sto riprovando

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I’m trying

P r o v a

L’alba era fresca stamattina. Sentivo le monetine tintinnare nelle mie tasche. L’uomo davanti a me camminava a passo svelto, fino a evaporare in un vicolo laterale, come Grand Marnier su una crepe.

Al moletto mi aspettavano per colazione i soliti quattro gatti disperati che ogni mattina incontro alla stessa ora. Madama Butterfly svolazzava davanti a me con le farfalle nello stomaco. Si è innamorata di recente. Male ovviamente. Lasciamo stare. Mia nonna diceva “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. In questo periodo va d’accordo con quell’altra picciona della Donna del Tenente Francese. Belin tutte le mattine va fin in fondo al molo, e fa un giro intorno al faro Esprime un desiderio. Fa parte di un gruppo di babbione, che ancora ci credono. Tra queste spicca, inoltre Bessie Smith. Vanno là a sentire Eco, non Umberto, quello cammina poco, si ferma prima e di solito si fa i cazzi suoi e spacca il capello in quattro davanti a un bicchiere di assenzio.

Mi avvio lungo il molo, faccio un po’ di stretching lungo la ringhiera, allungo le membra nel sole e mi lascio accarezzare dalla brezza. Da lontano vedo già sbucare il cappello bianco del Giovane Werther. In due falcate sono al Moletto.

– Hey!! Werther!! Wie gehet’s?

Lui ha la faccia sprofondata nella Bild Zeitung. Lo so, legge l’oroscopo. Nel frattempo dal bagno esce Leopardi. E’ incazzato nero perché ha la marmitta intasata e non ha i soldi per stasarla, infatti è venuto a piedi, si è trascinato fin qui tra mille bestemmie. Oggi vede pi nero del solito. Intorno sono pennellate di azzurro.

– Avete notizie di Amleto? Faccio io. Ma la domanda rimane sospesa. Ognuno sembra restare immerso nella sua sega mentale malefica. Io non so se tirare dritto e arrivare sulla punta del molo, oppure scendere e fare due chiacchiere con questo circolo delle teste sempre più venate. La vescica sceglie per me e imbocco la scaletta. Ulisse dietro il banco mi allunga le chiavi. Dopo che è tornato a Itaca, cioè dopo che si è fatto per vent’anni li cazzi sua, Penelope gli ha imposto la sedentarietà. E’ stata una dura lotta ma il compromesso che ne è uscito è la gestione di questo chioschetto, appeso al molo di un pezzo di mare Mediterraneo. Qua è tutto azzurro e luce. Sembra una fiaba. La brezza marina ti alita in faccia il suo buongiorno. E certe mattine l’aria è così pulita e rarefatta che i tramonti sembrano in HD.

Esco grata alla Natura e a Ulisse per il suo bagno sempre pulitissimo, e vedo che si sono aggiunti a noi i Fratelli Grimm. Tempo fa hanno scisso la società Favole and C. e hanno preso strade diverse. Jakob Ludwig Karl (tre nomi a figlio) ha continuato a scrivere favole, l’altro, Wilhelm Karl (col secondo si accorcia perché le ricamatrici di bavaglini di mandano a cagare), ha deciso di fare il Mago. All’inizio tutto ok, poi con gli anni le vertebre scricchiolano, i tendini si ammollano, e non solo i tendini. Ora campa facendo il mago  alle feste di compleanno dei bambini, e i fine settimana va nei reparti oncologici pediatrici a fare la magia di strappare un sorriso a un bambino di sei anni con la testa pelata. Ci riesce sempre. Poi esce in corridoio e piange.

Si, questo chioschetto è un covo disperati, disadattati, affetti da sindromi varie, love addicted. La Donna del Tenente Francese è la più fuori di tutti. Anche stamattina è  in fondo al molo, avvolta in una specie di impermeabile grigiastro, comprato all’Ikea per 10 euro, che la rende decisamente intrombabile, anche a uno nel braccio della morte, specialmente a un marinaio a bordo per mesi con soli uomini… Ma come fanno i marinai…

Aspetta sto cazzo di tenente da una vita e condivide la sfiga con Madama Butterfy, che però ultimamente mi sembra più radiosa. Vai a sapere che creme usa.

