatori della famigerata stampa estera, quella tutta comunista cioè tutta quella non controllata da Lui, ha definito questo periodo come tardo impero. Sigh romano. Ma è vero. A certi  studiosi o gente con la memoria lunga RICORDA UN ALTRO Lui. Il Duce. In effetti il Vero Fascista non è Fini come tutti si aspettavano ma il vero fascista è proprio Lui, il Dittatore delle barzellette. Ora da barzelletta. All’estero ridono. Noi qui facciamo la fame e non abbiamo prospettive. Noi chi? noi giovani, noi donne, quelli che si sono appena laureati e si stanno per laureare e non hanno idea di che merda sia fuori. Quelli che gli sta per scadere il contratto, e non sanno se glielo rinnoveranno, quelli che speravano di uscire dalla cassa integrazione, quelle che rientrano dopo un anno dalla maternità ma non sanno a chi affidare il bambino quando è malato. Quelle che ai colloqui di lavoro si sentono chiedere solo dove mette i bambini signora? E guardi li lascio chiusi nel bagagliaio e posteggio l’auto davanti all’azienda. E spero che non mi ciulino mai la macchina. Se rispondi così non ti assumono. Noi i “nuovi poveri”. Signora Marecgalliaaaa costa la vita  i salari sono troppo bassi, servizi sociali non ne abbiamo, stiamo facendo i salti mortali, lasciateci 10 minuti a turno per pisciare e prendere un po’ di caffeina che ci dia la forza per continuare il turno, per arrivare alla fine del turno.</p>
<p>In piazza ho visto tante donne normali: impiegate, mamme, dottoresse, bambine, ragazzine animaliste col cane, ragazzine di sessant’anni col nuovo fidanzato. Tutta gente che alla mattina che sia bello o che sua brutto alza il culo dal letto e va a lavorare, o a studiare e che tiene in mano i fili di questo paese. Da sempre. Non se ne può più di BUNGA BUNGA. Di lavoro vogliamo sentir parlare. Di ripresa, lo dice anche la Marcegaglia. A proposito di Emma Marcegallia o come cazzo si scrive: il messaggio di Marchionne è arrivato DRITTO E FORTE. Tranquilli industriali. La pausa si fa a fine turno. Vuol dire che non si fa nessuna pausa durante il proprio turno di lavoro, quando hai finito puoi fare quello che vuoi. E grazie. In certi lavori vuol dire non poter pisciare. Io ho trovato uno di questi lavori. È un lavoro onesto, un po’ zen. Faccio le pulizie all’ospedale. Di peggio non mi poteva capitare. È fisicamente stancante. Ma poi ti abitui, ti senti dire. No poi di solito scade il contratto. Metti la cera. Togli la cera. Metti la cera. Togli la cera. Lavori forzati. Ma io cos’ho fatto per meritarmi sempre il peggio? Tra l’altro sempre contratti più o meno brevi, così arrivi in azienda che sei all’ultimo gradino, poi te ne vai da iun’altra parte e sei di nuovo sul primo gradino. Con una rompicoglioni che sa tutto perché nella vita non ha mai fatto altro che mettere la cera, levare la cera. Alzare il coperchio, chiudere il coperchio. E tu non arriverai mai in sei mesi all’altezza della Sua esperienza. Ma vai a cagare. Te la fotocopiatrice, la scopa, i guanti. Certe negli spogliatoi si rubano i guanti l’una con l’altra. Miserie umane. Questa non è farsa, né dramma, né tragedia. Questa è solo ignoranza.</p>
<p>Ma non divaghiamo sul mondo del lavoro che è sempre stato una cloaca e sempre lo sarà.</p>
<p>Torniamo al <strong>Bunga-Bunga</strong> che tutto il mondo <strong>non</strong> ci invidia e mi chiedo in questi giorni di cento cinquantenari se noi italiani ce lo meritiamo tutto questo. Un tempo per l’Europa si aggirava un fantasma, oggi si aggirano delle “maschere”. Berlusconi ormai tirato sembra stia per esplodere o liquefarsi come in un film con governator, Schwarzi. Li guardi e ti chiedi: ma come fanno gli altri a non vederlo come lo vedo io? Misteri. Ma il 6 aprile, nella rossa <strong>primavera</strong> …  cominciate a TREMAREEE perché tre streghe son tornate: quelle di Estweak , quelle del Machbeth? Nel loro pentolone giudiziario, le tre streghe sorteggiate dagli Dèi faranno <strong>bollire il</strong> <strong>maiale,</strong> come diceva <strong>l<em>’ammaliaapi </em></strong>dei Pomodori verdi fritti e alla fine otterranno Sapon di somaro come ci cantava <strong>Pietrangeli. </strong></p>
<p>Nel pentolone metteranno tutti gli ingredienti necessari. Hanno scovato una vecchia ricetta della più alta stregoneria, l’arte che le donne si tramandano nei secoli, l’arte e la sapienza che hanno sempre cercato di raschiare via, attraverso i roghi.  Oggi ci sono roghi moderni. Per esempio le ragazze dell’Olgettina sono o non sono condannate a furor dio popolo come delle streghe moderne? Io condannerei queste ragazze, perché non sono moralista ma ho la legge morale dentro di me e il cielo stellato sopra di me, a sei mesi di lavoro normale. Altro che 7 mila euro in una notte. Ma settecento al mese dietro la cassa di un supermercato, o 500 in un’impresa di pulizie. Delle Ministre, consigliere regionali, ne parliamo dopo. È davvero un insulto a tutte le persone che lavorano. Dall’altra parte del mediterraneo c’è gente che sta lottando e morendo perché ha fame. Le loro “Maschere” dittatori gonfi e tirati l’hanno fatta fuori dal bulacco. Un po’ come vent’anni fa è successo nei paesi comunisti. La gente quando ha fame se ne sbatte dell’ideologia, di dio, di allah e scende in piazza e combatte. Noi l’abbiam fatto nel seicento e Manzoni ce l’ha descritto nel suo romanzo. Qua non siamo ancora a questo. L’Italia ancora regge. Ma non tira.</p>
<p>A me staccano il bancomat intorno al 10-12 del mese. Di ogni mese. Fino a qualche anno fa me la cavavo con la carta di credito (paghi il 15 del mese successivo) ma poi paghi. Quindi me l’hanno tolta. Da  metà mese io, mio marito, mio figlio e mia figlia viviamo come in una <strong>non’esistenza.</strong> Se non hai un’esistenza economica non hai un’esistenza, e comincia la caccia allo spicciolo. Dunque 15 euro di spesa al dico, vado da mia madre a pulire 2 ore, per il fanalino rotto della Panda, 8 euro e novanta, chiedo a Fulvio. E comincia l’elemosina. Non <strong>LELE MORA</strong> MA <strong>LELE MOSINA</strong>. Il nostro quotidiano miserabile <strong>bunga bunga</strong> alla ricerca dei dieci euro per far fare la colazione ai bambini, comprarci le sigarette.</p>
<p>È per questo che la mia  compagna di scuola, un’ex cantante lirica che ha due corde vocali che può tirar su un ascensore e due polmoni grandi come due scaldabagni, mi ha detto che io ho molta rabbia. Ma certo, io con la mia rabbia potrei trainare una locomotiva con due cinghie in bocca. La mia vita è faticosa, avvilente. La Violetta che non mi chiede mai niente ieri mi fa: ma dove trovi i soldi? A volte mi dice mamma quando hai i soldi mi puoi comprare una penna? Ma si può vivere così? Mi sembra di non esistere. Per questo per noi il primo del mese è natale. Ogni tre mesi riusciamo anche ad andare al cinema. Per noi i libri, il cinema sono beni necessari. Come il pane e il dentifricio. Andiamo a fare magari 50 euro di spesa, anche scatolame e carta igienica e shampi perché quando hai il bancomat bloccato e ti è finito lo shampo non è che puoi aspettare a  lavarti dopo 15 giorni, cioè il primo del mese successivo. Una vita di merda che purtroppo infliggo anche ai miei figli. mi viene in mente che mia nonna, pur essendosi fatta un culo così, alla fine ha avuto le sue gratificazioni. Certo è stata durissima, mia nonna era del nove:  (che ironia mia figlia è del due) infanzia fascista, guerra, dopo guerra, biennio rosso,  ventennio, poi guerra,  dopo guerra, macerie del paese, delle famiglie, case distrutte. Morti. E poi lavorando e mettendo da parte ha avuto la casa, la Millecento con cui è andata a Parigi col nonno, che nel frattempo a 40 anni era diventato Ragioniere, lavorando di giorno e studiando di sera. Mia nonna negli anni sessanta aveva la televisione, la radio, la lavastoviglie, il frigo e la lavatrice. Si faceva un culo così lo stesso. Ma aveva le sue gratificazioni. Poi quando ha sistemato le figlie, ha chiuso gli occhi a sua madre, ha anche girato il mondo con mio nonno. Viaggi organizzati. Due volte in Russia, per lei Dina la Rossa la Russia era un po’ come la Mecca. Poi Gli Stati Uniti, tutta l’Europa in lungo e in largo.  Io invece mi faccio un culo esagerato, spacco il quattrino, sono anche qualificata, ho esperienza in tutti i settori. ma niente da fare. O niente lavoro per lunghi periodi che ci portano alla rovina. A volte basta una multa per destabilizzarci economicamente e psicologicamente. Oppure lavori di merda pagati male. Sempre al primo gradino, in extremis, in lavori che non durano mai. Ho il rispetto in casa però dei miei famigliari che la sera mi accolgono con un abbraccio, la cena calda, un massaggino. E poi puntata, divano, copertina. E coccole con la Violetta. Questo fine settimana, aspettando che le streghe trovino tutti gli ingredienti della ricetta, io e la mia bambina ci dedicheremo al giardinaggio. Mettiamo delle grasse sul retro, o davanti, papà ci ha promesso di tagliare l’erba e intanto noi metteremo fiori e piantine. Stiamo anche preparando l’arrivo di un’altra cucciola che si chiama Serenella e ha avuto una brutta malattia ai polmoni in quella brutta aria che tira a Milano. Qui faremo lavorare anche lei nel giardino, e se fa freddo faremo delle torte…</p>
<p>ECCO QUI DI SEGUITO GLI INGREDIENTI  CHE HO SCOVATO TRA LE MIE CARTE UTILIZZATI DALLE TRE STREGHE DI MILANO PER FAR BOLLIRE IL MAIALE. Ma zitti zitti non datela a nessuno…</p>
<p>Ingredienti:</p>
<p><strong>Maiale</strong> tagliato a pezzi</p>
<p><strong>3 sputi</strong>  mefistofelici di Ignazio <strong>Larussa </strong></p>
<p><strong>8 fette</strong> di lardo di  <strong>Ferrara</strong></p>
<p><strong>4</strong> nei di <strong>Vespa</strong></p>
<p><strong>Due etti</strong> di macerie <strong>dell’ Aquila</strong></p>
<p><strong>1 chilo</strong> di spazzatura di <strong>Napoli </strong></p>
<p><strong>3 bei pomodori</strong> maturi cresciuti su uno di quei depositi di rifiuti tossici sversati e che causano il <strong>cancro nei bambini napoletani</strong></p>
<p><strong>2 gocce</strong> d’unto di Capezzone</p>
<p><strong>67 grammi</strong> di silicone della <strong>Santanchè</strong> più 3 rubinetti d’oro che la Signora possiede nel suo appartamento milanese fotografato da Chi, il giornale della “famiglia”</p>
<p><strong>3 capelli</strong> per Ministra, la nipote del prete (Gelmini),  due fette di culo di quella signora siciliana <strong>(Prestigiacomo</strong>) e altre 3 fette della  ex velina ballerina cantante attrice <strong>(Carfagna)</strong> che fa pompini (come tutte noi) ma che per questo si occupa di pari opportunità argomento che lei minimamente conosce come ha dimostrato in tutti questi anni e che incarna quello che noi non vogliamo.</p>
<p><strong>1 hg </strong>di saliva per leccare francobolli e culi di <strong>Ghedini</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Far bollire tutto per tanti e tanti giorni finchè non sia evaporato tutto. che non ne esca nemmeno sapon di somaro, che esca solo un fil di fumo. </strong></p>
<p><strong>Colonna sonora: Madama Buterfly, aria “Un bel dì vedremo…”                                   G. Puccini</strong></p>
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			<media:title type="html">Geneviève Alberti</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>m: mostro                                 di Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 18:26:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Caffè del Porto [Narrativa e Poesia inedita o quasi]]]></category>
		<category><![CDATA[alberti]]></category>
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		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>

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		<description><![CDATA[M: mostro: s.m. 1 creatura fantastica dalle forme innaturali (p.e. la sfinge) 2 essere vivente che presenta forti anomalie (p.e. un cane con due teste) DIM mostriciattolo 3 (fig) persona bruttissima 4 persona estremamente malvagia, crudele—chi si è macchiato di crimini efferati a sfondo sessuale 5 (fig) persona che possiede doti eccezionali: un – di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=286&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>M: mostro</strong>: <em>s.m.</em> <strong>1 </strong>creatura fantastica dalle forme innaturali (p.e. la sfinge) <strong>2 </strong>essere vivente che presenta forti anomalie (p.e. un cane con due teste) DIM <em>mostriciattolo </em><strong>3 </strong><em>(fig) </em>persona bruttissima <strong>4 </strong>persona estremamente malvagia, crudele—chi si è macchiato di crimini efferati a sfondo sessuale <strong>5 </strong><em>(fig) </em>persona che possiede doti eccezionali: <em>un – di intelligenza – sacro , </em>persona che gode di grandissimo prestigio in un campo di attività</p>
<p><strong>DIZIONARIO GARZANTI</strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong>                            </strong><em>Ai Mostri che abbiamo dentro…</em></p>
<p> </p>
<p>L’altra notte ho sognato di nuovo il Mostro. Mi sono svegliata col respiro mozzato, i dolori alle costole. Sudata marcia. È stato terrificante. Ci ho messo parecchio tempo a recuperare la regolarità del mio respiro. Mi sembrava di soffocare.</p>
<p>Ancora a volte lo sogno. È un modo per  allontanarlo. Non so. Dovrei rivolgermi di nuovo a un esorcista. Il Mostro ti scava da dentro. Altre volte   assume sembianze umane. Sotto la camicia, una sera, ho intravisto le scaglie della sua pelle squamosa.  Il MostrO si mimetizza perfettamente con l’ambiente circostante. È in grado di parlare tutte le lingue, il mOstRo. Capacità rarissime. Dotato di intelligenza sociale,  gran manipolatore, il mOstro usa tutto e tutti per raggiungere i suoi scopi che sono sempre misteriosi. Alla fine ti cannibalizza. Fiuta la paura e se ne impadronisce. Ti lusinga a volte, quando sei allo stremo delle forze, quando ha bisogno di te. </p>
<p>Sopravvive in maniera elegante, il moStro. Si ciba di carne umana. Beve il tuo sangue. Te lo succhia che neanche te ne accorgi. Predilige i neonati per la tenerezza della carne. Altre volte si accontenta di una vergine. Ha sempre bisogno di  carne fresca.</p>
<p>A volte si trasforma in un cyber. E’ un gelido calcolatore, con un registratore di cassa  al posto del cuore. Nasconde un dosatore  di parole sotto la giacca. Snocciola  sillabe a volte. Ed è velocissimo, furbetto.  Per placare la sua fame a volte basta uno specchio: lui si guarda, si innamora di se stesso e per un po’ è sazio. Non sempre però. A volte viene da dentro il mostro. Fa impazzire una cellula, e piano piano corrode tutte le altre. Si estende  dovunque, attacca gli organi vitali e non c’è più niente da fare. È un cancro malefico. Il mosTro. Appare. Scompare. Riappare.</p>
<p>Qualcuno guarisce. Rivive. Si rialza e cammina adagio. Altri soccombono, restano artigliati. Il brutto è che ci metti molto a morire e resti lucido fino alla fine. Lui ti guarda ed è fiero solo quando esali l’ultimo respiro. In quel momento scorgi un lampo di soddisfazione nei suoi occhi.</p>
<p>Io ancora sogno il MoStRO, raramente.  Di giorno sparisce però. Di giorno non viene mai. Se ne sta rintanato ad escogitare qualcosa, lontano da qui. Nei suoi segreti anfratti. Sbucherà da qualche parte con un vestito nuovo e un cappello magico.</p>
<p>….</p>
<p>L’ultima volta che ho visto il mostRo è stato alla Fiera delle Vanità.  Era travestito da commercialista cinese. Quasi irriconoscibile. Non per me che ne fiuto l’odore mefitico a chilometri di distanza. Ha estratto un piffero magico e ha cominciato a suonarlo per le vie della città. Tutti dietro, incantati. Non io. Non io. Ho imparato a conoscerlo e ad evitarlo.</p>
<p>Prima di andare via gli ho dato un’ultima occhiata: nessuno si è accorto che stava trascinando la sua coda fangosa e viscida.</p>
<p>Alla fine si può guarire da tutto. Basta volerlo.</p>
<h4> </h4>
<h4><strong>Colonna sonora:                                                                      One        U2 </strong></h4>
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	</item>
		<item>
		<title>In questi giorni                                 di Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 11:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io rifiuto da sempre qualsiasi forma di violenza. Ma. Sarebbe troppo semplicistico e demagogico bollare il movimento degli studenti come violento. È come spostare la polvere sotto il tappeto. Prima o poi salta fuori. Chiediamoci invece perché ad un certo punto è stato alzato il tenore della protesta.  Dunque sono due anni che gli studenti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=277&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io rifiuto da sempre qualsiasi forma di violenza.</p>
<p>Ma.</p>
<p>Sarebbe troppo semplicistico e demagogico bollare il movimento degli studenti come violento. È come spostare la polvere sotto il tappeto. Prima o poi salta fuori. Chiediamoci invece perché ad un certo punto è stato alzato il tenore della protesta. </p>
<p>Dunque sono due anni che gli studenti cercano attenzione da parte di chi sta discutendo una Riforma dell’università che non sta incontrando il favore degli addetti ai lavori. Sono due anni che riempiono le nostre strade di cortei pacifici e colorati. Fanno lezione nelle piazze perché la protesta coinvolge anche i docenti e i ricercatori. Non è una general generica contestazione al sistema (che fa sempre bene). le manifestazioni e le lezioni in piazza non sono bastate. Così, imitando i lavoratori e i cassintegrati, hanno cominciato a salire sui tetti. ancora inascoltati hanno provato ad alzare (pacificamente) il tiro calando striscioni dai monumenti principali delle città italiane. Ancora niente. sono stati definiti la generazione “meno” perché sono quelli che hanno meno rispetto a tutte le generazioni precedenti. E non si tratta di non voler fare quei normali sacrifici e di gavetta. Qua si tratta di una totale assenza di prospettive per il futuro. Ancora niente. Le uniche risposte che hanno ottenuto sono  state: andate all’estero, sposatevi un marito ricco, i veri studenti sono a casa a studiare, non fatevi influenzare dai centri sociali. Mai nessuno che si sia degnato di ricevere una delegazione. Muro contro muro. Indifferenza. Dileggio. Insulti.manganellate. arresti.  Queste sono state le risposte. Un docente di storia contemporanea, che tutto si può definire tranne che barone, ad inizio carriera guadagna 1200 euro al mese.</p>
<p>Hanno bloccato strade, stazioni, porti. Ancora niente. nessuna risposta.</p>
<p>E mentre martedì 14 uscente scorso se le davano in parlamento, fornendo un grande esempio di civiltà, fuori nelle piazze di roma esplodeva la rabbia. Uno sfogo collettivo da parte di chi si sente preso per il culo da anni. Un paese civile e lungimirante investe sui giovani, li protegge, li tutela, li istruisce. Non li mena. Se lo Stato, un’istituzione così importante, non riesce a trasmettere ai giovani l’importanza della dignità dello studio prima e del lavoro poi, ha completamente fallito.</p>
<p>Non mi stupisco che il movimento studentesco non si sia dissociato dalle frange più estreme. Certo prendersela con i poliziotti non è mai un bene, come diceva Pasolini anche loro sono figli del popolo. Ma la rabbia è una reazione. Se ci tolgono anche la possibilità di reagire, cosa resta? In un paese dove il presente non è garantito e il futuro un miraggio, perché stupirsi se alla lunga qualcuno impugna i forconi? Ad un mio amico che fa parte di un centro sociale ho chiesto se secondo lui negli scontri del 14 c’era qualche infiltrato, tipo i black block di genova 2001, mi ha risposto che sì, sicuramente qualche infiltrato c’era, ma la maggior parte era gente incazzata. Quando vedo queste cose mi viene sempre in mente il “buon” vekkio Kossiga, Francesco è vivo e lotta insieme a noi le sue idee non moriranno mai, che anche in occasione delle proteste dell’Onda aveva rispolverato la ben nota “strategia della tensione”. Infiltriamo qualcuno, facciamoli passare tutti per violenti, così perdono le simpatie del pubblico, poi carichiamoli su un cellulare e riempiamoli di botte.</p>
<p>La formula contrattuale del co.co.co e poi co.co.pro ha precarizzato il sistema, passato un colpo di spugna su  diritti conquistati in anni e anni di lotte e scioperi. Non ci sono più tutele, ammortizzatori sociali. Questa generazione (ma ci metto dentro anche la mia visto il numero di precari che ci sono) sta peggio di quella dei nostri nonni che negli ’50 ha potuto, rimboccandosi  le maniche agganciarsi, dieci anni dopo, al boom economico. Nei “favolosi” anni Sessanta i miei  nonni, mangiando stracchino 4 volte la settimana e lavorando 35 anni sono riusciti, col mutuo, a comprare la casa di abitazione, la 1100, e a fare le vacanze. Allora c’era un paese da ricostruire sia economicamente che moralmente. Poi c’è un sacco di gente che si lamenta. Non potersi comprare 3 borsette al mese non è sentire la crisi. Sentire la crisi è quando a metà mese ti si blocca il bancomat e sei disperato e non sai come fare. Sentire la crisi non è fare una vacanza a Sharm el Sheik perché costa meno, è non potersi permettere mai nemmeno un cinema.</p>
<p>Oggi quali prospettive ha questa generazione? I ragazzi che stanno studiando, una volta laureati che faranno? Troveranno tutte un marito ricco? andranno all’estero? faranno tutti il calciatore, la velina, il tronista da maria de filippi?</p>
<p>Del resto storicamente i cambiamenti sono sempre provocati dalle generazioni più giovani proprio perché non hanno nulla da perdere e non sono ancora ricattabili. Pensiamo ai partigiani, tutti ventenni, reduci da un regime. Agli studenti del ’68 che hanno fatto scricchiolare quell’italietta vecchia e borghese. e mi stupisce che questa generazione, cresciuta con le televisioni di berlusconi, sia riuscita a non farsi risucchiare il cervello e sia in grado oggi di smuovere le cose. Speriamo che a tutto ciò corrisponda in reale cambio di rotta.</p>
<p>Tanti come me la mattina si alzano e vanno in giro a cercare lavoro. Gli operai salgono sui tetti, gli immigrati sulle gru. Gesti estremi per essere presi in considerazione. C’è una crisi in tutto il mondo che sta sgretolando l’economia e ti chiedi: ma qui cosa tanno facendo? Apri i giornali e vieni a sapere che il papà di Fini si è comprato una cucina. Buon per lui. Il cognato di Fini ha lavato la macchina a Montecarlo. Berlusconi ha chiamato la questura di Milano per salvare la giovane nipote di Mubarak da un arresto ingiusto. Questa burletta è la politica italiana. Io penso che così distante dal paese reale non sia mai stata. Intanto la sinistra fa le primarie. Così si allena a perdere le elezioni vere, quelle che decidono le sorti del paese.le nostre.  Chi sarà il futuro leader della sinistra italiana sinceramente in questo momento non me ne frega molto.</p>
<p>Qualche giorno fa sono stata alla casa circondariale ad una tavola rotonda sul cinema. A me è toccato l’intervento su Charlie Chaplin. Finito di parlare sono andata a fumare, nel cesso, sulla parete c’era scritto:<strong> se per vivere devi stare zitto e seduto, alzati. Grida e muori</strong>. E non c’è conclusione più appropriata.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>di seguito copio e incollo molto volentieri la lettera aperta agli studenti  genovesi che ho ricevuto tramite tutor,  sperando sia utile a capire le motivazioni di questa protesta.</strong></p>
<p>Il 20/12 il DDL Gelmini torna al Senato:</p>
<p><strong>CHE LA DISCUSSIONE E LA MOBILITAZIONE CONTINUINO!</strong></p>
<p><strong>(LETTERA APERTA AGLI STUDENTI DELL’UNIVERSITÀ DI GENOVA)</strong></p>
<p>Fino a pochi mesi fa sembrava scontata l’approvazione del DDL Gelmini in un clima bipartisan. L’iniziativa di migliaia di ricercatori (che hanno rifiutato di svolgere gratuitamente corsi a cui non sono tenuti) e le sempre più forti critiche espresse da ampi settori del mondo accademico hanno però aperto qualche prima contraddizione. Le vicende di Palazzo e in particolare le fratture nei partiti governativi hanno poi sollecitato l’opposizione parlamentare a iniziare a opporsi.</p>
<p>Infine, le forti e decise manifestazioni di novembre a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di studenti universitari e medi in tutta Italia, le occupazioni di facoltà, le proteste di ricercatori strutturati e precari anche nei monumenti storici e sui tetti delle università hanno dato una spallata decisiva: la discussione del DDL Gelmini al Senato è stata rinviata a dopo la mozione di sfiducia del 14/12. In caso di sfiducia al governo, anche la Gelmini sarebbe andata a casa e il discorso sarebbe ripartito su altre basi. Tuttavia, l’esito del voto di fiducia alla Camera ha riportato su tempi accelerati la discussione del DDL, che sarà discusso (e probabilmente approvato) dal Senato dal 20 al 22 dicembre. Anche se non è detta l’ultima parola: se fosse approvato in Senato anche un solo emendamento, il DDL dovrebbe tornare a una Camera difficilmente governabile.</p>
<p>Noi, ricercatori e professori dell’università di Genova, siamo ben convinti che l’università abbia bisogno di riforme e cambiamenti – ma non del tipo voluto dalla Gelmini! È ancora necessario che ognuno di noi faccia tutto il possibile perché il DDL Gelmini non venga approvato.</p>
<p>Con questa lettera aperta ci rivolgiamo in primo luogo a tutti gli studenti dell’Ateneo, e in generale a tutta l’opinione pubblica, per offrire un contributo di chiarezza sui contenuti del DDL Gelmini e sui motivi per cui lo rifiutiamo. Ci preme segnalare come il DDL contenga alcune norme che colpiscono direttamente gli studenti, altre che colpiscono in particolare i precari, altre ancora i ricercatori, gli associati ancora lontani dalla pensione, il tutto in un quadro legislativo che snatura l’università nel suo insieme, restringe l’autonomia e la democrazia, rafforzando invece il potere dei “baroni accademici”, il centralismo burocratico ministeriale, la soggezione a poteri forti esterni.</p>
<p><strong>Gelmini contro studenti </strong></p>
<p>L’articolo 4 istituisce un “fondo per il merito” degli studenti, destinato a “premi di studio” e “buoni studio”, ma già al comma 1.b si vede il primo inghippo: i buoni prevedono “una quota” (?) da restituire al termine degli studi”, e al comma 5 un altro piccolo inghippo: agli studenti che vogliono partecipare alle prove per beneficiare del fondo verrà richiesto un “contributo”. Al comma 8 la bufala si svela: il fondo sarà “alimentato” essenzialmente con “versamenti effettuati a titolo spontaneo e solidale da privati, società, enti e fondazioni”. Insomma, se i privati proprio vogliono regalare dei soldi per il diritto allo studio, li diano al governo che ci pensa lui ad amministrarli. L’articolo 5, comma 6.d infine chiarisce che i prestiti d’onore e le borse di studio continueranno ad essere concessi dalle Regioni: naturalmente, coi fondi che il governo sta tagliando.</p>
<p>Se le norme sul diritto allo studio colpiscono tutti gli studenti, specialmente i più bisognosi, le norme sul dottorato di ricerca invece colpiscono quegli studenti che, dopo la laurea, vorrebbero intraprendere la via della ricerca. Un tempo, tutti i dottorandi ricevevano una borsa per tre o quattro anni. Da qualche anno il</p>
<p>numero delle borse deve essere uguale almeno alla metà dei posti, per cui metà dei dottorandi devono arrangiarsi senza borsa. Il DDL Gelmini (Art. 19, comma 1.b) sopprime le parole “comunque non inferiore alla metà dei dottorandi”: evviva, meno borse per tutti! Il dottorato di ricerca rischia di diventare un hobby gratuito.</p>
<p><strong>Gelmini contro precari </strong></p>
<p>La sparizione della possibilità di bandire concorsi per posti di ricercatore di ruolo a tempo indeterminato costringerà i precari a una sempre più marcata precarietà. Gli articoli 16 e 18 trattano di abilitazione e chiamata dei professori ordinari e associati, l’art. 24 parla di contratti per ricercatori a tempo determinato (cioè precari). E i concorsi per ricercatori di ruolo? Spariti, non se ne parla più.</p>
<p>Il precario della ricerca potrà avere, acquisito il titolo di dottorato, un assegno di ricerca per al massimo 4 anni (art. 22 comma 3. Il precario potrà fare il precario per un periodo complessivo fino a 12 anni (art. 22 comma 9, tra assegni di ricerca e contratti di ricercatore a tempo determinato), anche se tra un tipo di rapporto e l’altro potrà ottenere contratti per attività di insegnamento (art.</p>
<p>23 comma 2). Quindi, un numero imprecisato (anche superiore ai 12 anni) di precariato. L’aritmetica ci dice che 12-4=8 e infatti l’articolo 21, comma 3, stabilisce puntigliosamente le regole per cui un ricercatore a tempo determinato può avere un contratto di 3 anni, e poi se è stato bravo altri 2, e infine se in Ateneo qualcuno lo vuole e ci sono dei fondi ancora altri 3: in tutto 8 per la ricerca a tempo determinato. Attualmente, si sa, qualche anno di precariato è un destino inevitabile per i dottori di ricerca che aspirano a diventare ricercatori di ruolo. Col DDL Gelmini i dottori di ricerca dovrebbero rassegnarsi però a 4 anni di assegni e 8 anni di lavoro a tempo determinato (e qualche anno di contratti di didattica) per sperare di diventare poi professori associati. Chi si darà come progetto di vita, dopo la laurea magistrale, 3 anni di dottorato di ricerca e almeno 12 di ricerca precaria, se non chi è già ricco di famiglia e può dedicarsi alla ricerca per hobby?</p>
<p>Il ricercatore precario, oltre ad essere un operaio della ricerca, dovrebbe essere anche uno schiavetto della didattica. Il suo impegno annuo complessivo per attività di didattica, didattica integrativa e servizio agli studenti sarebbe di 350 ore (art. 24 comma 4): più di quanto viene richiesto ai ricercatori di ruolo.</p>
<p><strong>Gelmini contro ricercatori di ruolo </strong></p>
<p>Non essendoci più concorsi per ricercatori a tempo indeterminato, i</p>
<p>ricercatori di ruolo vengono messi a esaurimento. Viene loro attribuita la stessa quantità di carico di lavoro dei professori (art. 6 comma 1), ma la loro didattica obbligatoria continua a essere qualificata come “integrativa” (art. 6 comma 3). Se vogliono svolgere corsi curricolari viene loro attribuito il titolo onorifico di</p>
<p>professore aggregato (art. 6, commi 4 e 5) ma questo titolo non dà luogo ad alcun tipo di diritti. Praticamente, i ricercatori di ruolo sono trasformati in “professori a basso costo” senza gli stessi diritti dei professori.</p>
<p><strong>Gelmini contro democrazia e libertà della cultura e della scienza</strong></p>
<p>Le università saranno obbligate a riformare gli statuti, fra l’altro svuotando di potere il senato accademico –un organo elettivo, anche se l’elezione non avviene in modo pienamente democratico– che potrà solo formulare pareri e proposte al consiglio di amministrazione (art. 2 comma 1e), attribuendo al rettore immensi</p>
<p>poteri tra cui tutte le “funzioni di indirizzo, di iniziativa e di coordinamento delle attività scientifiche e didattiche” (art. 2 comma 1b). Anche al consiglio di amministrazione vengono attribuiti poteri molto più ampi di quelli attuali, a partire dalle “funzioni di indirizzo strategico”, alla “attivazione o soppressione di corsi e sedi”, e perfino la competenza disciplinare (art. 2 comma 1h). Uno dei</p>
<p>membri del consiglio di amministrazione è il rettore; degli altri dieci, almeno tre dovranno essere esterni all’ateneo (art. 2 comma 1i) e, anzi, il presidente del consiglio di amministrazione sarà o il rettore o uno dei membri esterni. Membri esterni, di fatto, significherà: industriali, banchieri o politici che hanno buoni</p>
<p>rapporti col rettore (questo nel DDL non c’è scritto, ma una volta in vigore la legge, chi altri potrebbe essere cooptato nel CdA?) per cui, nel migliore dei casi, questi membri esterni avranno la strada spianata per orientare a loro piacimento la ricerca e la didattica degli atenei, gestirne il patrimonio immobiliare, ecc.</p>
<p>Inoltre, i dipartimenti verrebbero accorpati in modo da comprendere almeno 40 tra professori e ricercatori (o 35 nelle piccole università) e le facoltà sarebbero sostituite da “strutture di raccordo” (non più di 12 per ateneo) il cui organo deliberante non sarebbe più il consiglio di facoltà con tutte le rappresentanze elettive, ma un comitato ristretto formato principalmente dai</p>
<p>direttori di dipartimento e da docenti responsabili di corsi di studio o di altre strutture (art. 2, commi 2b, 2c, 2d, 2f). Lo scopo di questi accorpamenti non è soltanto risparmiare sul personale riducendo il numero delle segreterie amministrative, ma soprattutto concentrare il potere nelle mani di pochi ordinari (cioè pochi direttori di dipartimento e pochi membri dell’organo deliberante delle</p>
<p>strutture di raccordo). Il consiglio di facoltà, cioè un organo “quasi democratico”, verrebbe del tutto eliminato e un altro “piccolo dettaglio” del DDL è la totale scomparsa delle rappresentanze del personale tecnico e amministrativo da tutti gli organi accademici con poteri deliberativi.</p>
<p><strong>Gelmini contro autonomia dell’università </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Un’ampia parte del DDL (praticamente tutti i titoli II e III) prevede la delega al governo per decretare sulle materie più disparate, dall’attuazione del diritto allo studio, alla contabilità, ai meccanismi di distribuzione delle risorse fra gli atenei, alla valutazione delle politiche di reclutamento, alla valutazione della didattica e della ricerca, ai criteri per l’istituzione dei dottorati di ricerca, alla ridefinizione dei settori scientifico-disciplinari e concorsuali. Eviteremo qui troppi dettagli tecnici su tutti questi aspetti, limitandoci a osservare che la “delega in bianco” al governo non sarebbe solo una sgradevole approvazione di una legge che non si sa che cosa prescriva, perché in effetti lo si saprà davvero solo dopo che il governo avrà emanato i decreti delegati. Oltre a questo aspetto di per sé poco democratico e poco trasparente, la delega comporterebbe anche il trasferimento di una gran quantità di poteri sull’università alla burocrazia ministeriale. In tale logica rientrano anche i numerosi compiti attribuiti in svariati articoli del DDL all’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca), che è un organo di nomina ministeriale.</p>
<p><strong>Gelmini contro merito e qualità della docenza </strong></p>
<p>Uno dei cavalli di battaglia della propaganda pro Gelmini è l’argomento secondo cui il DDL combatterebbe gli esiti precostituiti e premierebbe il meritonei concorsi per l’assunzione di personale docente. È vero che oggi i concorsi sono concorsi locali, spesso banditi per un “vincitore in pectore”, ed è altrettanto vero che spesso il vincitore in pectore è un fedelissimo di qualche “barone”. È però falso che il DDL contrasti questo meccanismo, anzi, lo favorirebbe ancor più di quanto avvenga oggi. Il motivo è semplice.</p>
<p>L’assunzione dei ricercatori a tempo determinato avverrebbe (art. 24 comma 2) con procedure locali molto simili a quelle attuali; i ricercatori a tempo determinato sarebbero precari (quindi più ricattabili dai “baroni” e dai dipartimenti), con maggiori doveri nella didattica persino dei ricercatori a tempo determinato e sottoposti a successive valutazioni, sempre locali, dopo 3 e dopo altri 2 anni.</p>
<p>L’assunzione di professori associati e ordinari invece avverrebbe con un processo in due fasi. Prima fase: chi aspira a diventare professore deve ottenere l’abilitazione scientifica nazionale, attribuita (ogni anno forse senza limiti di numero degli abilitati) da una commissione di cinque ordinari del settore (art. 16).</p>
<p>Se non ci sarà limite al numero degli abilitati, i membri della commissione non avranno difficoltà ad abilitare tutti i loro collaboratori, e gli ordinari che non sono</p>
<p>membri della commissione probabilmente non avranno difficoltà a segnalare i loro validi collaboratori a un membro della commissione. Seconda fase: la chiamata dei professori. Proprio così: non “concorso” o “valutazione comparativa” ma “chiamata”. Se c’è la copertura finanziaria, il dipartimento, “con voto</p>
<p>favorevole della maggioranza dei professori”, chiamerà chi vuole purché abbia l’abilitazione e purché il consiglio di amministrazione approvi la chiamata. Per cui il trucco è semplice: aspetta che il protetto di turno abbia avuto l’abilitazione e poi bandisci il posto.</p>
<p>Merito ed efficienza?</p>
<p>La propaganda pro Gelmini cerca di far credere che il DDL voglia premiare il merito e l’efficienza. Come abbiamo visto, non è così. Ma quanto la Gelmini tenga al merito e all’efficienza lo possiamo capire dal fatto che, da quando c’è lei a occupare la poltrona, il Ministero ha tremendamente perso efficienza. Il Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università per il 2010 non è stato ancora distribuito. I fondi di ricerca del PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale) del 2009 (sì, del 2009!) non sono stati ancora assegnati e probabilmente lo saranno nella tarda primavera 2011: praticamente per due anni la ricerca di base è stata lasciata totalmente priva dei fondi previsti dalla legge! Infine, il decreto</p>
<p>ministeriale n.17 del 22/9/2010 costringe tutte le università a tagliare un gran numero di corsi di studio non in base al merito, all’efficienza o a una valutazione della qualità dei rispettivi progetti culturali, ma semplicemente in base a criteri burocratici: a Genova sono state gravemente colpite tutte le facoltà (specialmente Ingegneria e Lettere e Filosofia, ma in varia misura anche tutte le altre).</p>