Si eclissano  dietro il faro e restano lì ore e ore. Aggrappate agli scogli con la tenacia di una pattella.

Niente scuote queste amebe dell’anima. Il giovane Werther ha ancora la faccia sprofondata dentro la Sud Deutsche Zeitung. Niente lo scuote. Dopo l’oroscopo, segue  lo scandalo VolksWagen. Ogni giorno aspetta le parole di Frau Angela. Borbotta si lamenta. Il Mago è triste. Il giovane Werther dolorante. Amleto pure non sta messo bene. Bessie Smith è appoggiata al bancone, davanti a Ulisse che scruta il mare, sta cantando…”Il mio uomo se ne è andato… mi ha lasciato per un0altra che si è portata via il mio uomo e tutti i miei vestii. Io sono povera e sola. Mi prendo la testa tra le mani e canto il mio blues…”.

Bessie!! Ti voglio bene te e le tue sfighe. Hai l’X Factor.

Quasi,  quasi me ne vado anche io dietro al faro, in fondo quello che dovevo fare l’ho fatto. Mi dispiace abbandonarli qui, vittime delle loro paturnie. Tutte queste anime in pena, vorrei fare qualcosa per loro. Ma cosa??

Sto per andare via e sento alle mie spalle una voce inconfondibile, maestosa, risuonante addirittura. E’ lei!!! Suor Marianna Virginia de Leiyva. La Monaca di Monzaaaaa!!!!

– Vecchia baldracconaaaaa !!!!

Mi grida dalla punta del molo.

– Sto arrivandoooo!!!

Con i balzi di Cat Woman sono sul molo e la precedo di pochi passi. Mi aggancia con la sua stretta di mano forte, da Madre Superiora.

– Dai ragazza!! Gambe in spalla. Ho da raccontarti di tutto il convento.

Musica per le mie orecchie, Io adoro Virginia, è così libera, intelligente aperta, colta come il clero ai livelli alti. Non l’ho mai sentita dare giudizi morali. Su nessuno. Il suo motto è “Perdonali, non perché se lo meritino, ma perché Tu meriti LA PACE!!!

Camminiamo affiancate, complici, danzanti nella luce fresca del mattino.

Quando siamo quasi in fondo si ferma, mi prende un braccio, mi fissa negli occhi e mi fa: “Ricordate figliole, non scrivete, non parlate. Trombate!!”.

L’abbraccio commossa. Alè dai, due saltelli sugli scogli. Giro del faro. Un desiderio. “COMPRARMI QUEL MAGRITTE”. Dice lei. Arrivare a fine mese, supplico io.

Colonna sonora: Girls just have a fun Cindy Lauper

eredità: sf trasmissione del patrimonio di un defunto a una persona o a un ente; il patrimonio stesso sf {biologia} trasmissione ai figli dei caratteri dei genitori

Pietra Ligure, 28 luglio 1986

E’ un luglio caldissimo. Il cielo è bianco di afa e l’aria si taglia col machete. Dal giardino un cinguettio sommesso interrompe il monotono ronzio dei macchinari a cui è attaccato mio padre. Cannule e fili pendono dal suo corpo rendendolo un albero di natale sanitario. Lui però non ha perso né grinta ne smalto. Fa battute alle infermiere. Mesi di malattia non hanno fiaccato il suo sprint.

E’ domenica. Non ho nessun posto dove stare, se non vicina al mio papà. Facciamo battute sui vicini di letto, il 3 è diabetico, gli hanno amputato un pezzo di gamba, “stasera tortellini in brodo”. La suora se la ride sotto ai baffetti. E’ sempre stato così. Sdrammatizzare sempre.

Parliamo di ferie. “Appena esco agganciamo la roulotte e scorazziamo per l’Europa”.

La mamma entra ed esce dalla stanza. La preoccupazione e la stanchezza si leggono nelle sue occhiaie. Si è sentito male sei mesi fa. Era in bagno, è svenuto . I medici hanno azzardato le più svariate ipotesi. Finalmente due giorni fa sono riusciti a trasportarlo qui. L’ambulanza dardeggiava lampi azzurrini sull’autostrada. Noi dietro col fiato corto e il cuore nelle spine. Quando è arrivato ha vomitato sangue ed è sparito alla nostra vista. Ho sentito due infermieri parlare di melema. Sangue nelle feci. “Necessita di trasfusioni”.