<p>E ora?</p>
<p>Finché c’è una briciola di speranza cerchiamo di opporci, in tutte le forme possibili, all’approvazione del DDL Gelmini. Ogni componente universitaria cerchi di fare tutto il possibile; noi ci auguriamo che gli studenti continuino le proprie mobilitazioni partecipando in numero sempre maggiore.</p>
<p>Negli ultimi vent’anni sono state approvate numerose “riforme” che hanno ogni volta peggiorato la situazione dell’università italiana. La Gelmini sarebbe solo un ulteriore aggravamento della situazione.</p>
<p>Quando il sistema politico approva riforme migliorative, di solito si tratta di una conseguenza di un’intensa partecipazione e mobilitazione. Dalle lotte dei</p>
<p>precari degli anni Settanta nacque la legge 382 del 1980, una riforma innovativa che, ad esempio, istituiva il ruolo dei ricercatori, il dottorato di ricerca (che in Italia non esisteva), i dipartimenti. Non era ovviamente una legge perfetta e molto avrebbe potuto essere migliorato, ma dopo una decina d’anni è iniziato invece un processo distruttivo di tali innovazioni.</p>
<p>Il DDL Gelmini non è frutto di follia. C’è del metodo in questa follia: si cerca di concentrare il potere accademico in poche mani, mascherare il taglio dei fondi, promuovere quegli aspetti della ricerca o della didattica che possono essere utili al profitto economico, privatizzare il mercato dei titoli di studio. Tutto il resto può essere distrutto: cultura, pensiero critico, ricerca scientifica di base e disinteressata sono lussi inutili per un Paese che del denaro pubblico può fare uso migliore, per esempio aumentando le spese militari. C’è veramente del metodo in questa apparente follia.</p>
<p>Che si riesca o non si riesca a fermare l’approvazione del DDL Gelmini, sarà in ogni caso necessario un processo di discussione ed elaborazione dal basso, che coinvolga studenti, ricercatori, professori, precari, tecnici e amministrativi, per fare emergere un’idea forte dell’università che vogliamo.</p>
<p>Un’altra università è possibile? Oggi no, sotto il tallone della Gelmini, no. Sarà già molto se riusciamo a fermare le sue “riforme” peggiori. Ma per il futuro, per un futuro diverso e di speranza per l’università italiana, è importante elaborare insieme un progetto alternativo.</p>
<p><strong>I ricercatori in protesta dell&#8217;Università di Genova </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>NAUSICA                                                 di Geneviève Alberti</title>
		<link>http://ilpuntog.wordpress.com/2010/12/15/nausica-di-genevieve-alberti/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 18:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Caffè del Porto [Narrativa e Poesia inedita o quasi]]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupati]]></category>
		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>
		<category><![CDATA[precari]]></category>

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		<description><![CDATA[        I personaggi e i fatti narrati sono di pura fantasia ma non è che in Italia non ci siano precari e disoccupati e gente al verde Sabato scorso era troppo nuvolo per andare al mare anche per una fanatica  come me. E così ho deciso di partecipare al presidio contro il precariato, organizzato dal [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=272&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>        <strong>I personaggi e i fatti narrati sono di pura fantasia ma non è che in Italia non ci siano precari e disoccupati e gente al verde</strong></p>
<p>Sabato scorso era troppo nuvolo per andare al mare anche per una fanatica  come me. E così ho deciso di partecipare al presidio contro il precariato, organizzato dal sindacato Scuola davanti alla Prefettura. Sono andata con largo anticipo perché avevo paura di non trovare posteggio.  Quando sono arrivata però non c’era ancora nessuno. Sta a vedere che ho sbagliato il posto. O il giorno. Mi succede spesso ultimamente (?) e non so se sia l’età o l’Alzheimer. O tutte e due le cose.</p>
<p>Dopo un po’ vedo arrivare due carabinieri. Ci scambiamo un paio di occhiate interrogative, forse anche loro si staranno chiedendo se è il posto giusto. O il giorno giusto. Davanti alla Prefettura non c’è anima viva a parte tre o quattro persone alla fermata dell’autobus che appena arriva spariscono.</p>
<p>Ecco che arrivano i primi partecipanti al presidio. Si distinguono dai pedoni per le  bandiere rosse che portano arrotolate sotto l’ascella. Mi tranquillizzo: il posto è questo. Il giorno è giusto. Finalmente dopo una mezzoretta davanti alla Prefettura si è raggruppato un discreto numero di persone. In totale saremo quindici-venti. Di cui: due carabinieri in divisa, quattro agenti di polizia, anche loro in divisa, due agenti della Digos in borghese, qua per proteggerci da eventuali attacchi terroristici, o per difendere la Prefettura da nostri eventuali attacchi di vomito.  Quattro giornalisti, due della carta stampata e uno della Tv locale più il suo operatore. E tre del sindacato  pensionati. Mi guardo intorno incredula. Mi sarei aspettata novemila maestre incazzate e armate di forcone. E invece. Ad un certo punto il mio flusso di pensieri è interrotto da un grido: “Silviaaaaa” mi volto, “Nausicaaaaaa”.</p>
<p>Carramba che sorpresa. Le manifestazioni sono il face book della sinistra. Il bello è che  incontri gente che non vedevi da tanto. Partono subito grandi abbracci e manate.</p>
<p>“Nausica!! Che ci fai qua?”</p>
<p>“Silvia! È una vita che non ci vediamo. Dove sei? Cosa fai?”</p>
<p>“Sì, saranno sì e no dieci o dodici anni. Ma tu sei uguale, madonna, non sembra che sia passato il tempo su di te. Ti trovo veramente in forma”</p>
<p>“Eh! Eh! Il precariato mantiene giovani”</p>
<p>“Ma sei ancora precaria?”</p>
<p>“Sì, guarda, ho la precarietà di una giovane che si affaccia al mondo del lavoro”</p>
<p>“Ti confesso che io stamattina pensavo di trovare una ressa di maestre incazzate   invece è scoraggiante ma siamo quattro gatti”</p>
<p>“Hai ragione. È sempre così.  È molto  difficile coinvolgere i precari in questo tipo di iniziative. Ognuno se ne sta isolato e rassegnato con la propria disperazione. Non si rendono conto che invece le manifestazioni servono. Anche agli scioperi i precari non aderiscono quasi mai. Sai ogni volta ti trattengono 80 euro e in busta pesa. Io mi sgolo per far capire che gli 80 euro di oggi servono per garantire lo stipendio di domani. Quelle di ruolo invece sì, loro scioperano sempre. E invece tu che hai fatto?”</p>
<p>“Due figli e mille lavori precari e di merda”</p>
<p>“Due figli?? E di quanti anni?”</p>
<p>“Giorgia ha otto anni e ha finito la seconda elementare e Federico  ne ha undici e ha finito la prima media.”</p>
<p>“E dove li mandi a scuola?”</p>
<p>“E dunque Giorgia va alla Suola Americana e Federico dai Salesiani.”</p>
<p>“???”</p>
<p>Nausica strabuzza gli occhi come se le avessi appena confessato di aver sgozzato il mio commercialista.</p>
<p>“Ma no dai scherzavo! Con loro sono stata fortunata perché sono riuscita a fargli fare il tempo pieno a tutti e due, grazie alle larghe vedute e ai salti mortali  della dirigente scolastica che c’era prima, ma quelli che iniziano la prima adesso proprio non so.”</p>
<p>“E con ‘sti tagli! Stiamo facendo passi da gigante ma all’indietro. Verso la scuola dei nostri tempi con la Maestra Unica e il grembiulino col fiocco”</p>
<p>“Mamma mia. Tra un po’ ritorneremo alle flessioni in cortile il sabato mattina con la gonnellina nera e la camicia bianca”</p>
<p>Nel frattempo si sono formati dei capannelli, secondo uno schema sociologico ben preciso. Da un lato le forze dell’ordine, dall’altro lato i pensionati e nel mezzo i giornalisti che intervistano la segretaria provinciale del sindacato scuola. L’operatore fa una lunga zoomata sui manifestanti e si sofferma su  Nausica. È mora, riccia  ha un bel viso  regolare e grandi occhiali da sole che le nascondono  parte del volto. Stamattina la camicetta bianca mette in risalto l’abbronzatura dorata.</p>
<p>La manifestazione è agli sgoccioli e ne approfitto per chiedere a Nausica il numero di telefono. Forse l’ultima volta che ci siamo viste i telefonini non c’erano ancora. O se c’erano noi due non eravamo nelle condizioni economiche per potercelo permettere.</p>
<p>“Magari la prossima settima ci sentiamo e ci facciamo una mangiata a casa mia.”</p>
<p>“ Dai è un secolo che non parliamo un po’.  Abbiamo minimo una dozzina di anni di arretrato”</p>
<p>Il presidio finisce e la “folla” si disperde. Io e Nausica ci scambiamo i rispettivi numeri di telefono e restiamo d’accordo di sentirci la prossima settimana.</p>
<p>“Dai non facciamo passare altri dodici anni.”</p>
<p>“Beh comunque mi sa che in futuro, se dura questo governo, ci saranno ancora un casino di manifestazioni”</p>
<p>La settimana successiva la chiamo e decidiamo di vederci  a casa sua. Abita a Bordighera.</p>
<p>“Ciao Nausica, Cosa ti porto? Approfittane che sono a inizio mese”</p>
<p>“Ma niente, dai, cosa vuoi portare?”</p>
<p>“Che ne dici di pasta con le zucchine? Hai della pasta?”</p>
<p>“Ho sempre della pasta. Cos’è? Una delle tue ricette pasta a quello che avevo nel frigo?”</p>
<p>“No adesso è pasta a quello che avevo nel portafoglio. Sai ho serie difficoltà ad arrivare alla terza settimana, soprattutto nei periodi in cui non lavoro, cioè la maggior parte dell’anno. È brutto non arrivare alla fine del mese”</p>
<p>“Economicamente o fisicamente?”</p>
<p>“Le due cose sono legate, ormai ci sono abituata. Ci si abitua a tutto. I primi tempi quando mi bloccavano il bancomat andavo nel panico. Adesso ai primi del mese faccio incetta di tutto: scatolette, shampoo, carta igienica. All’inizio pensavo fosse colpa mia, sono andata in depressione. Ora so che vivo in un mondo di merda. ”</p>
<p>“E vada per la pasta con le zucchine. Ti aspetto”</p>
<p>Guido coi finestrini aperti e gli U2 a tutto volume lungo l’Aurelia che serpeggia tra il cemento. Porticcioli e appartamenti per vacanze. Desolatamente vuoti. Penso a Nausica e a Nasusicaa.</p>
<p>L’accoglienza, l’ospitalità. Non si spaventa quando sulla spiaggia vede Ulisse, nudo, che sbuca dai cespugli. Le ancelle con cui fino a un attimo prima aveva giocato a beach volley  se la battono impaurite. Non  Nausicaa. Lei gli va incontro serena, sorridente. Gli offre dei vestiti puliti, lo invita a casa sua. E’la figlia di Alcinoo re dei Feaci. La sua è  anche una storia di abbandono perché poi Ulisse se ne torna dalla moglie. Come la maggior parte delle volte. Forse per questo ha le due A nel nome. Una sta per accoglienza e l’altra per abbandono. Nausica, la mia amica invece ha una sola A. La mia amica si è dovuta abituare subito ai tagli, infatti l’impiegato dell’anagrafe le ha  affettato il nome. E così lei è Nausica con una A sola.</p>
<p>La mia amica  abita in un appartamentino piccolo e confortevole, a due passi dal mare. È facile trovarla. Mi apre la porta e ci abbracciamo contente. Mi fa strada verso la cucina, noto con piacere che ha apparecchiato sul terrazzino che si affaccia su una vista magnifica. Il  mare è una tavola di petrolio su cui luccicano alcune lampare. La brezza marina allenta la morsa della calura estiva. Nausica ha anche sistemato delle citronelle per le zanzare che a quest’ora non perdonano.</p>
<p>“Ti va una birretta?”</p>
<p>“E vada per la birretta”</p>
<p>“Che bella casa che hai, paghi tanto di affitto?”</p>
<p>“Cinquecento pago.”</p>
<p>“E scusa se te lo chiedo, ma quanto guadagni?”</p>
<p>“1125, circa 1200, ma se togli l’affitto, 200 euro di rata della macchina che ho dovuto fare così alta per togliermela il prima possibile, d’inverno, quando ho lo stipendio, due bollette, il mangiare non è che resta molto per vivere”</p>
<p>Mentre Nausica mette l’acqua a bollire mi guardo intorno. Molti libri. Molti Cd.  Sul frigorifero, attaccati con delle calamite, ci sono alcuni disegni fatti dai bambini. Un drago viola firmato  Matteo seconda A. Una casa e una bambina con un vestito a fiori, firmato Giulia quarta B. Un cavallo bianco, Alice anni 9.</p>
<p>“Che belli questi disegni, sono dei tuoi alunni?”</p>
<p>“Sì, mi riempiono di disegni. Ma io ogni anno cambio scuola. Le ho girate tutte in questi ultimi 12 anni, te lo assicuro. Hai voglia a dirti di non affezionarsi ai bambini, non è facile. Li segui per un anno, vedi i loro progressi, instauri un legame e poi l’anno dopo … altra scuola, altro giro, altri regali”</p>
<p>“Per quanto  ti imponi di affezionarti poco ai bambini, non puoi impedire a loro di affezionarsi a te. E l’anno dopo ti perdono e ne arriva un’altra. Alla faccia della continuità didattica. Pensa che mia figlia in due anni ha già cambiato due maestre di italiano e pare che a settembre ne venga una terza. Ma io mi incateno nuda davanti alla scuola l’anno prossimo. Voglio la MAESTRA SIMONAAAA”</p>
<p>Ad un certo punto sento un gracidare di rane. È il cellulare di Nausica.</p>
<p>“Scusa ma è Patrizia dell’associazione e devo assolutamente rispondere”</p>
<p>“Fai, fai. Io mi guardo intorno”</p>
<p>“Pronto? Ciao Patri, sì ho mandato i comunicati stampa e so che Maria Paola ha inviato  la mail a tutti. Dovrebbe  venire un sacco di gente, è importante …  Va bene. Va bene. Allora ci sentiamo domani per la conferma. Ciao”</p>
<p>“Di che associazione fai parte?”</p>
<p>“Si chiama <em>Facciamo scuola insieme</em>, ed è nata dopo la riforma Gelmini. Siamo insegnanti, precari ma anche genitori. Abbiamo organizzato delle assemblee pubbliche per sensibilizzare sul tema della scuola.”</p>
<p>“E alle vostre assemblee ne viene gente?”</p>
<p>“A voglia!! Le nostre sono assemblee con interventi di azione teatrale per incoraggiare il dibattito”</p>
<p>“Fico e ci riuscite?”</p>
<p>“Sì, la gente attraverso questi interventi teatrali è stimolata a partecipare, a dire la sua opinione senza sentirsi a disagio.”</p>
<p>“Ma aspetta. Gente ne viene?”</p>
<p>“A Sanremo eravamo 160 e a Vallecrosia 110. Un’assemblea era intitolata : quale soluzione per la scuola? Un tema difficile è uscito di tutto, anche cambiare governo. O destinare l’8 per mille alla scuola. Le assemblee sono un po’ come delle tappe”</p>
<p>L’acqua bolle, Nausica versa una manciata di sale.</p>
<p>“Pasta lunga o corta?”</p>
<p>“E’ lo stesso, ma forse meglio spaghetti”</p>
<p>Nausica affetta le zucchine e le lascia a sfrigolare nell’olio bollente. La cucina si impregna di un buon odore di aglio fritto.</p>
<p>“Ma questi interventi di animazione teatrale?”</p>
<p>“Ci sono degli attori che  interpretano dei personaggi che si contrappongono, per esempio una maestra dice che schifo in questa scuola io lavoro male, e un’altra le ribatte che invece lei si trova bene. Abbiamo fatto anche  un volantino divertente intitolato “Menù Gelmini: antipasti, grembiulino in tutte le salse, primi Maestro Unico all’arrabbiata, Riso amaro. Secondo, tagliata di sostegni, Spezzatino di bidelli, dolce, Tiraci su dal fondo”</p>
<p>“Bravi e creativi”</p>
<p>Appeso ad una parete c’è un ritaglio di giornale incorniciato. Il titolo dice: “<em>Io precaria, non riesco a pagare la lavatrice”</em></p>
<p>Ma sei tu questa??”</p>
<p>“Sì ad una manifestazione mi hanno intervistata e io ho parlato della condizione del precario a cui non concedono rate proprio perché precario, e la giornalista ha fatto questo titolo di me che non riesco a pagare la lavatrice. Il giorno dopo tutti i miei amici mi hanno telefonato per offrirsi di pagarmi una rata. Ma io non volevo dire che non riesco a pagare le rate della lavatrice.”</p>
<p>“Lo so se non hai una busta paga regolare non ti danno i finanziamenti. Non dirlo a me che ho avuto per due anni un contratto di collaborazione coordinata e continuativa e non davo affidamento. Tu come fai?”</p>
<p>“I precari pagano in contanti. E poi io ho imparato a fare certe trampe. Sbianchetto la busta  paga dove c’è scritto fine lavoro a giugno, poi faccio la fotocopia e quando la presento sotto il tavolo tengo le dita incrociate. Ma cosa devo fare?”</p>
<p>“E fai bene”</p>
<p>“In questo modo sono riuscita a pagarmi le rate della macchina. A dire il vero a me non serviva. Ho sempre viaggiato sulle due ruote. Hai presente le alluvioni a Sanremo? Beh me le son fatta tutte sul motorino. Poi mi hanno dato la nomina ad Apricale e a Seborga  ho dovuto per forza comprarmi una macchina. Adesso sono fortunata ho il motorino, la macchina.”</p>
<p>“Che sciccheria! Ma perché sei andata ad insegnare così lontano?”</p>
<p>“Per fame e non per fede. Nel ’98 chi accettava la nomina nelle scuole di montagna aveva il punteggio doppio. Poi l’han tolto. Cosa vuoi all’inizio ero anche ingenua, certe cose non le sapevo. Mi hanno mandato  Seborga, poi ad Apricale. Nell’entroterra la vita costa un po’ meno e c’è pieno di extracomunitari. Tra il 20 e il 40%i sono figli di stranieri, anche dal nord Europa.  E meno male che riempiono le nostre scuole, ci danno lavoro. Ben vengano. Io mi son fatta davvero tutte le scuole. Pensa che il primo anno sono stata  anche il CTP. Non ci voleva andare nessuno. Avevano paura, invece no. È stata una bellissima esperienza sia dal punto di vista economico che da quello umano”</p>
<p>“CTP?”</p>
<p>“Sarebbe Centro Territoriale Permanente. Il carcere. Io insegnavo ai corsi di alfabetizzazione per adulti.”</p>
<p>“E come si lavora coi carcerati?”</p>
<p>“Guarda benissimo, anche coi bambini è bello, ma gli adulti sono più motivati. Magari ti ritrovi ad insegnare la grammatica italiana a gente che nel suo paese è laureata. La gente ha paura di ritrovarsi dei delinquenti alla porta, ma non è così. Io ho avuto il coraggio e la curiosità.”</p>
<p>“E chi hai trovato in carcere?”</p>
<p>“Per lo più extracomunitari. Con qualcuno ci siamo anche visti dopo, fuori.”</p>
<p>La pasta è quasi pronta. Nausica la scola nel lavandino e poi la rovescia sopra le zucchine fumanti. Stappa due birrette e me ne porge una.</p>
<p>“Certo non è una vita star lì ad aspettare la nomina dal provveditorato.”</p>
<p>“Non sei mai in grado di programmare niente. Fai sempre i salti mortali per arrivare alla fine del mese.”</p>
<p>“E figli?”</p>
<p>“Ecco un altro punto dolente. Aspetti sempre, rimandi. Se sei un minimo responsabile non ne fai. Poi diventa troppo tardi. Io ho avuto la fortuna che quando ho smesso di convivere col mio compagno ho sempre avuto incarichi annuali.”</p>
<p>“Beh se vuoi ti presto i miei per una settimana vedrai che dopo ti fai sterilizzare”</p>
<p>“Io mi sento sempre in uno stato da teenager ma ho 39 anni. Il precariato incide su tutto. E poi io sol fare solo questo. io dico sempre che il precariato è la scomunica sociale.  Toglie la dignità ai cittadini. Meno male che non ho spese mediche.”</p>
<p>“Una generazione tenuta in ostaggio. La cosa ancora più assurda è che quello della scuola è il settore più importante. Se ad uno stato civile togli la sanità e la scuola cosa resta?”</p>
<p>“L’Italia”</p>
<p>“Insomma gli insegnanti formano gli individui e le maestre sono la prima figura, dopo la famiglia, che i nostri figli incontrano. Certi errori te li porti dietro per tutta la vita”</p>
<p>“E non solo le tabelline ma pensa anche alla socializzazione e al ruolo della scuola.”</p>
<p>Abbiamo spazzolato la pasta e facciamo saltare il tappo ad un’altra birretta. Mi accendo una cicca e Nausica mi porta un portacenere azzurro un po’ scalcagnato e con dei teneri fiorellini gialli dipinti sopra.</p>
<p>“Anche questo un regalo dei tuoi alunni? Ma tu che materie insegni?”</p>
<p>“Ma tutte le insegno. A seconda di dove mi mandano. Ho iniziato con francese perché a Ventimiglia era riconosciuta come lingua prevalente, poi è diventato l’inglese e così ho perso il posto. Ma il bello è che i corsi professionalizzanti li fanno fare solo a quelle di ruolo. Duecento ore e olè imparano l’inglese. I precari sono anche i più motivati. Io ho accettato la nomina per insegnare alla Maria Montessori  ma ho dovuto fare un corso che mi è costato ben 600 euro e son stata fortunata perché gli  altri 600 li sganciava la Regione”</p>
<p>Aiuto Nausica a sparecchiare e poi la vedo che traffica tra il frigo e il lavandino. Presto si materializza tra le sue mani un meraviglioso Tiramisu.</p>
<p>“Questo è il Tiracisu-dal-fondo del Menu Gelmini”</p>
<p>“Madonna non mi parlare della Ministra che ogni volta che appare in televisione con quegli occhialini e quel fare da saputella  esce il peggio di me. Di solito la commento con parole che hanno a che fare col mestiere più antico del mondo”</p>
<p>“Sì è il peggio che potevamo tirar fuori. Com’è il mio Tiramisu?”</p>
<p>“Il meglio che potessi tirar fuori. Ma non devo esagerare 10 secondi sulle labbra tutta la vita sui fianchi”</p>
<p>“Lo bevi un caffè?”</p>
<p>“Volentieri, ma senti perché non ce lo andiamo a prendere sulla passeggiata mare? Ho cinque euro stasera si folleggia”</p>
<p>“Anche te non è che te la passi benissimo”</p>
<p>“Siamo in quattro con uno stipendio. Sai ci sono delle volte che quando vado a prendere mia figlia dopo la scuola mi dice che ha sete e fame e le dico: scegli o la focaccia o l’acqua. Ma te l’ho detto ci si abitua a tutto.”</p>
<p>“Dai stasera facciamo le fighe, andiamo a berci il caffè sulla passeggiata e guardiamo le lampare.”</p>
<p>“Prendo la borsa. Al resto ci penserò domani.”</p>
<p>“Ma sì in fondo … domani è un altro giorno”</p>
<p>Nausica si volta verso di me e mi fa: “Che dici basteranno cinque  euro per due granite??”</p>
<p>Usciamo, io e Nausica al verde nella notte nera.</p>
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		<title>C: consulenza                           di Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 13:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<category><![CDATA[involuzione lingua italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[C: consulenza: (s.f.) parere tecnico dato da un esperto GARZANTI  DIZIONARIO ITALIANO  la lingua italiana grazie alla tecnologia si è involuta. ciò ha portato anche ad un&#8217;involuzione nei rapporti umani? Mi piace uno. Prima di mettermi in qualche casino mando un sms alla mia consulente sentimentale e vedo cosa mi consiglia. -         Ciao mi piace [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=267&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C: consulenza: <em>(s.f.) </em>parere tecnico dato da un esperto</p>
<p><strong>GARZANTI  DIZIONARIO ITALIANO</strong></p>
<p><strong> la lingua italiana grazie alla tecnologia si è involuta. ciò ha portato anche ad un&#8217;involuzione nei rapporti umani?</strong></p>
<p>Mi piace uno. Prima di mettermi in qualche casino mando un sms alla mia consulente sentimentale e vedo cosa mi consiglia.</p>
<p>-         Ciao mi piace 1</p>
<p>-         Ciao sn contenta per te</p>
<p>-         Quando metto mani in sue mutande?</p>
<p>-         Quando lui mette lingua in tua bocca</p>
<p>-         Se non mette?</p>
<p>-         Frocio o disinteressato</p>
<p>-         Io m m paura</p>
<p>-         D cosa?</p>
<p>-         Rifiuto</p>
<p>-         Impossibile lui gay</p>
<p>-         No gay sposato cn figli</p>
<p>-         Xké paura?</p>
<p>-         Paura  fregatura</p>
<p>-         Uomini = fregatura fai sex snza amore</p>
<p>-         No capace</p>
<p>-         Sforzati</p>
<p>-         Cme  faccio?</p>
<p>-         Cme uomini</p>
<p>-         Io romanticona  </p>
<p>-         Tu scema svegliati</p>
<p>-         Io scrittogli sms giovedì sera libera cme uccello</p>
<p>-         Era meglio scrivere libera cme aria ora lui paura</p>
<p>-         D cosa?</p>
<p>-         Xkè lui vuole fare conquista tu rotto giocattolo</p>
<p>-         Ma lui scemo?</p>
<p>-         Lui uomo</p>
<p>-         Tergiversa</p>
<p>-         No interrsto te</p>
<p>-         Che faccio?</p>
<p>-         Mollare presa guardare altrove</p>
<p>-         Grz tvb</p>
<p>-         Ank’io tvb</p>
<p>Sì ha ragione la mia amica. Menarselo tanto non vale mai pena.</p>
<p>Colonna sonora:         Like  a virgin                  Madonna</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/category/il-caffe-del-porto-narrativa-e-poesia-inedita-o-quasi/'>Il Caffè del Porto [Narrativa e Poesia inedita o quasi]</a> Tagged: <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/amore/'>amore</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/consigli/'>consigli</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/consulenza/'>consulenza</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/involuzione-lingua-italiana/'>involuzione lingua italiana</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/messaggi/'>messaggi</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilpuntog.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilpuntog.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilpuntog.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilpuntog.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilpuntog.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilpuntog.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilpuntog.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilpuntog.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilpuntog.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilpuntog.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilpuntog.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilpuntog.wordpress.com/267/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilpuntog.wordpress.com/267/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilpuntog.wordpress.com/267/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=267&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>da quando non ci sei più.                      di Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 18:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Caffè del Porto [Narrativa e Poesia inedita o quasi]]]></category>
		<category><![CDATA[alberti]]></category>
		<category><![CDATA[geneviève]]></category>
		<category><![CDATA[NARRATIVA]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quando non ci sei più mi è andata via la voglia di scrivere. Tutte quelle storie che evaporavano dalle mie dita sono scomparse. Perché tu, e solo tu, sei sempre stato l’unico destinatario delle mie parole, pubbliche o private che fossero. Da quando non ci sei più non ho più voglia di comunicare niente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=259&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando non ci sei più mi è andata via la voglia di scrivere. Tutte quelle storie che evaporavano dalle mie dita sono scomparse. Perché tu, e solo tu, sei sempre stato l’unico destinatario delle mie parole, pubbliche o private che fossero.</p>
<p>Da quando non ci sei più non ho più voglia di comunicare niente a nessuno perché l’unica persona con cui avevo voglia di farlo eri tu e ora tutto mi sembra avvolto nell’indifferenza.</p>
<p>Da quando non ci sei più in me è sceso un grande silenzio che a volte sfiora l’afasia.</p>
<p>Da quando non ci sei più non ho voglia di comprarmi vestiti, agghindarmi, mettermi orecchini. Da quando non ci sei più i miei scialli colorati sono finiti in fondo a un cassetto privi di vita.</p>
<p>Da quando non ci sei più non ho voglia di sentire musica, ballare e volare via.</p>
<p>Da quando non ci sei più non ho più voglia di partire perché l’unico ritorno possibile eri tu e le tue braccia erano la casa, la partenza e l’arrivo.</p>
<p>Da quando non ci sei più mi sento come una  pianta secca che non ha nemmeno più bisogno d’acqua.</p>
<p>Da quando non ci sei più lo scorrere del tempo mi è diventato indifferente.</p>
<p>Io continuo a vivere e tu non ci sei più.</p>
<br />Filed under: <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/category/il-caffe-del-porto-narrativa-e-poesia-inedita-o-quasi/'>Il Caffè del Porto [Narrativa e Poesia inedita o quasi]</a> Tagged: <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/alberti/'>alberti</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/genevieve/'>geneviève</a>, <a href='http://ilpuntog.wordpress.com/tag/narrativa/'>NARRATIVA</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ilpuntog.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ilpuntog.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ilpuntog.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ilpuntog.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ilpuntog.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ilpuntog.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ilpuntog.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ilpuntog.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ilpuntog.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ilpuntog.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ilpuntog.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ilpuntog.wordpress.com/259/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ilpuntog.wordpress.com/259/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ilpuntog.wordpress.com/259/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=259&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Geneviève Alberti</media:title>
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		<title>Il mio elenco dei desideri                                              genevieève alberti</title>
		<link>http://ilpuntog.wordpress.com/2010/11/25/il-mio-elenco-dei-desideri-genevieeve-alberti/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 08:15:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[BACHECA]]></category>
		<category><![CDATA[Il Caffè del Porto [Narrativa e Poesia inedita o quasi]]]></category>
		<category><![CDATA[disoccuoazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>
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		<description><![CDATA[Vorrei togliere la parola disoccupata dal mio vocabolario. Vorrei non sentirmi dire sei troppo vecchia per lavorare ogni volta che mi presento ad un colloquio di lavoro. Perché mi ci sto cominciando a sentire. Vorrei riuscire ad arrivare a fine mese senza  avere il bancomat bloccato e dover chiedere a mia madre i soldi per  [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=256&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei togliere la parola disoccupata dal mio vocabolario.</p>
<p>Vorrei non sentirmi dire sei troppo vecchia per lavorare ogni volta che mi presento ad un colloquio di lavoro. Perché mi ci sto cominciando a sentire.</p>
<p>Vorrei riuscire ad arrivare a fine mese senza  avere il bancomat bloccato e dover chiedere a mia madre i soldi per  fare la spesa al discount.</p>
<p>Vorrei lavorare per non farmi bloccare il bancomat l’8 di ogni mese.</p>
<p>Vorrei non far parte della categoria sociale i nuovi poveri, né i vecchi poveri. Vorrei che non ci fossero né nuovi né vecchi poveri.</p>
<p>Vorrei un futuro per i miei figli ma anche un presente per me adesso.</p>
<p>Vorrei non dover dire a mia figlia quando esce da scuola scegli o la focaccia o l’acqua.</p>
<p>Vorrei non sentire più mia figlia dirmi … quando hai i soldi mi compri un evidenziatore, una paio di calze corte un pacchetto di figu dei Cesaroni, perché non sono grandi cifre</p>
<p>Vorrei portare i miei figli al cinema qualche volta.</p>
<p>Vorrei non sentire più la parola raccomandato e raccomandazione ma meritocrazia e competenza.</p>
<p>Vorrei non sentire più le parole precario e interinali tempo determinato cococo cocopro senza le parole ammortizzatori sociali.</p>
<p>Vorrei non dover più pronunciare la parola speranza per un posto in nero sottopagato a termine.</p>
<p>Vorrei non sentirmi più dire ad un colloquio di lavoro di essere troppo qualificata per quel posto perché sono orgogliosa di essere laureata perché lo studio è un valore, apre la mente, qualifica ed eleva.</p>
<p>Vorrei non dover più dire “devo trovare i soldi” quando a mia figlia scadono i buoni mensa. O mio figlio ha una visita privata dall’ortopedico.</p>
<p>Vorrei lavorare senza prima darla a qualcuno. Né votare per qualcuno dopo.</p>
<p>Vorrei non andare più al collocamento ogni settimana e sentirmi dire che non c’è niente.</p>
<p>Vorrei che l’agenzia interinale non mi mandasse un sms solo il giorno del mio  compleanno ma per una chiamata al lavoro.</p>
<p>Vorrei qualche volta essere presa in considerazione e non scartata a priori perché fuori dal contratto di apprendista.</p>
<p>Vorrei che il costo del lavoro fosse più basso.</p>
<p>Vorrei non dovermi giustificare ad ogni colloquio perché ho dovuto rinunciare al posto fisso 10 anni fa quando sono diventata madre.</p>
<p>Ho avuto due figli. nessun aiuto. Ma mai riusciranno a farmi dire che non avrei dovuto farli. Non si può scegliere tra maternità e sopravvivenza.</p>
<p>Vorrei una classe politica che pensasse al paese. Ai disoccupati, ai precari.</p>
<p>Vorrei non dover arrampicarmi su qualche gru al freddo.</p>
<p>Vorrei qualche porta aperta talvolta e non solo rifiuti.</p>
<p>Vorrei un’occasione. Ancora una.</p>
<p>Vorrei non sentirmi dire “mio padre  non aiuta i comunisti”</p>
<p>Vorrei non sentirmi più dire sei comunista, come un insulto.</p>
<p>Vorrei partecipare ad un concorso pubblico  e non farmi scavalcare dalla nipotina di qualcuno.</p>
<p>Vorrei non dover più fare vertenze per essere pagata quello che mi spetta nei tempi in cui mi spetta.</p>
<p>Vorrei non sentirmi più dire che le lauree umanistiche non servono a niente, e valgono carta straccia. Un paese civile ha bisogno di idraulici, spazzini, commercialisti filosofi e drammaturghi.</p>
<p>Vorrei che non mi dicessero più che non mi adatto a fare tutti i lavori perché ho pulito culi in un manicomio lavorato in fabbrica venduto enciclopedie porta a porta</p>
<p>Vorrei non dover scrivere disoccupata o casalinga sui documenti</p>
<p>Vorrei buttare via il mio curriculum vitae e non doverlo aggiornare settimana dopo settimana mese dopo mese.</p>
<p>Vorrei non sentirmi più una fallita perché ancora non ho un lavoro fisso.</p>
<p>Vorrei non sentirmi in colpa quando mi chiedono se lavoro e io dico che sto ancora cercando.</p>
<p>Vorrei non leggere più annunci “cercasi segretaria di bella presenza”</p>
<p>Vorrei trovare un lavoro. E basta.</p>
<p>Vorrei non sentirmi dire che  se non trovo lavoro è colpa mia perché non è possibile</p>
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			<media:title type="html">Geneviève Alberti</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Recensioni                          di Geneviève Alberti</title>
		<link>http://ilpuntog.wordpress.com/2010/11/09/recensioni-di-genevieve-alberti/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 09:15:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Circolo dei Libridinosi [Letteratura]]]></category>
		<category><![CDATA[adelphi]]></category>
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		<description><![CDATA[Prima puntata  Ci sono libri che si leggono tutto d’un fiato e quando arrivi all’ultima pagina ti penti di essere andato così in fretta. Ti sei lasciato totalmente assorbire e quando lo chiudi provi una sorta di vertigine e vorresti ri-catturare le sensazioni che ti hanno accompagnato per tutta la storia. Torni indietro per  ritrovare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=252&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong>Prima puntata</strong></p>
<p style="text-align:center;"> Ci sono libri che si leggono tutto d’un fiato e quando arrivi all’ultima pagina ti penti di essere andato così in fretta. Ti sei lasciato totalmente assorbire e quando lo chiudi provi una sorta di vertigine e vorresti ri-catturare le sensazioni che ti hanno accompagnato per tutta la storia. Torni indietro per  ritrovare quell’atmosfera, o il gesto di un personaggio,  una frase, un concetto che già galleggiava in te ma che solo quell’autore è riuscito a fissarlo con grande efficacia. E per questo un po’ lo invidi.</p>
<p>Altri libri sono così noiosi, inutili, banali che quando li hai finiti provi solo sollievo e un gran senso di liberazione. Per un po’ ti resta la percezione di aver sprecato del tempo.</p>
<p>In questo 2010 ho letto la solita montagna di libri ma quelli che mi hanno  lascito qualcosa sono davvero pochi. Senza dubbio <strong><em>Zia Mame</em></strong><em>, </em>di<em> </em>Patrick Dennis (Adelphi) che ho divorato o sul mio ermo scoglio l’estate scorsa. È spiritoso, originale, completo. Chi non vorrebbe avere una zia come lei? Spensierata, folle, irresponsabile, coinvolgente, eccentrica, divertente. Tra le pagine di Patrick Dennis il tempo vola. La vicenda si dipana dagli Anni Trenta agli Anni Cinquanta. Un ragazzino viene affidato dal padre alla sorella, la zia Mame, sconosciuta e insieme iniziano una serie di mirabolanti avventure. È il percorso di crescita per un ragazzino, sapientemente guidato da un’adulta  anticonformista e  libera. Leggendo  ti chiedi chi, tra zia e nipote,  sia l’adulto e chi il ragazzino. Il romanzo non è una novità editoriale, in quanto fu pubblicato per la prima volta negli States negli anni Cinquanta dopo essere stato rifiutato da ben 19 editori. Ciò la dice lunga sulla lungimiranza della categoria! In Italia fu proposto da Bompiani nel 1958 e ripubblicato da Garzanti negli Anni Settanta. Dal 2009 è nelle librerie, oggi,  grazie ad Adelphi ed in breve tempo è salito al vertice delle classifiche tra i libri più venduti per molte settimane.</p>