Il suo sangue. Il mio sangue.

E’ forte papà. A 16 anni di è arruolato in marina, poi l’8 settembre. Tutti a casa. Lui in montagna con Calvino sul sentiero dei nidi di ragno.

A 40 ha mollato baracca e burattini dicendo che andava a prendere un caffè. Dopo 3 mesi sono arrivare le cartoline dall’Avana “Dopo il caffè un bel sigaro”.

Possiamo stare accanto a lui uno per volta. Ci sta sempre la mamma che da due giorno ha gli stessi vestiti. Ogni tanto esce in giardino e va a fumare una sigaretta. Io mi intrufolo.     Vorrei fare storia dell’arte, lui approva anche se mi vede più come avvocato o giornalista, perché ho la faccia come il culo.

Rientra la mamma. Esco io. Il caldo non dà tregua. Speriamo che questo incubo finisca alla svelta. Andiamo a Berlino a festeggiare la mia maturità.

Le ore non passano mai. Le lancette sembrano immerse nella melassa. Speriamo che qui lo curino meglio. La mamma esce. Si accende l’ennesima sigaretta. Le sue mani tremano leggermente.

Tocca a me. Mi siedo accanto a lui. Guardo quelle strane macchine, impulsi di vita in un bip regolare. Fluidi che scorrono nelle cannule.

“Ecco, cucciolone, ti devo parlare”.

Sembra serio. Mi guarda, Si sfila l’orologio dal polso e me lo allunga.

“Questo lo lascio alla mamma. Non ho più sensi di colpa nei confronti di tua sorella. Lascio la casa di Milano a lei, anche quella di Lingueglietta. La casa di Imperia va alla mamma…”

“Papà e a me cosa lasci??!!”

“Il mio senso dell’umorismo”.

E’ morto sotto i ferri la notte stessa. Negli anni ho scoperto che non potevo ricevere eredità migliore.

Colonna sonora: Lo stretto indispensabile, da Il libro della jungla, Disney

Colonna sonora: “Casta divaaaaa” Vincenzo Bellini (libretto Felice Romani)

Stamattina ho fatto colazione con Bukowski, Einstein e la Norma. Quando sono arrivata, la Norma aveva già trangugiato il terzo Bellini. Il vecchio Hank cercava di tenerla a freno. “Ha bevuto tanto?” mi son permessa di chiedere. Ma il vecchio Albert mi ha subito redarguita: “Tanto, poco, tutto è relativo”
Ad un certo punto Bukowski ha avuto un sussulto. Si è alzato di scatto ed è scappato via con la velocità di un centometrista, gridando: “Devo andare a lavorareeee”
“Ma è impazzito?”, faccio io. “No va ad aprire l’ufficio” mi risponde serafico il Nobel per la fisica. “Lavora? ma dove lavora?” “All’uffiscio-o poostale”, biascica Norma mentre cerca con gli occhi il cameriere per farsi portare un altro cocktail. “Da quando ha ripreso a lavorare?” “Di fatto non ha mai smesso”, ribatte Albert. “E’ in grado? Con tutto quello che beve??” “Ma va!! ha smesso di bere da un pezzo, ora non si perde una riunione degli alcolisti anonimi?””CHII-I???”, interviene Norma, trattenendo un ruttino.
Guardo l’ora e mi viene in mente all’improvviso che devo andare proprio stamattina all’ufficio postale a spedire una copia della mia tesi di laurea, perché ho trovato chi me la pubblica. Interessato Einstein si congratula con me. “Si sono molto soddisfatta”. “Chi te la pubblica?” “La Permaflex, è talmente sporifera che la ditta di materassi ha deciso di omaggiare i clienti con una copia del mio lavoro, così per incentivare il sonno”. Il vecchio fisico mi sembra un po’ perplesso, mi alzo, saluto lui e Norma sempre alla ricerca del cameriere… “Dalle un occhio Albert, non la vedo troppo bene” “Troppo…poco..tutto è relativo”. Non c’è speranza penso.
Mi avvio verso l’ufficio postale ma appena svolto l’angolo mi rendo conto che c’è una lunghissima coda, così lunga che arriva a Sarzana. Cazzo!! Vuoi vedere che oggi è la giornata in cui pagano la pensione ai bradipi?? Macché, mi dice Mago Merlino, in coda dalla settimana scorsa, ci sono due vecchietti che stanno ancora scrivendo una lettera. La cosa mi incuriosisce e do una sbirciata. Sono Totò e Peppino. “C’è stata una grande morìa delle vacche…”, detta uno, mentre l’altro scrive. Non resta che rassegnarsi. Bukowski sta mangiando un Panino al prosciutto e sembra non rendersi conto della lunghezza della fila, che ormai ha raggiunto i confini della Toscana.
Per ingannare il tempo cazzeggio su Facebook, ma non c’è nessuno in questo momento, tranne Karl Marx che mi invita a giocare a Candy Crush Saga. Ma non ha niente di meglio da fare questo??
A un tratto la coda si sposta, ha un sussulto. La folla esulta, I due hanno terminato la lettera, chiuso la busta, leccato il francobollo. Il vecchio Hank dà un ultimo morso al suo panino, e in brevissimo tempo, lavorando come un pazzo, riesce a smaltire l’intero corteo. Arrivo davanti a lui, gli allungo il plico, Inuriosito dalla pesantezza dell’ingombrante involucro mi chiede di cosa si tratti. “Della mia tesi”. “UH che bello posso dare un’occhiata?”
“No per carità che se cominci a leggere … ti addormenti poi la coda arriva alla vaccinara!”