<p><strong><em>L’animale morente</em></strong><strong> </strong>di Philip Roth (Einaudi) è un concentrato di saggezza. Non puoi non condividere le riflessioni dell’anziano professore, l’animale morente, (ma è veramente lui l’animale morente?) perché ti si sedimentano dentro. “<em>Il grosso scherzo che ti fa la biologia è che raggiungi l’intimità con una persona prima di sapere qualcosa di lei. Fin dal primo momento, hai capito tutto. (…) e l’attrazione non dev’essere necessariamente la stessa: lei può essere attirata da una cosa, tu da un’altra.” </em>La chimica dell’attrazione non spiega perché ciò che ti attrae oggi di una persona è ciò che ti respinge domani. Philip Roth affonda le dita nella complessità del matrimonio (e dei rapporti umani),  restituendoci un quadro, desolante ma veritiero. È lo  sguardo disincantato di un vecchio, puntato sulle cose, sulla gente. <em>“cos’è questa gente nuova, quando la conosci </em>veramente<em>?</em> <em>È la solita vecchia gente mascherata. Non ha proprio niente di nuovo. È gente.”</em>  L’autore liquida con poche frasi tutta la letteratura, anche cinematografica, a cui tutte prima o poi abbiamo creduto in materia di Principi Azzurri, Uomini Giusti, Metà della Mela eccetera:”<em>la vita ti frustra, (…) e tu diventi una persona molto auto protettiva e finisci per dirti Che vadano all’infermo, (…) è il sentirsi rifiutati così su due piedi (…) è un peccato ma ti passa la voglia.” </em>Qualcuno l’ha etichettato come un libro sulla gelosia perché ne parla, ma è solo una delle chiavi di lettura di questa storia breve. Disilluso, cinico e realista Roth,  fa a pezzi la retorica della famiglia, e di ciò in questo periodo se ne sentiva  un gran bisogno. Si può semplicemente dire che l’autore offre spunti di riflessione sulla vecchiaia? È solo questo? No <em>L’animale morente </em>è molto altro. Provare per credere.</p>
<p>Rossana Campo è un’autrice che compro a scatola chiusa.  Dovesse scrivere un manuale di idraulica lo comprerei e lo leggerei con lo stesso entusiasmo con cui ho letto tutti i suoi romanzi. È stato il commesso della vecchia Feltrinelli di piazza della Nunziata a farmela conoscere, un pomeriggio degli anni ’90, in cui ero in libreria alla ricerca di qualcosa che mi mettesse di buon umore. Da allora non l’ho mai abbandonata. Certo <em>In principio erano le mutande, </em>resta un indiscusso capolavoro, fonte di ispirazione per un’intera generazione di ragazze dalla penna facile. Di lei amo lo stile schietto, i dialoghi veraci, le ambientazioni multietniche ma anche la grande forza evocativa, i personaggi  a tutto tondo. Rossana non è mai banale. Da giugno sugli scaffali ci sono le sue <strong><em>Lezioni di arabo</em></strong><strong><em>, </em></strong>edite da Feltrinelli come tutti i suoi romanzi precedenti. Questa è una storia a flash back malinconica, cruda, sullo sfondo di una Parigi inevitabilmente multietnica, guardata e descritta da chi non conosce il pregiudizio. La malinconia delle <em>Lezioni </em>ha preso il posto dell’ironia delle  <em>Mutande. </em>Forse non è neanche il migliore, ma Rossana è sempre Rossana. Come una caramella da scartare ad inizio giugno e da assaporare lentamente.</p>
<p>Sullo scaffale dei libri inutili agonizza un autore di cui si fa molto volentieri a meno. Eppure è uno che “vende” e vende perché viene letto. Non so cosa spinga i lettori ad appassionarsi ai suoi libri, né il suo editore a pubblicarlo. Ma tant’è, è un caso editoriale. Sto parlando di Fabio Volo. Per ricordare cosa ho letto devo andare a vedere perché mi è passato addosso come acqua fresca.</p>
<p>Vediamo: <strong><em>Esco a fare due passi</em></strong>, U<strong><em>n posto nel mondo. </em></strong>Il primo mi ha incuriosito perché me ne ha parlato una mia ex compagna di università. E il secondo perché ero dovevo fare un breve viaggio in treno e all’edicola non avevano altro. Per ricordarmi qualcosa devo rileggere la quarta di copertina perché, anche sfogliandolo, non riesco proprio a ricordarmi niente: “<em>cosa succede quando un ragazzo di ventotto anni (…) si mette di fronte ai temi importanti della vita, 1uelli con la T maiuscola? (…)”. </em>All’autore niente, di sicuro. A chi lo legge, uno sbadiglio. Quando sono arrivata all’ultima pagina di <em>Esco a fare due passi </em>e di<em>  </em> <em>Un posto nel mondo </em>mi è venuta fortissima la tentazione di piantare due oleandri in giardino per riequilibrare con gli alberi ingiustamente tagliati. Eppure tanta gente si riconosce nelle banalità da bar che scrive l’autore. E tanti bei manoscritti restano nei cassetti perché sono poco “commerciali.”</p>
<p>Metti una sera a cena. Una famiglia alto borghese, colta, un ristorante elegante. Una conversazione normale su vacanze, film. Perché sono lì? Qual è l’argomento che tentano di evitare? È ciò che ruota intorno alla <strong><em>Cena </em></strong>di Herman Koch (Neri Pozza Editore), considerato la novità editoriale dell’anno.  Una trama originale, ben scandita, con la suspense di un vero thriller che pagina dopo pagina non solo ti cattura ma ti fa venire la pelle d’oca. Il motivo per cui sono a cena è quella di trovare una soluzione a ciò che hanno combinato i figli adolescenti. Prevarrà il senso di giustizia? La protezione che scatta nei confronti dei figli che restano tali anche se hanno commesso il più atroce e “gratuito” dei delitti?</p>
<p>Per ora la chiudiamo qui. Ma sullo scaffale ci sono ancora molti altri libri con cui ho trascorso momenti piacevoli e istruttivi e di cui voglio parlare.</p>
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		<title>Intervista a Carlo Lizzani    di          Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 10:50:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Carlo Lizzani, raccolta da Geneviève Alberti il 28 aprile 2010   In occasione della mia tesi di laurea &#8220;La Resistenza tra storia e memoria&#8220;, i cui relatori erano il Prof. Fabio Caffarena e il Prof. Saverio Zumbo, sono andata a Roma e ho avuto il privilegio di intervistare Carlo Lizzani, ricavandone un&#8217;esperienza straordinaria [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=244&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista a Carlo Lizzani, raccolta da Geneviève Alberti il 28 aprile 2010</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>In occasione della mia tesi di laurea &#8220;<em>La Resistenza tra storia e memoria</em>&#8220;, i cui relatori erano il Prof. Fabio Caffarena e il Prof. Saverio Zumbo, sono andata a Roma e ho avuto il privilegio di intervistare Carlo Lizzani, ricavandone un&#8217;esperienza straordinaria sia dal punto di vista culturale che umano. E&#8217;  proprio vero il detto &#8220;quando uno è grande non se la tira&#8221; . Questa intervista è stata proposta anche dal sito: </strong></p>
<p style="text-align:center;">   <strong>  http://www.filmdoc.it/?s=carlo+lizzani</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ancora oggi il 25 aprile divide, è di due giorni fa il triste spettacolo a cui abbiamo assistito proprio qui a Roma, lanci di uova e ortaggi alla neo eletta Presidente della Regione Lazio Renata Polverini da parte di frange di estrema sinistra. E&#8217;  possibile scrivere una storia condivisa o almeno festeggiare un 25 aprile senza incidenti?</strong></p>
<p><em>Trovo infantile la reazione di alcuni estremisti della sinistra che non capiscono che invece è una nostra conquista,  dell&#8217;egemonia culturale della sinistra,  il fatto di aver comunque piegato e obbligato personaggi, tradizionalmente ostili alla Resistenza, diffidenti, o lontani, a  celebrarla e  considerarla finalmente   un passo decisivo della storia italiana. Non c&#8217;è argomento che tenga. C&#8217;è chi dice che  i partigiani  erano pochi e   la liberazione  dovuta agli americani. Per dirla platealmente,  fossero stati anche pochi o pochissimi abbiamo salvato la faccia. Abbiamo ottenuto il fatto di essere trattati in maniera diversa dai tedeschi e di  essere considerati ufficialmente come parte delle democrazie vincenti. Dopo la caduta del fascismo la creazione di un piccolo esercito partigiano   ha  dato all&#8217;Italia un volto nuovo. Quindi è stato stupido per decenni, da parte della destra,  non calcolare che questo giovava a tutta l&#8217;Italia, questo status   ottenuto grazie alla Resistenza.</em></p>
<p><strong>La Costituzione stessa è scaturita da un lavoro collettivo&#8230; </strong></p>
<p><em>Certo, la Costituzione  è stata il frutto della Resistenza.  Chi demoliva  o denigrava la Resistenza, dicendo che il merito era tutto degli  americani, non si rendeva conto del suo  significato più profondo. Quei pochi avevano dato all&#8217;Italia un volto nuovo con cui presentarsi al tavolo della pace. Questo si è verificato. Quindi finalmente è una conquista costringere politici e conservatori, oggi, a celebrare il 25 aprile. Consideriamolo una vittoria. Li abbiamo costretti. È puerile e assolutamente lontano da noi, che abbiamo fatto la Resistenza, questo volersela prendere con i politici. È importante anche aver ottenuto un grazie alla Resistenza. </em></p>
<p><strong>Perché ha scelto l&#8217;esperienza della Resistenza genovese?</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>E&#8217;  stato un incontro tra chi faceva parte, come aiuto regista o sceneggiatore,  di quel cinema neorealista che aveva ancora tanti oppositori  nei ceti conservatori del nostro paese, con una serie di giovani operatori culturali e critici che a Milano, Torino, Genova avevano come punto di forza la diffusione del buon cinema. </em></p>
<p><em>Attraverso la formula del cineclub diventarono i pilastri di quel nuovo cinema italiano che nelle sfere ufficiali aveva suscitato tanti malumori. Era il periodo in cui si diceva che i panni sporchi si lavano in casa. Basta con queste immagini di miseria, di chi si trova in difficoltà. Ma come son passati 5 anni dalla fine della guerra e ancora un film sulla Resistenza? Insomma basta c&#8217;è stata </em>Roma città aperta , Paisà.</p>
<p><em>Allora ci fu chi pensava  che la Resistenza fosse ancora una miniera di idee e che fosse utile capire quell&#8217;esperienza anche a livello sociale. Fu  importante l&#8217; incontro  tra chi pensava in questo modo e le opposte culture che c&#8217;erano in tutta Italia. Una figura indubbiamente coraggiosa fu “Giuliani”, Gaetano Denegri, “Giuliani” era il nome di battaglia, molto valido, si firmava “Giuliani” col cognome Denegri.</em></p>
<p><strong>Di lui parla lo storico Manlio Calegari, nel suo libro <em>La sega di Hitler</em> lo definisce uno “con il pallino del cinema” che faceva parte del gruppo degli <em>Studenti </em>con il leggendario Buranello, e nel film c&#8221;è lo “Studente” che dialoga col diplomatico . </strong></p>
<p><em>Sì, poi “Giuliani” diventò un produttore professionista, in </em>Achtung! Banditi! <em>non aveva partecipato solo alla sceneggiatura. Fu proprio il motore della formula della Cooperativa affiancato da Dagnino, la cui vedova oggi è ancora viva. E da altri giovani genovesi che videro con entusiasmo non solo l&#8217;idea di celebrare la Resistenza ma anche quella di promuovere in altre città, il Neorealismo. Memorabile, ad esempio, fu la proiezione a Milano di </em>Ladri di biciclette, <em>organizzata da Ugo Casiraghi all&#8217;Odeon, una sala che aveva duemila posti. De Sica aveva le lacrime agli occhi perché  vedeva apprezzamento per il suo film che fu osteggiato. Non era andato male, ma neanche benissimo. Esplose all&#8217;estero. Lode dunque a quegli operatori culturali che avevano avuto l&#8217;intuizione delle potenzialità di film che poi presero Oscar e premi di tutti i tipi. </em></p>
<p><strong>Raccoglieste proprio i soldi in città.</strong></p>
<p><em>Sì, intanto per lanciarla  si organizzò una manifestazione a carattere nazionale cioè facendo venire a Genova alcuni nomi famosi del cinema, nomi popolari in tutta Italia non solo a Genova,  che aderirono alla manifestazione con molta generosità. </em></p>
<p><em>Una generosità che allora univa un po&#8217; tutti, non solo nel cinema. C&#8217;era una sinergia tra pittura, cinema, letteratura.  A  Genova vennero tutti invitati per il lancio della Cooperativa: Carla Dal Poggio, Massimo Girotti, Lattuada, Giuseppe De Santis che era stato il mio Maestro. Poi alla successiva manifestazione venne Visconti dopo la proiezione de </em>La Terra trema,<strong> </strong><em>un film difficile in dialetto siciliano e Visconti ebbe la soddisfazione di vederlo capito e implicitamente unì  il gradimento per il suo film all&#8217;invito a sottoscrivere per questa Cooperativa che avrebbe finanziato un  film sulla Resistenza, realizzato da un giovane amico.  Anche lui ribadì, come aveva fatto De Santis, che ero, a loro parere,  maturo per fare un film. A questa iniziativa aderirono anche attori che poi non ebbero ruoli in </em>Achtung! Banditi!<em> nel film ma che generosamente e senza impegno si prodigarono. </em></p>
<p><em>I finanziamenti, certamente, arrivarono anche  a carattere individuale ma non saremmo mai arrivati a raccogliere una cifra di una certa consistenza se non fossero state coinvolte proprio come organismi, con i loro fondi di cassa, alcune Cooperative. I portuali, i tranvieri, cioè gruppi già strutturati che poterono dare un contributo per raccogliere tanto quanto era necessario. Altrimenti ci sarebbero voluti dei mesi se si fossero raccolti uomo per uomo, donna per donna. Le associazioni di categoria  presero  decisioni al loro interno, nei  loro direttivi e trovarono giusto finanziare o aiutare il finanziamento di questo film. Poi intervenne la  stessa Lega delle Cooperative con un contributo che venne dalla  prevendita in alcuni paesi dell&#8217;Est dove il nostro cinema andava per la maggiore. Arrivarono una trentina di milioni sui 120 che ne servivano. La Lega Coop a sua volta anticipò la somma  con la sicurezza di poter distribuire il film in Cecoslovacchia, in Ungheria, nei paesi insomma dove  aveva molti scambi. Questa fu la storia effettiva della Cooperativa: un insieme di forze collettive. Anche i tranvieri contribuirono. Per questa  ragione  inserimmo nel film la  scena in cui un tranviere è costretto, nonostante lo sciopero, a guidare il tram. Aveva un fucile puntato e quindi fu visto come vittima e protagonista della Resistenza. Scrivemmo questa scena come omaggio proprio perché la Cooperativa dei tranvieri aveva partecipato alla sottoscrizione. Proprio secondo le regole classiche della committenza, come i nobili che finanziavano le grandi opere, anche noi ci giovammo di una committenza organizzata. Anche noi abbiamo obbedito a questa regola, ricavandone, proprio per le abilità degli sceneggiatori, una scena che fu omaggio a chi aveva contribuito a finanziare il film. </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Pensa che oggi sarebbe attuale  ripetere l&#8217;esperienza di una cooperativa che finanzi un film?</strong></p>
<p><em>Ma io non credo perché c&#8217;è uno scollamento tra pubblico e creazione cinematografica. Sì c&#8217;è ancora interesse, ci sono film italiani che ottengono successo.   Pensare però  che si possa  coagulare in un&#8217;iniziativa strati della popolazione oppure gruppi e organizzare una sottoscrizione, lo trovo molto difficile. La gente si è abituata, anche grazie alla televisione,  a ottenere il regalo, il  divertimento.  È lontanissima l&#8217;idea. Inoltre erano tempi di ristrettezze che venivano ancora dalla Resistenza, si aveva la voglia di rinnovare il paese. C&#8217;era un bagno di forze ancora in fermento. Il dibattito politico è  da sempre interessato allo  scollamento col  territorio. Quello della sottoscrizione fu un  fenomeno che poteva emergere allora in un territorio   in cui i legami tra popolazione e mondo sindacale, e delle cooperative, erano molto forti. La politica era il collante di tutto questo.  Oggi non è più così.  Questo collegamento non c&#8217;è più. È la politica stessa a dirlo. </em></p>
<p><em>Poi sì è vero che il cinema italiano aveva delle difficoltà ma aveva un incredibile successo all&#8217;estero. Certi titoli, certi nomi! Ho vissuto con Rossellini la stagione del &#8217;47-&#8217;48. Eravamo insieme a  Parigi, dove si preparava il film (</em>Germania, anno zero). <strong> </strong><em> Riceveva telegrammi che lo invitavano ad andare a Hollywood. Eravamo sulla cresta dell&#8217;onda, facevamo notizia. Oggi  un buon film italiano non fa notizia, può anche vincere il Festival di Cannes, ma non determina una svolta nell&#8217;opinione pubblica per cui si accende improvvisamente un fuoco di simpatia popolare. Arriva la notizia: quel film ha vinto L&#8217;Oscar. Ma non sono fenomeni nuovi per il cinema italiano tali da mobilitare le masse. Il cinema allora era ancora il protagonista del tempo libero. C&#8217;era lo sport, il cinema. Una volta si vendevano 800 mila biglietti l&#8217;anno, adesso se ne vendono 100 mila. Il cinema non è più il protagonista di una rivoluzione culturale. Non può più proporsi come protagonista. </em></p>
<p><strong>Ecco, com&#8217;era accolto il cinema neorealista nelle sale, dal pubblico. Per esempio mio papà che era del &#8217;26 amava molto i film di Rossellini, De Sica,  Visconti, ma era anche avido di cinema americano, dopo vent&#8217;anni di regime fascista. Mia nonna che era del 1909 diceva se devo andare al cinema a vedere della miseria allora me ne sto a casa mia!</strong><em> </em></p>
<p>(il Maestro sorride!)</p>
<p><em>Ma certo era chiaro che il cinema era considerato divertimento, distrazione, coinvolgimento. Dovevano esserci film di guerra con i buoni, i cattivi. Ci doveva essere un intreccio appassionante, una star seducente. Il cinema neorealista appassionò. Fu una sorpresa il successo di </em>Roma città aperta, <em>però  </em>Paisà <em>già era più scarno e aveva meno di quegli elementi forti, quasi di tipo romanzesco,  che aveva in sé </em>Roma città aperta.  Paisà  <em>ebbe un successo limitato come </em>Sciuscià, <em>la storia di questi poveri ragazzini. La stessa sorte toccò a </em>Ladri di biciclette. <em>Il favore del pubblico italiano arrivò  per risonanza, dopo il grande successo internazionale. </em></p>
<p><em>Poi c&#8217;erano film che comunque riecheggiavano il linguaggio neorealista e che  seppero offrire al pubblico momenti di fantasia, riscuotendo un certo successo. </em></p>
<p><em>Per esempio fummo sorpresi dal consenso che </em>Achtung! Banditi!<em> ottenne in moltissime regioni del Sud. Forse all&#8217;inizio pensarono che si trattasse di un film di banditi. Ma si sarebbe sparsa la voce che così non era. Invece il film ebbe un notevole incasso e appunto,  quello che ci sorprese,  fu molto nel sud dell&#8217;Italia,  dove davamo per scontato che non sarebbe andato bene. C&#8217;era anche qualche battuta, un personaggio poteva anche essere divertente, per esempio il diplomatico.</em></p>
<p><strong>Sì ecco il personaggio del diplomatico rappresenta nel film quello sfascio istituzionale dell&#8217;Italia immediatamente dopo il 25 luglio, fa ridere quando si definisce un”diplomatico” e il partigiano ironicamente gli chiede <em>“Sì e di quale governo?” </em>anche il fatto che  la signora Aurora non sia sposata è un altro modo efficace di raccontare “per sintesi” la situazione politica di quel periodo. Una certa critica uscita a botta calda, nel &#8217;51, La rimprovera per la giovane età di allora, di aver lasciato nel tessuto narrativo qualche incompletezza o personaggi che non hanno direttamente a che fare con la storia come appunto il caso della signora Anita la finta moglie del diplomatico. La scena in cui porta i sonniferi al partigiano e si sente rispondere “<em>Ma non sono per me, li prenda Lei  che così almeno la smette di andare avanti e indietro”</em> è molto divertente e serve anche a sdrammatizzare&#8230; </strong></p>
<p><em>Infatti noi volemmo nel film, come avevamo già fatto con De Santis, dare  l&#8217;idea di una pluralità di condizioni sociali dell&#8217;Italia di allora. Così  in </em>Achtung! Banditi! <em>volevamo</em> <em>rappresentare</em>  <em>la signora, i contadini, in montagna. Molto importante fu la centralità della fabbrica. La fabbrica, il lavoro come valore. </em></p>
<p><em>Più passano gli anni e più lo sottolineo.  Inoltre  la fabbrica è stata poco rappresentata nel cinema. Si contano sulle dita di una mano, soprattutto  se si pensa ai fiumi di inchiostro, ai libri, agli studi sulla classe operaia, il proletariato. Ma  nel cinema poi la fabbrica appare  poco&#8230;  </em>I Compagni <em>di Monicelli&#8230; </em></p>
<p>Giovanna &#8230;</p>
<p><em>Sì certo ma sono 5-6 film. Devo dire che l&#8217;immagine della fabbrica c&#8217;è poco. Un po&#8217; anche nel cinema in generale, sia nel cinema francese che in quello inglese, e  americano. È raro. Resta memorabile </em>Tempi moderni.</p>
<p>Ruttman..</p>
<p>Acciaio, <em>però sono pochi i film. È una tematica che dà l&#8217;idea non tanto di povertà ma di una vita monotona. Non è un caso che in </em>Achtung! Banditi! <em>la fabbrica sia teatro di un&#8217;azione clandestina, quindi diventa seducente.  Significativo  è quello che si fa vedere cioè il salvataggio del nostro patrimonio. Un tentativo che  non   riuscì in tutta Italia ma almeno fu importante difendere quei beni che una volta portati all&#8217;estero avrebbero depauperato il nostro paese, soprattutto al nord. Lo smontaggio dei macchinari avrebbe reso più  difficile la ripresa nel dopo guerra. Quindi c&#8217;è anche questo valore della Resistenza come difesa della sopravvivenza economica del paese, la lungimiranza di questo pensiero. Non solo l&#8217;azione attiva, difendersi dall&#8217;essere deportati. </em></p>
<p>Perché il film fu doppiato? Non va un po&#8217; contro l&#8217;estetica neorealista?</p>
<p><em>Eh!! perché allora tutti i film lo erano! Era un retaggio del cinema classico: il doppiaggio e la musica, sempre troppo eccessiva. Se c&#8217;è una cosa che è invecchiata è proprio il doppiaggio. C&#8217;erano attori come Maggiorani, non professionista, come sarebbe venuto? E poi Mastroianni su cui avevamo dei dubbi perché era romano e   come avrebbe fatto il toscano?  Ma poi se la cavò benissimo.  E la Lollobrigida era un&#8217;esordiente, Giuliano Montaldo. Certo che può dare fastidio anche perché poi ci sono voci conosciute che si associano a divi americani&#8230; </em></p>
<p><strong>Sì un partigiano della Valpolcevera con la voce di Cary  Grant!</strong></p>
<p><em>Avremmo dovuto fare un doppiaggio magari con delle voci un po&#8217; più nuove. Questo sì. ma poi però lo ritroviamo anche nei film di Rossellini. Facciamo la </em>Terra trema <em>oppure si doppia. Era un retaggio del cinema classico, doppiaggio e molta musica che non  sapemmo scrollarci di dosso, noi neorealisti. Una via media non esisteva. Però era il sogno di tutti, fare un film parlato in genovese. </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Quale fu il vostro rapporto di registi, intellettuali con il Partito Comunista? Vi sentivate condizionati?</strong></p>
<p><em>No,  io ho scritto sul “</em>Corriere della Sera”  <em>un lungo articolo in cui riprendo questo fatto dell&#8217;egemonia culturale della sinistra che ci fu anche regalata. Uscì  un famoso articolo nel &#8217;53 in cui si disse che il cinema italiano era influenzato: Visconti, De Santis, Monicelli, Lizzani venivano attribuiti al Pci, invece per esempio Monicelli era socialista e anticomunista; tra i fiancheggiatori venivano annoverati: Lattuada, Zampa, Rossellini, De Sica. Tutti artisti che in realtà nella loro vita privata erano se,  non dei conservatori, dei tranquilli borghesi, che però impegnati com&#8217;erano nel cinema diventavano  oggetti eversivi. Questo è un fenomeno che nella storia dell&#8217;arte si è verificato migliaia di volte basti pensare a  Balzac, o ad Agostino Belli che nella vita e non nell&#8217;arte, erano dei conformisti. </em></p>
<p><em>In questo fu cieca la destra, cieca e stupida, perché non seppe raccogliere quei fermenti, né suggerire temi portando dalla sua parte  gli stessi valori. </em></p>
<p><em>Chi era di sinistra ma anche chi non lo era, vedeva la sua opera valorizzata, difesa. </em></p>
<p><em>Sia la stampa, sia il Pci non facevano censure sui nostri film. Il Partito  non criticava anche se non si  rispondeva ai dettami di un&#8217;estetica, li appoggiava. Poi però tra le righe si poteva dire se quel tale film di De Sica … Potevano esserci, sì, delle osservazioni ma non hanno mai costituito elementi di timore, o di sorveglianza. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Togliatti però non mandò avanti l&#8217;esperienza della Cooperativa Spettaori-produttori? </strong></p>
<p><em>Sì è vero, come racconto nel mio ultimo libro</em>  <em>l&#8217;opinione politica fu questa: non è che Togliatti fosse ostile alla Cooperativa ma in virtù dell&#8217;egemonia culturale che ci era stata regalata, lui pensava che fosse settario chiudersi in un certo tipo di produzione. Era anche una questione di  costi. Sapeva quanto fosse dura per le produzioni cinematografiche. </em>La Terra trema<em>, film bellissimo, era stato un fallimento economico. Poi c&#8217;era il giornale, la casa editrice. Da lui ci aspettavamo non un aiuto diretto, ma che influenzasse la Lega delle cooperative a continuare l&#8217;esperienza. Ma Togliatti preferì di no e vista la forza e il prestigio che avevamo ci spinse a navigare in mare aperto. </em></p>
<p><strong>Nel libro afferma: “Il cinema è sintesi e immagini” e infatti <em>Achtung! Banditi! </em>ancora riesce a catalizzare interesse proprio perché è riuscito a toccare molte delle caratteristiche della Resistenza dalle donne, alla lotta clandestina in città, alla variegata composizione delle bande, gli studenti, l&#8217;occupazione della fabbrica e  oltretutto senza mai essere retorico. C&#8217;è la scena delle donne che attraversano il greto del fiume che riesce ad essere molto evocativa senza però scadere nella retorica. </strong></p>
<p><em>Sì, riuscimmo a toccare molti aspetti forse grazie al retroterra culturale che bisogna ricordare è stato forte. Noi avevamo una conoscenza profonda del cinema classico perché al Centro Sperimentale si potevano vedere tutti i film, da quelli  sovietici, all&#8217;espressionismo tedesco. Avevamo una cultura cinematografica solida e sapevamo bene cosa significava questo squarcio. Poi coniugammo in modo nuovo,  tanto da portarmi sempre di più nei miei studi a dire che si trattò di una rivoluzione formale oltre che di contenuti. Unimmo questa voglia di scoprire l&#8217;Italia con un linguaggio, una grammatica e una sintassi nuove. Questo fu il propellente che ci lanciò nel mondo il Neorealismo. Non solo i contenuti, ma anche il modo. </em></p>
<p><em>Sono passato sulla struttura del fotogramma:  l&#8217;azione in primo piano è sempre sullo sfondo o in contraddizione o in dialettica. I movimenti esterni, che siano o meno pittoreschi, permettono la coralità. Ossia il rapporto tra individuo e coro. L&#8217;importanza del  piano sequenza. </em></p>
<p><em>Altro elemento importante è la confusione dei generi: cos&#8217;è un film di guerra? Con i soldati da una parte e dall&#8217;altra. In </em>Roma città aperta, Paisà, <em>la maturità è questa, cioè la capacità di intrecciare  tipi diversi di genere. Film di guerra che diventa anche film psicologico e di eventi rivoluzionari. Qui c&#8217;è guerra, rivoluzione al tempo stesso, quindi una confusione di generi, un uso dell&#8217;esterno che crea contrappunto di piani. </em></p>
<p><strong>Un altro aspetto significativo e innovativo della stagione neorealista fu la   sceneggiatura corale, mi incuriosisce , come procedevate?</strong></p>
<p><em>Anche questo veniva dal gusto e dal piacere di una complicità per la creazione di film che si sapeva, erano nuovi, difficili. Film che continuavano a porre problemi e  nonostante la conoscenza del cinema classico,  continuavano a porsi. Tutte le sceneggiature dei film  di quel periodo furono fatte in collaborazione. </em></p>
<p><em>Spesso si chiamava a collaborare uno scrittore. Nel caso di </em>Achtung! Banditi!<em>  non fu uno scrittore ma  ex partigiani come “Giuliani”, Dagnino che avevano già ambizioni artistiche, Sonego, Pirro. Devo dire che poi in pratica erano soltanto due  a scrivere il film ma ciò avveniva solo dopo  lunghi dibattiti con i protagonisti in cui era forte  la volontà di raccontare in maniera nuova. </em></p>
<p><strong>Lei era a scuola con Carla Capponi,<a href="http://ilpuntog.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn1"><strong>[1]</strong></a> (nota)mi racconta di lei?</strong></p>
<p><em>Era una giovane signorina con il grembiule nero come si usava allora ,  di famiglia alto borghese che ci invitava a casa sua a prendere il te coi pasticcini, nella sua bellissima casa che guardava verso la Colonna Traiana. C&#8217;erano   Marisa Rodano, Vittoria Ottolenghi che era ebrea e dal &#8217;38 non era più a scuola con noi ma con cui avevamo mantenuto un rapporto di amicizia. Ecco Carla aveva avuto questo trapasso incredibile. A Roma,  proprio per la scarsezza di classe operaia,  emersero nomi che sarebbero diventati risonanti come politici di rilievo. </em></p>
<p><em>Ma erano comunque tutti giovani borghesi, come alcuni  professori, tutti di origine borghese.  </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Perché secondo Lei? </strong></p>
<p><em>Proprio perché il fascismo, con  l&#8217;ambiguità del suo linguaggio, che parlava di rivoluzione, e che vedeva la borghesia come nemico,  portò molti che erano curiosi,  a riflessioni più profonde, ad andare  più alla radice di questo linguaggio quindi a vederne le origini nel socialismo, nel marxismo. </em></p>
<p><em>Ciò portò alla considerazione che la borghesia era un costume che rappresentava il passato. Ci fu indifferenza anche verso la rivoluzione dell&#8217;arte. La parola rivoluzione era affascinante per i giovani. Si scopriva Labriola, Marx, poi il </em>Capitale. <em>Il fascismo paradossalmente ci aprì gli occhi, spingendoci ad andare più a fondo. </em></p>
<p><em>“</em><em>Rivoluzione”? Cos&#8217;è? “Borghesia”? Cos&#8217;è? Noi andavamo a vedere,  a studiare, cos&#8217;era  il capitalismo. Nel linguaggio fascista c&#8217;era l&#8217;anticapitalismo. Tutte parole d&#8217;ordine con cui il fascismo si è fregato. Ci ha indotto ad indagare su questi temi e a riflettere.  </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Ecco come definirebbe la Resistenza: una guerra civile? Una guerra di classe? Una guerra patriottica?</strong></p>
<p><em>Ma io propendo per la guerra patriottica nel senso non retorico. Fu una guerra per una patria che potesse essere parte della comunità internazionale democratica. In Italia non fu intesa  come cieco nazionalismo, ma come costruzione di un paese nuovo. Anche in questo caso togliere la parola “patria” al fascismo e utilizzarla invece come “Casa della Democrazia”. Ci sono anche gli  aspetti di una  guerra civile però il fatto predominante fu il cambiamento di schieramento che ci assolse da vent&#8217;anni di fascismo, almeno in parte, dalle nazioni vincitrici. </em></p>
<p><strong>Infatti almeno all&#8217;inizio non c&#8217;era consapevolezza di classe, il fascismo aveva spazzato via tutto. </strong></p>
<p><em>Sì certo, non c&#8217;era. Sì le formazioni comuniste o certi leader comunisti certamente introducevano questo elemento, ma erano sempre intrecciate con le altre forze. Poi lo fu in altri momenti, nel dopoguerra con qualche vendetta o balzo in avanti considerato come rivoluzionario, ma il partito ufficialmente non lo sostenne. </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<div>
<hr size="1" />
<div><a href="http://ilpuntog.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a>    Carla Capponi, Medaglia d&#8217;oro al Valor militare, organizzò e partecipò all&#8217;attentato di via Rasella</div>
</div>
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			<media:title type="html">Geneviève Alberti</media:title>
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		<title>COLORS The Restaurant of opportunities Center of New York</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 19:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria Condizionata [Interviste]]]></category>
		<category><![CDATA[BACHECA]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
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		<category><![CDATA[saru]]></category>

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		<description><![CDATA[Interview To Miss Saru director of ROCNY   by Geneviève Alberti, from New York City   To be a true newyorker you need a coffee in your hand and music in your ears and many many wish to work. So I have music now, I have my coffee purchased in Sturbucks but I’m not a workaholic [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=239&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong>Interview To Miss Saru director of ROCNY </strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> by Geneviève Alberti, from New York City</strong></p>
<p> </p>
<p>To be a true newyorker you need a coffee in your hand and music in your ears and many many wish to work. So I have music now, I have my coffee purchased in Sturbucks but I’m not a workaholic and I have not any job in New York. But with a little imagination I’m a journalist and I’m here to interview Miss Saru, the Director of ROC, the Restaurant of Opportunities Center of New York. I have a meeting today, at midday, with her in Houston Street, corner Franklin but I have no idea where is this place, so asking many times to many patients newyorkers, through the Village (my favorite) and SoHo I arrive in TriBeCa and I find her building. At last I feel me at home: there are posters with Che Guevara and against racism and Bush’s politics. She starts to tell me the story of Colors.</p>
<p>“<em>9/11  73 people died in the Restaurants during the attacks. 300 workers lost their jobs from the same restaurant, so the union inside the restaurant called me to start an organization to help the workers who have losted their job.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>How did you help them?</strong></p>
<p><em>We began to help the workers to find a new job, but we realized that there were no goods jobs in the restaurant industry because most restaurants workers were immigrants and owners exploited them, so they don’t pay the minimum wage they still the workers tips. There were sexual harassment and discriminations.” </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Why did you start with the Roc Nyc Organization</strong><em>?</em></p>
<p><em>“We started the Organization Roc Nyc to fight for the rights of immigrants restaurant workers and we created “Colors” to be a model for the restaurant industry to show to the other owners that you can pay your workers well and treat them well and still make a profit.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>What is Colors?</strong></p>
<p><em>“Colors is a Cooperative with 50 workers almost immigrants and they each have an equal share in the business. They come from 24 different countries. The menu is created by each worker bringing a dish from their country and so the chef can create a global menu.”</em></p>
<p> Well. If you are in New York City is a must to come to eat in this Restaurant even the breathe a global air. When global is a good word.</p>
<p> Geneviève Alberti from New York City.</p>
<p> <a href="http://www.rocny.org/">http://www.rocny.org/</a></p>
<p><a href="http://www.opentable.com/colors">http://www.opentable.com/colors</a></p>
<p><a href="http://www.colors-newyork.com/heaven.html">http://www.colors-newyork.com/heaven.html</a></p>
<p><a href="http://maps.google.com/?hl=en&amp;ie=UTF-8&amp;oe=UTF-8&amp;q=417+Lafayette+St,New+York,NY,10003">http://maps.google.com/?hl=en&amp;ie=UTF-8&amp;oe=UTF-8&amp;q=417+Lafayette+St,New+York,NY,10003</a></p>
<p><strong> </strong></p>
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			<media:title type="html">Geneviève Alberti</media:title>
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	</item>
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		<title>Divagazioni. Un anno di blog.       di Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 08:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[BACHECA]]></category>
		<category><![CDATA[curriculum vitae]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[imperia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[precariato]]></category>
		<category><![CDATA[raccomandazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo di bilanci.  Un caldo tardivo mi appiccica i vestiti alla pelle. Le strade sono ancora intasate di turisti che scorazzano per una settimana low cost tutto compreso intasando i centri storici,  creando ingorghi e andando in loop nelle rotonde. In Via Cascione impazza la Notte Bianca. Troppi imperiesi concentrati in troppo poco spazio. Io [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=233&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo di bilanci.  Un caldo tardivo mi appiccica i vestiti alla pelle. Le strade sono ancora intasate di turisti che scorazzano per una settimana low cost tutto compreso intasando i centri storici,  creando ingorghi e andando in loop nelle rotonde. In Via Cascione impazza la Notte Bianca. Troppi imperiesi concentrati in troppo poco spazio. Io sto a casa. Faccio un bilancio. Cinque anni che non bevo. 5 anni che non tocco un goccio. Vantaggio della sobrietà. Lunga astinenza.  Lunghe astinenze.</p>
<p>Più o meno un anno fa ho deciso di attivarmi seriamente per mettere su questo blog. L’’idea era quella di creare un territorio di scrittura collettiva, insomma metter in piedi virtualmente un luogo, dove ognuno potesse esprimersi in totale libertà. I primi ad aderire sono stati i primi ad andarsene. Di collettivo non c’è stato nulla. Forse non sono stata abbastanza convincente, forse i collaboratori dell’armiamoci e partite si sono scoraggiati e hanno mollato ancora prima di mettersi in viaggio. Non che mi aspettassi un granché, con gli anni ho capito che meno aspettative ti crei e meno resti deluso, soprattutto quando le aspettative sono legate agli altri. La variabile umana è ciò che nessuna scienza più o meno esatta riesce a spiegare. Filosofia. Psicologia. Pedagogia. L’animo umano resta insondabile. E per fortuna perché a volte quando riesci  a sondare ti rendi conto che era meglio non farlo. Sono reduce da infinite delusioni, nonostante la veneranda età non ho ancora capito che dagli altri è meglio non aspettarsi niente. Mio padre mi diceva sempre “dagli amici mi guardi dio che dai compagni mi guardo io.” Le cose non sono affatto cambiate. Anzi.</p>
<p>Così ho ripiegato su un blog personale, come fanno tanti. La tua vetrinetta dove cerchi di apparire al meglio per appagare il tuo narcisismo inespresso. Meglio soli che male accompagnati, diceva mia nonna che era più saggia di un monaco zen. Eppure nonostante questa saggia decisione il blog ha stentato a partire. Che farne? Per un po’ ho messo roba vecchia, qualche sano riciclo, ho scorte inesauribili. Ma poi, anche vista la scarsità delle visite e la totale assenza di commenti mi son resa conto che era una vetrinetta che non esponeva niente e anche  quel poco non destava interesse alcuno. Del resto con la marea di dati, informazioni, blog parole scritte, parole parlate dalla radio dalla tv dai giornale, non mi stupisco per niente.</p>
<p>Ora mi chiedo se valga la pena continuare con questo minimo sforzo.</p>
<p>In un anno cambiano tante cose. Mi sono laureata ed è stato un giorno bellissimo, solenne che mi ha dato grandi soddisfazioni ma che ha anche inevitabilmente segnato la fine di un impegno costante, gravoso e mi ha permesso di raggiungere l’agognata libertà. Finalmente mi riprendo il mio tempo, mi son detta. Ma tempo per fare che??</p>
<p>Per viaggiare, vedere posti nuovi, confrontarsi con nuove realtà, fare incontri, concentrarsi sul lavoro o sulla ricerca del lavoro, riprendere vecchie amicizie.</p>
<p>Niente di tutto ciò.</p>
<p>Viaggiare se non hai denaro è impossibile. Se non hai il becco di un quattrino va già bene se riesci a stendere un asciugamano sul molo di scogli davanti a casa. Il che rispetto ad un abitante di Voghera, nella mia stessa condizione economica, è meglio perché non sei ad accalcarti nella piscina comunale.</p>
<p>Dopo un po’ ne hai le balle piene anche dello scoglio, sei stufo di sentire la gente dire  che gli immigrati ci portano via il lavoro o la vecchia leggenda metropolitana che gli zingari rubano i nostri bambini. Di solito quando smentisci questa affermazione e citi “<em>Non chiamarmi zingaro” </em>di Pino Petruzzelli, un attore e regista teatrale che ha trascorso ben cinque anni nei vari campo nomadi, e che queste pseudo leggende metropolitane celano solo uno strisciante (??) razzismo, c’è subito pronto qualcuno che rivela  che “mia sorella … nel supermercato tal dei tali …” . Il supermercato è diverso di volta in volta, la costante invece è la modalità con cui la zingara rapisce il bambino: lo chiude nel bagno, gli cambia i vestiti e lo rapa a zero. E di solito quando il razzista racconta, l’episodio è appena successo “l’altro giorno mia sorella al Giesse…, alla Coop, al Conad …”</p>
<p>Confrontarsi con nuove realtà restando nella propria limitata e asfittica provincia è impresa ardua se non impossibile. Alla parola nuova i miei quasi concittadino se la danno a gambe levate. Sono ancora contrari alla pentola a pressione, per citare una vecchia gag di Massimo Boldi. E in effetti questa città sembra paralizzata, congelata rispetto a tutto il resto del mondo. Non è il male che sconta la provincia, perché e lo posso assicurare, qua è diverso.</p>
<p>La mia  disgrazia è che qui io sono costretta a viverci. È asfissiante, claustrofobico.  “c’è un bel clima” ti senti dire. È vero, c’è un bel clima. C’è solo quello. Peccato che a me del clima non me ne freghi un cazzo, se fa freddo mi copro se fa caldo sto vicino al ventilatore. Tutto il resto manca. Se ti si rompe un pezzo del vaporetto la prima cosa che ti senti dire è “devo ordinare il pezzo di ricambio”. Il pezzo di ricambio di solito arriva da Sanremo che dista 20 chilometri eppure ad arrivare ci mette più di dieci giorni. Lo stesso vale per i libri. Vai in libreria e chiedi un romanzo di Philip Roth, uscito nel 2009 e pubblicato da Einaudi, non è che vai a chiedere un codice miniato del XII secolo. La differenza col pezzo del vaporetto è che un libro, pur essendo di dimensioni più ridotte, ad arrivare ci mette 40 giorni. Due mesi il manuale di Semiotica, un mese e mezzo quello di storia e critica del cinema. Fa lo stesso. C’è la biblioteca poi quando il libro arriva … sei già laureato.</p>
<p>Fare incontri. In questa città di tre metri per tre con 49 mila abitanti non fare incontri è praticamente impossibile. Esci e incontri tutti. E immancabilmente tutti ti pongono la stessa domanda: “Lavori?”, così ti senti anche un fallito perché alla tua età non hai un lavoro fisso. Mai che una volta puoi farti i cazzi tuoi senza doverti fermare ogni 5 minuti a parlare con gente di argomenti di cui non ti frega un cazzo e che di solito sono una sequela di domande: cosa fai dove sei lavori dove. Il tutto preceduto da un “Ti ho visto” oppure “Ho visto tuo marito”. Uno che viene da fuori è disorientato da un’espressione del genere ma qui è molto in uso. Le prime volte che mi dicevano “ti ho visto” mi mettevo sul chi va là. Si ha sempre qualcosa da nascondere e la semplice frase “Ti ho visto” può mettere in allarme. Ti ho visto dove? Con chi? Cosa stavi facendo? Allora approfondivo ma dove mi hai visto? Eri ferma al semaforo. E subito pensavo. Ma le mani, le mani dove le avevo??</p>
<p>Quel senso di libero e  spensierato anonimato che si gusta nelle grandi città qui non c’è. Non che io abbia qualcosa da nascondere, di grave, ma qualche volta mi piacerebbe fare due passi senza dover dettagliare a tutti informazioni di cui peraltro non frega un cazzo a nessuno.</p>
<p>Cercare lavoro. E qui l’argomento è talmente spinoso che mi è già passata la voglia di scriverne. Qui lavoro non ce n’è. O meglio qui il lavoro c’è per i figli del vescovo i nipotini di… che pare siano tantissimi. Quando leggo il curriculum vitae mi viene uno scoramento tale che la voglia di cercare un altro lavoro mi passa all’istante. Ma quando mi presento davanti a qualche impiegato del collocamento la prima domanda che mi fanno è che lavoro cerchi. La risposta “qualsiasi” non è ammessa. Devi specificare. Allora rispondo “guarda il mio CV e scoprirai perché quando dico qualsiasi intendo qualsiasi.” L’operaia, la standista, l’impiegata, l’educatrice, la barista, la commessa, l’educatrice nelle comunità (due), il direttore. Ho avuto tutti i tipi di contratto. Co.co.co, co.co.pro. a collaborazione occasionale, da interinale, da socio lavoratore, a tempo indeterminato, determinato, full time, part time verticale, orizzontale. Tra un po’ ci finisco io orizzontale.</p>
<p>Ho rinunciato. Ad un certo punto ho anche rinunciato. Non mi ricordo bene quando ma ho rinunciato. Ero stufa di rifiuti.</p>
<p>Qua vige solo la raccomandazione. Di destra. Di sinistra. Da parte di sindacati, padrini …</p>
<p>Il concetto di meritocrazia non esiste, in compenso è molto ben radicato quello di famiglia. Vale ovviamente la famiglia allargata agli amici di famiglia. Sì lo so che questo ricorda il Padrino, ma se lo scrivi magari ti becchi anche una denuncia. Ho lavorato per due anni in un ente pubblico di diritto autonomo. Il primo anno non mi hanno mai pagata. Il contratto dipendeva da una Cooperativa di Genova, una Cooperativa di consulenti i famosi consulenti dai lunghi coltelli, le scarpe a forma di bara, due o tre cellulari che squillano tutti contemporaneamente e che hanno insegnato a questi quattro  brocchi e bottegai di provincia come prendersi tutto e non lasciare niente a nessuno, ammesso che non lo sapessero già fare.  Stare in un posto di lavoro (pubblico) e non essere pagato non è granché piacevole. Vedere i tuoi colleghi che vivacchiano tra un permesso, un caffè lungo, face book, google e che alla fine prendono la busta e tu che fai le fotocopie pulisci i vetri posteggi la macchina e alla fine del mese non vedi un soldo alla lunga è scoraggiante. Ma io ho resistito perché se volevano mandarmi via me l’avrebbero dovuto dire bello chiaro.  E sono rimasta. La cooperativa mi ha liquidato. L’anno successivo mi hanno ripresa, perché sono stati obbligati:anche io ho avuto la mia prima e unica raccomandazione, ma mi hanno tolto il lavoro. Entravo in ufficio, mi sedevo alla mia postazione e non avevo niente da fare. Però alla fine del mese prendevo un bell’assegno. Dopo un anno han lasciato a casa me e hanno assunto tutti e due i nipotini del capo. Strano eh??</p>
<p>Scorrendo ancora il mio  Cv potrei raccontare di ogni singola azienda.</p>
<p>Ultimo in ordine di fregatura è uno che credevo fosse mio amico. Un compagno e un amico. Doppia inculata. Uno che conosce benissimo la mia situazione economica e le mie capacità.  Mi vede tutte le mattine arrancare nel portafoglio alla ricerca del centesimo perduto per fare 90 e bermi un caffè. Uno che si fa bello e mi dice che legge solo L’Unità. 2sono di sinistra io, eh, eh. Leggo l’Unità, vado al cineforum …” come se ciò bastasse a renderlo  una brava persona.   Dopo avermi detto che nella sua “azienda” (il termine azienda in effetti è un po’ azzardato nel suo caso, non produce niente, si becca dei finanziamenti dallo stato per gestire due minuscole comunità) non c’era posto per ora e che io comunque  non avevo la “qualifica”, ha assunto una senza qualifica ma con la raccomandazione della cgil. Gli ho risposto che la mia laurea vale più di una qualifica e lui ha finto di cadere dalle nuvole e di non sapere che nel frattempo mi ero laureata. Lui è libero di scegliersi i collaboratori, io gli amici.</p>
<p>Poi mi ha chiesto nuovamente il mio Cv che è esattamente lo stesso che  gli avevo consegnato mesi prima. Certo il mio cv può vantare esperienza nel settore ma non raccomandazioni, tanto meno dalla cgil.</p>
<p>Che dire? Sono disgustata. Non campo la famiglia. La mia è un’esistenza bloccata. A me basta un Classico e uno scoglio per sopravvivere. Quello che vorrei è dare delle opportunità ai miei figli. Ma se sei povero non puoi scegliere niente, decidere niente. Ho piccoli sogni: portare mia figlia a Venezia che non sa immaginare una città interamente costruita sull’acqua. Invece sono sempre lì a spaccare il quattrino. La sera mi addormento pensando: “domani devo trovare i soldi per comprare un evidenziatore a mia figlia”. Un evidenziatore. Grandi cifre. L’incubo è quando esce da scuola alle quattro e mezza, spero che abbia solo fame o solo sete perché non ho la somma per soddisfare entrambi i bisogni.</p>
<p>Per settimane sono stata solo rabbia. Ma la rabbia agisce negativamente solo su di me. Così mi sono dedicata alla meditazione. Ho riletto libri. Mi sono riappropriata di tecniche di meditazione,. Ma quello di cui avrei bisogno è solo un lavoro. Un fottutissimo lavoro.</p>
<p>Si vede che qualche dio non eccessivamente distratto ha accolto le mie preghiere perché sul finire dell’estate ho trovato un bambino sveglio a cui far finire i compiti delle vacanze. È stato un bellissimo viaggio nell’ellenismo e sono riuscita ad appassionare questo bambino alle storie di Omero. Ci siamo calati nella guerra di Troia, abbiamo dialogato con gli dei, gli eroi, combattuto, riso e sognato.  Il primo giorno sua madre mi ha dato venti euro e io per la strada sono scoppiata a piangere. Non mi sembrava vero di avere venti euro nel portafoglio. Venti euro.</p>
<p>Ho divagato.</p>
<p>È il lavoro che dà dignità? No. Io sono io anche se non prendo soldi da nessuno. Il lavoro però permette di sopravvivere, si va bene, dignitosamente. Della mia situazione non frega niente a nessuno: amici, compagni. E amici-compagni. Gente che si riempie la bocca con frasi fatte copiate dai gabinetti delle magistrali, che finge di essere solidale perché magari per Natale ha mandato 20 sacchi a Emergency. O perché ompra l’Unità. (ma poi la legge??) E si sono lavati la coscienza.</p>
<p>Che schifo. Ecco sento riemergere la rabbia.</p>
<p>Per questo non ho più voglia di fare il mio “dovere” di brava militante di sinistra e partecipare. Io non ho più voglia di partecipare a niente. Ho solo voglia di starmene a casa a leggere <em>Guerra e pace. </em>I classici hanno sempre qualcosa da dire.</p>
<p>La sobrietà di questi ultimi cinque anni mi regala la lucidità per capire. Capire cosa?? Capire che vivo in un mondo di merda. Ma vado avanti.</p>
<p><em> </em></p>
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		<title>la fotografia nel cinema &#8211; intervista a Girometti &#8211;     di geneviève alberti</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 15:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aria Condizionata [Interviste]]]></category>
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		<description><![CDATA[  Roma, 35°    Roberto Girometti, classe 1939, ha alle spalle una decennale gavetta al cinegiornale la  Settimana Incom. Regista, direttore della fotografia …     Allora Roberto, raccontami degli inizi. Come hai cominciato?   “La cosa è molto divertente, dopo le scuole tecniche, eravamo agli inizi degli anni sessanta, (magici), accompagnai una carissima amica [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=226&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p style="text-align:right;">Roma, 35°</p>
<p> </p>
<p style="text-align:right;"> Roberto Girometti, classe 1939, ha alle spalle una decennale gavetta al cinegiornale la  <em>Settimana Incom. </em>Regista, direttore della fotografia … <em> </em></p>
<p> </p>
<p><strong>Allora Roberto, raccontami degli inizi. Come hai cominciato?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>“La cosa è molto divertente, dopo le scuole tecniche, eravamo agli inizi degli anni sessanta, (magici), accompagnai una carissima amica che faceva l&#8217;attrice, alla settimana INCOM,per un appuntamanto con Sandro Pallavicini, con l&#8217;occasione me lo feci presentare. Dopo una chiacchierata con il Presidente S. Pallavicini ad un certo punto mi disse di fargli una domanda. Risposi, che non avevo niente da domandare, e dopo un attimo mi resi conto che intendeva una domanda scritta per essere assunto come assistente operatore. Credo che mi sarei preso a schiaffi da solo, per la figuraccia. Ma non finisce quì, si fece portare carta e penna dal suo maggiordomo- segretario e mi disse: &#8220;Come ti chiami?&#8221;. Non ti  dico come mi trovavo, che senso di disagio. Scrisse la lettera me la consegnò con una busta mi disse di firmarla e di spedirgliela, (era un grande, aveva capito l&#8217;imbarazzo di un giovanotto di borgata, arrivavo da Porta Portese, e potreste leggere il libro LA STORIA di Elsa Morante per capire meglio chi eravamo). Una settimana dopo entravo a far parte di quel posto stupendo che è stata la mia scuola di cinema che era ( La settimana INCOM ).</p>
<p><strong>Che anno era? </strong></p>
<p>“Era il  1962”</p>
<p>Girometti è sempre non lesina mai azzeccati  consigli letterari. Hai lavorato con i più grandi registi, tra i quali Roberto Rossellini, puoi dirci qualcosa di lui?</p>
<p>Conoscere Roberto Rossellini è stato una specie di sogno.</p>
<p>Collaboravo da un po’ di tempo con il figlio Renzo e con la sua produzione, avevo fatto una serie di filmati e di documentari, tra i quali uno a Cuba per la regia di Beppe Ferrara e collaborazione giornalistica di Saverio Tutino.</p>
<p>Un giorno venne a trovare Renzo mentre c&#8217;era una riunione di un gruppo di lavoro, tra i quali c&#8217;erano, Emidio Greco, Paolo Poeti, Antonio Troisio, Augusto Caminito, e mi sembra anche Vincenzo Cerami, io, e naturalmente Renzo il figlio.</p>
<p>Roberto Rossellini doveva girare i titoli di testa, per una cosa che aveva girato per la televisione che era ( La lotta dell&#8217;uomo per la sua sopravvivenza ), Renzo gli parlò di me, e da quì iniziò questa collaborazione con R. Rossellini.</p>
<p>L&#8217;anno dopo era il1971 R. Rossellini fù invitato in Cile per l&#8217;operazione Verdad voluta da Salvador Allende, che democraticamente era diventato Presidente del Cile .</p>
<p>.</p>
<p>L&#8217;anno dopo, 1971, R. Rossellini fù invitato in Cile per l&#8217;operazione Verdad di Salvador Allende, che democraticamente era diventato presidente del Cile.</p>
<p>A questo punto iniziò questo stupendo viaggio in Cile, e a parte tutte le meraviglie che R. Rossellini aveva fatto per il cinema, scoprii una delle persone più belle, affascinanti, colte, carismatiche, e sopratutto cosa che non si dice mai di R. Rossellini, una ironia che non mai trovato in nessuna altra persona.</p>
<p>In questo viaggio in Cile, intervistammo il presidente S. Allende e passammo con lui vari giorni stupendi, nella sua casa di via ( Tomas Moro, pensatore dell&#8217;utopia ) forse era il caso. Si, stupendi per me, perché, è stato l&#8217;incontro di queste due grandi persone R. Rossellini, e S. Allende, la cultura europea e la cultura latino americana.</p>
<p>In tutto questo un grande abbraccio ad Emidio Greco che la regia del documentario (Vincimos y Vinceremos) Ed io con lui sempre in Cile.</p>
<p><strong>Quanto è importante la fotografia nel cinema?</strong></p>
<p>E&#8217; una bella domanda, perché, senz&#8217;altro sarà difficile rispondere senza creare qualche problema.</p>
<p>pensa che la fotografia deve aiutare tutti i reparti, che fanno parte del set, la scenografia,i costumi, il trucco, e le altre categorie con grande attenzione alla storia che il regista sta raccontando.</p>
<p>Per cui sono certo che la fotografia cinematografica sia un grande aiuto per tutti e per il film.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Al di là dell&#8217;aspetto tecnico cosa differenzia un autore della fotografia da un altro, il suo stile?</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Questa domanda, secondo me è legata alla precedente, il discorso può essere culturale, alle proprie amicizie, alla famiglia, all&#8217;educazione, alle conoscenze, visto il tutto dalla propria ottica, e poi molto importante dall&#8217;incontro e dal pensiero del regista.</p>
<p>Ed infine dai mezzi tecnici e di illuminazione che ognuno di noi usa, perché, oggi c&#8217;è una grande varietà di scelta.</p>
<p>Pensa se un film raccontasse una storia vista da un bambino di 4 o 5 anni, il punto di vista sarebbe differente se visto da un adulto, e questa già sarebbe una scelta tecnica.</p>
<p>Che differenza c&#8217;è tra autore e direttore della fotografia cinematografica?</p>
<p>Se si va a vedere la cinematografia prima degli anni quaranta si firmava, (Fotografia di), poi per delle incomprensioni che ci sono state nel nord America, quando il tecnico di regia, è diventato direttore, anche i tecnici di fotografia hanno pensato di diventare direttori della fotografia, secondo me.</p>
<p>Poi sul set ogni capo reparto è autore del proprio lavoro, per cui tutti insieme i coautori dell&#8217;opera cinematografica.</p>
<p>Immagina una orchestra. C&#8217;è il direttore d&#8217;orchestra, pensa se ci stesse,il direttore dei violini, il direttore degli ottoni, il direttore dei flauti, ecc, . Sarebbe la saga dei direttori, invece c&#8217;è il primo violino, e poi via via tutte le altre specialità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Ci sono differenze tra fotografia del cinema e della televisione.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Non ci dovrebbero essere differenze tra la fotografia cinematografica e televisiva,perché il giorno è giorno l’alba è alba, il tramonto è tramonto e la notte è notte, anche se cambiano i supporti per fare cinema e per fare televisione, non ci dovrebbero essere differenze.</p>
<p>Credo che per il prodotto televisivo si stia perdendo si stia perdendo la qualità in funzione della quantità. Un’altra cosa importante è che nel prodotto televisivo, dopo che l’autore della fotografia ha dato una copia da lui lavorata in post-produzione, e da lui scelto il tono fotografico, quando invece arriva in una qualsiasi rete televisiva, molte persone ci lavorano sopra, per fare i vari trasferimenti in analogico o digitale, le quali non sanno niente della storia ideata della soluzione artistica e della situazione tecnica.</p>
<p>Ed a questo punto un arrivederci alla qualità.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Hai girato anche documentari con Minà e hai avuto la possibilità di incontrare persone come Fidel Castro e Salvador Allende, che idea ti sei fatto ?</strong></p>
<p>Penso di essere stato molto fortunato per tutte le persone che ho incontrato facendo cinema, documentari e inchieste cine-giornalistiche.</p>
<p>Come già detto ho iniziato ad un cinegiornale, (La settimana INCOM).     QUANTI RICORDI.</p>
<p>E di persone ne ho incontrate e intervistate veramente molte, dalla politica, alla cultura,allo sport, alla scienza, e non sto  qui  a fare i nomi, e credete sono veramente molte.</p>
<p>Con R. Rossellini prima S. Allende, e con Gianni Minà Fidel Castro è stata una grande esperienza, perché, credo che averli conosciuti mi abbiano lasciato dentro un senso di amare di più e rispettare di più la mia vita e quella degli altri.</p>
<p>E come dice J. P. Sartre: “ Il ricordo è l’unico paradiso dal quale non possiamo venire cacciati “</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Che consiglio daresti ad un giovane che vuole avvicinarsi alla fotografia per il cinema ?</strong></p>
<p>Non proprio da me dare consigli, posso dire solo una cosa, trovare secondo il mezzo che si usa per fare cinema, il massimo della qualità, senza cercare compromessi.</p>
<p><strong>Esperienze come regista ?</strong></p>
<p>Sono molto legato ad un mio film, dal titolo ( <em>Mafia una legge che non</em> <em>perdona </em>), che scrissi tanti anni fa con un mio amico, la storia era presa da un fatto di cronaca. Nel mio piccolo ho sempre cercato di combattere i prepotenti, e questa storia lo era, ho cercato di raccontare con questo film di stare attenti alle persone che cercano di raggiungere i loro scopi con mezzi poco leciti. ( Forse è utopia ).</p>
<p>Comunque mi diverto molto di più a collaborare con il regista, con tutto il resto della troupe, facendo l’autore della fotografia cinematografica.</p>
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			<media:title type="html">Geneviève Alberti</media:title>
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		<title>Laureata con lode!!!          di Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 17:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lunedì 7 giugno 2010 alle ore 15,00 davanti a una nutrita e attenta commissione di docenti universitari ho discusso la mia tesi “La Resistenza tra storia e memoria”. Nella solennità accademica si è consumato il rito della mia  proclamazione a DOTTORESSA officiato, con tanto di campanella. Nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia è rimbombato il 110 e Lode che ha concluso una brillante carriera universitaria tempestata di lodi, soddisfazioni, sforzi ed entusiasmi. Mia madre, che ai miei matrimoni non ha versato una lacrima, ha pianto tutto il tempo. Mia figlia si è divertita ad immortalare questo momento in numerosi scatti in cui ha catturato il lampadario, il gomito del mio professore di Storia, un occhio della professoressa di Storia della danza e del mimo e di sfuggita anche me. Mio marito quando sono uscita mi ha dato un gigantesco mazzo di rosse  che fa piacere quasi quanto il rumore che fa il cellophane anche se a me farebbe più  gola  una birra.</p>
<p>Mi concedo un giorno per rilassarmi ma  mercoledì ho già la faccia dentro il bollettino “Io lavoro” dell’Ufficio regionale per l’impiego, certa che una laurea offra ulteriori sbocchi professionali. E infatti c’è un annuncio che sembra fatto apposta per me. Un’Agenzia interinale è alla ricerca di  una laureata in Lettere o Scienze giuridiche da immettere nel settore delle  risorse umane, lavoro che in passato ho già svolto. Chiamo immediatamente e un impiegato mi dà appuntamento per l’indomani e precisa di presentarmi con il Curriculum vitae, il codice fiscale e la carta di identità. Sento attraverso la cornetta un lieve odore di bruciato. Ma devo essere ottimista. Sono laureata! In effetti è il mio primo colloquio da dottoressa e ciò mi dà una sicurezza che prima non avevo. Mi sento in qualche modo formalizzata.</p>
<p>Il giorno successivo mi presento puntuale negli uffici della GI GROUP, in via XXV Aprile numero 39, con il vestito buono che avevo lunedì e che non ho ancora fatto in tempo a mandare in tintoria. Entro in un ufficio ampio, con grandi scrivanie vuote e mi accoglie un ragazzo, probabilmente lo stesso che mi ha dato appuntamento.</p>
<p>“Sono qui per l’annuncio per il posto alle risorse”</p>
<p>Il ragazzo gentile e schivo mi rifila un questionario e io ribadisco che sono lì per il posto alle risorse umane.</p>
<p>“Sì la prego di compilare il nostro questionario e quando avrà finito parlerà con la nostra selezionatrice”.</p>
<p>La parola selezionatrice mi fa venire la pelle d’oca. Mi fa venire in mente quando i nazisti mettevano i prigionieri in fila, contavano fino a 10 e fucilavano l’undicesimo. Per questo si chiama decimazione.</p>
<p>Io sono venuta per l’annuncio non per iscrivermi all’ennesima agenzia interinale che mi seleziona per un posto da magazziniere per una settimana, un altro da escavatorista per 6 giorni. La puzza di bruciato si fa ora più intensa.</p>
<p>Mi cominciano a girare le balle. Ma iniziare subito con le polemiche non è una buona idea quindi prendo il loro lungo questionario e mi metto all’opra china.</p>
<p>Compilo la parte anagrafica, sono sposata, sì, ho figli, due. Sono fiera finalmente di barrare la casella LAUREA. Per quanto riguarda i precedenti lavorativi non c’è che l’imbarazzo della scelta. Se c’è un posto di merda, precario, pagato male nel raggio di 70 chilometri io l’ho fatto. Cominciamo dall’ultimo presso la Cooperativa “Il Volo” dove facevo per 3 euro l’ora l’educatrice in una comunità di mamme con bambino. Ero a turni, mi davano 3 euro sia che facessi la notte il giorno o i festivi. Per mettere insieme circa 1000 euro ho dovuto lavorare 365 ore in un mese. Poi metto di quando ho fatto per due anni la segretaria per un tizio che poi è finito in manette. Era un lavoro subordinato a tutti gli effetti ma per non avere grane, rotture di balle coi sindacati la Cooperativa ha preferito farmi un contratto di collaborazione occasionale. Mi pagavano alla fine di ogni contratto, cioè una volta ogni 6 mesi. Lo spazio per i precedenti lavorativi sono solo 3 quindi per ultimo metto quando ho fatto la commessa in una libreria ma ero in “regola” come collaboratrice coordinata continuativa. Un altro modo per evitare grane e rotture di balle coi sindacati. Ogni volta che guardo il mio curriculum vitae mi vien voglia di spaccare tutto. L’ultima parte del questionario riguarda le disponibilità. Ci metto poco a riempire le caselle con una lunga fila di sì. Disponibilità part time sì;  full time, sì; turni, sì; contratti co.co.co, sì; co.co.pro, sì. Disponibilità alla mobilità: provinciale, sì, regionale sì, intergalattica pure. E voilà finito il questionario. Lo riconsegno al triste e schivo ragazzo.  Mi chiede il curriculum, il codice fiscale, la carta di identità. Ma io sono qui per il posto alle risorse. Lui mi dice che tra un attimo potrò parlare con la selezionatrice. E alè, vai, finalmente si parla di cose serie.</p>
<p>La selezionatrice è preceduta dal rumore dei suoi tacchetti, arriva, con gesti rapidi ed efficienti prende posto davanti a me. Ha il piglio di Emma Marcegaglia. Le faccio scivolare davanti al naso l’annuncio del bollettino &#8220;Io lavoro&#8221; e le dico di essere lì per il posto alle risorse umane. Lei mi squadra dall’alto in basso e senza neanche sbirciare il mio curriculum, né tanto meno il questionario mi fa: “Ma lei non è laureata”.</p>
<p> Le balle mi continuano a girare.  “Sì sono laureata e con 110 e lode”. Lei ridacchiando mi risponde che a loro del 110 e lode non frega una mazza. E sempre ridacchiando mi dice che  stanno cercando una “fresca di laurea”.</p>
<p>la tipa mi squadra dall’alto in basso e mi fa: “Ma noi cerchiamo una fresca di laurea”. Ora le mie balle girano sempre più vorticosamente e le rispondo: “Guardi mi sono laureata lunedì questo, più che fresca la mia laurea è ancora bagnata. Comunque se telefona c’è qualcuno che sta discutendo la tesi in questo momento”. Emma Marcegaglia de noantri non sembra cogliere le velate sfumature del mio senso dell’umorismo. E prosegue. “Noi cerchiamo una laureata giovane, è contro la nostra politica aziendale assumere una come lei. E’ troppo vecchia”.</p>
<p>Sì in effetti ho i linidor che spuntano nella borsa e mi balla anche un po’ la dentiera. Mi monta una rabbia che spaccherei tutto ma sulla scrivania non c’è niente di utile a fracassarle il cranio. Ho la risposta pronta anche in questo caso. “Sono iscritta al collocamento alla lista speciale over 40, non so se sa di cosa si tratta, ma è una legge recentissima che tutela le carampane come me dal razzismo ingiustificato. In pratica chi mi assume mi fa fare una work experience e per tre mesi mi dà 309 euro, poi il datore di lavoro se mi conferma ha diritto a consistenti sgravi contributivi”.</p>
<p>“Sì, sì conosco questa legge, infatti noi assumiamo gente in mobilità e con sgravi  per le aziende nostre clienti, quindi sarà più facile piazzarla da qualche parte ma per quanto riguarda noi, è contro la politica della nostra azienda”.</p>
<p>Le balle mi girano all&#8217;impazzata ora,  ma oggi fa troppo caldo per litigare.</p>
<p>“Quindi ho fatto un viaggio a vuoto”</p>
<p>“Ma assolutamente no, la inseriremo nella nostra mailing list”</p>
<p>“Ma io ho già lavorato alle risorse umane e poi attraverso la work experience con gli sgravi contributivi …”</p>
<p>Work experience in inglese vuol dire far lavorare la gente e pagarla quasi niente.</p>
<p>La signora mi guarda come se fossi mongola e si fa più esplicita: “Ma signorina perché dovremmo dare a lei 309 euro al mese quando a una stagista non diamo una bella mazza di niente, la facciamo lavorare per 3 mesi poi le diamo un calcio in culo e al suo posto ne prendiamo un’altra gratis!!”. La signora Marcegaglia de noantri ride compiaciuta delle strategie aziendali.</p>
<p>“Ha ragione signora e mi scusi se vi ho fatto perdere tempo”. Mi alzo e sculetto fuori dalla GI GROUP. Ho fretta di allontanarmi dalle loro politiche aziendali. Ora lo so, non ho più dubbi: a settembre mi iscriverò a specialistica.  Two laurees is mei che uan!!!</p>
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		<title>I: immigrato                         di Geneviève Alberti</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 16:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Geneviève Alberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Caffè del Porto [Narrativa e Poesia inedita o quasi]]]></category>
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		<description><![CDATA[ I: immigrato  Definizione: A part. Pass. di immigrare; anche agg. Nel sign. Del v. B (s.m.) Chi si è stabilito in un paese straniero o in un’altra zona della propria nazione.  Il Nuovo Zingarelli- Vocabolario della lingia italiana di Nicola Zingarelli—Zanichelli Editore.  Dedicato a tutti quelli che sono dovuti andare via a tutte le latitudini [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ilpuntog.wordpress.com&amp;blog=9337114&amp;post=216&amp;subd=ilpuntog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> I: immigrato</strong></p>
<p> Definizione: A part. Pass. di <em>immigrare</em>; anche agg. Nel sign. Del v. B <em>(s.m.)</em> Chi si è stabilito in un paese straniero o in un’altra zona della propria nazione.</p>
<h3> Il Nuovo Zingarelli- Vocabolario della lingia italiana di Nicola Zingarelli—Zanichelli Editore.</h3>
<p> Dedicato a tutti quelli che sono dovuti andare via a tutte le latitudini e longitudini del mondo.</p>
<p> <strong>Q</strong>uesta notte, questa notte non riesco a dormire e quando non riesco a dormire, prendo la Makkina del Popolo e vado a scaricarmi sull’asfalto.  Autostrada.   Musica e finestrini aperti a respirare l’aria vera d’inizio estate. Basta con la rarefazione asettica e artificiale dell’aria condizionata. Gli odori voglio sentire. Gli odori veri che questa musica mi porta. E voglio azzerare tutti gli altri rumori. SOLO MUSICA.</p>
<p>Mi fermo per un decaffeinato rapido e leggero. Luigi A. mi porge la tazzina e mi guarda oltre le occhiaie della stanchezza di un fine turno. La gente lavora anche di notte. Perché ti può venir voglia di bere un caffè alle 2 di notte in questo autogrill senza speranza.</p>
<p>Sfiori milioni di esistenze. Un uomo alto fruga tra i Cd. Musica nice price. Free music. Cerchi un senso alle cose. E non lo trovi mai, o lo trovi dopo, quando non ti serve più. Quando hai davanti altri ostacoli.</p>
<p>Un inserviente svuota i cestini con gesti di precisa efficienza.</p>
<p>È nero nero e la divisa verde  brilla di riflessi fosforescenti.</p>
<p>Quanti anni ha? Da dove viene? Mi trapassa con quel suo sguardo da preda rassegnata senza neanche vedermi.</p>
<p>Salam Malecom. Malecom Salam.</p>
<p>Da quanto tempo non vede il mare davanti a casa sua a nessuno  frega</p>
<p>C’è ancora chi ne ha paura e rifiuto.</p>
<p>Io le ho viste le badanti con la faccia da India Mapuche o da ucraina che non patisce il freddo, vicino ai nostri nonnini, alle nostre nonnine, dal panettiere, col borsellino stretto nelle mani. Rubano quello che dovrebbe essere il nostro dovere. Curare i nonni non c’è tempo.</p>
<p>Entrano due indiani, forse bengalesi. Sfumature di marrone e taglio d’occhi. Parlano fitto, non si capisce una mazza. Uno va alla cassa, l’altro guarda le magliette dei calciatori appese. Calciatori. Lavoratori stranieri. Senza permesso di soggiorno. Senza problemi di permesso di soggiorno. E ho visto anche tante ragazze nere nere lungo l’ Aurelia, con la gonna corta a praticare il mestiere più antico del mondo. Cioè farsi sfruttare. E se non hai niente, niente di niente, e l’unica cosa che hai è quella, te la vendi per mandare i soldi alla famiglia. Le ho viste truccarsi in treno tante volte, nigeriane per lo più. Di quella stessa Nigeria dove ogni tanto lapidano un’ “ adultera”.</p>
<p>Salire sul treno e di stazione in stazione prepararsi per il lavoro. Le ho sentite parlare, intuendole senza capirle.</p>
<p>Bevo il mio caffè. Saluto Luigi A. col cartellino ben in vista. Esco nella notte. A me non dà fastidio guidare la notte. Qualcuno non digerisce i fari contrari. Un’alcaselzer per guidatori notturni afflitti da indigestione da fari.</p>
<p>M’infilo nella Makkina del Popolo che scivola docile sul manto stradale. Manutenzione autostradale. Stiamo lavorando per voi. Cantieri sospesi nella notte e domani con la pettorina e i pantaloni arancioni saranno qui, per lo più africani. Rubano il lavoro, quelli che fanno i braccianti a giornata. Il caporalato che recluta braccia e gambe alle sei del mattino, dove girano le corriere.</p>
<p>A giornata. La frontiera estrema del caporalato. Oggi si campa e domani, domani è un altro giorno. Ma non ci sono Rossellehoare nei cantieri edili. Mandare i soldi a casa. Dove magari non c’è neanche l’acqua. Qui da noi vogliono  fare arrivare la mozzarella in Francia due ore prima, insieme all’amianto. Insieme ai polmoni bucati dall’asbesto. lo stesso che ha bucato i nostri polmoni sull’asfalto della Germania, della Svizzera.</p>
<p>Il razzismo attecchisce sul terreno dell’ignoranza.</p>
<p>Tutti quelli che sono stufi di nascere e di avercelo sotto la coda in partenza , potrebbero mettersi insieme in un’internazionale globale con quelli che provengono da paesi dove i bambini saltano sulle mine o dove si vive con meno di un dollaro al giorno. Lo Sciamano, un mio amico, mi ha chiesto un giorno a bruciapelo :”Che bandiera avresti portato a Seattle?” domanda facile facile: quella della pace. Quella che ho appeso appena hanno bombardato l’Irak la seconda volta. Quella che tutti hanno messo alla finestra. Ed ad una ad una le hanno tolte. Ma in Irak ancora si spara. La mia è ancora là fuori a sfilacciarsi. Ogni tanto la tolgo per lavarla e poi la rimetto.</p>
<p>Via. Via. Schiaccio il pedale della Makkina del Popolo. Il volume della musica si alza automaticamente perché la Makkina intuisce i miei pensieri.</p>
<p>Un vegliardo poeta con cui ho fatto un tragitto autostradale tempo fa mi ha detto che bisogna ritrovare parole come ODIO DI CLASSE.</p>
<p>Ma <strong>ODIO</strong> è una parola troppo grossa anche  per me. Mi accontenterei della parola <strong>COSCIENZA , </strong> di classe magari. Basterebbe spegnere anche il puntolino rosso della televisione e cominciare a diventare un po’ più consapevoli. Un po’ più coraggiosi. Un po’ più all’erta. Un po’ più incazzati. Un po’ più solidali.</p>
<p>Rientro a casa. È mattina ormai. Si aprono i cantieri. Gian Luigi o Gigi sarà già a nanna ora. Sotto le coperte della sua illusoria quotidiana fatica.</p>
<h3>COLONNA SONORA: CLANDESTINO MANU CHAO</h3>
<p><strong> </strong></p>
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