S: sesso (s.m.) 1 il complesso delle caratteristiche strutturali e funzionali che distinguono in una stessa specie i maschi e le femmine: – maschile, femminile, il – debole, il gentil — le donne 2 l’insieme dei fenomeni e dei problemi alla vita sessuale, parlare di – 3 gli organi genitali.

Ai calciatori e ai tifosi di tutte le età

 

DIZIONARIO ITALIANO GARZANTI

È un bel pomeriggio di luglio. L’estate è iniziata finalmente con le sue false partenze, le sue piogge improvvise, i suoi sbalzi d’umore. Mollo i pargoli al fresco così la nonna non si sente sola e io sono più libera di cazzeggiare. Santa Nonna. La Makkina del Popolo è contenta e tranquilla e ha il pieno. Ho fatto 70 euro stamattina. Eppure non le si è allargato il serbatoio e non si è nemmeno bucato. Imbocchiamo la statale 28. La Viola dorme già alla terza curva. Non abbiamo fretta. È bello a volte inserire il pilota automatico e mangiarsi la strada piano piano. Scivoliamo tranquilli tra le curve e gli scorci della Vall’Aurea. Il mio bambino è seduto davanti con me con la cintura ben allacciata. È un privilegio che ogni tanto gli concedo. Quando dobbiamo fare discorsi da grandi.

–        Allora Tommy qual è l’argomento di cui vuoi parlare?

So che ora parte con una delle sue tirate sul calcio mercato. Scalo la marcia, imbocco la salita. C’è davanti una Prinz che va a venti allora, guidata da uno col cappello. Avanti con gli stereotipi sul piemonte. Questi hanno tutti il Suv.

–        Sesso. Il sesso mi fa schifo. Io non lo farò mai. Le femmine mi fanno tutte schifo.

–        Calma, calma baby. Tua sorella è una femmina

–        E appunto

–        Io sono una femmina

……

–        Io non farò mai sesso. Te fai sesso con tutti

–        Ma Tommy ma cosa dici?

–        E lo vedo alle feste coi tuoi amici, ti sei baciata e abbracciata con quello che aveva la maglia dell’Argentina

–        Ma è Andrea, è un mio amico, ci abbracciamo sempre perché lui abita a Genova. È appena tornato dall’Argentina. Non ci faccio sesso. Abbracciarsi non è fare sesso!

–        E cos’è allora?

–        Volersi anche bene. Tu non vuoi bene ai tuoi amici?

–        Ma sì ma non siamo sempre lì a baciarci come i tuoi amici.

–        Ma loro hanno vent’anni e sono contenti di stare insieme.

–        Ma poi fanno sesso?

–        Ma non lo so. Qualcuno sì e qualcuno no.

–        Tu e papà avete fatto sesso per avere me?

–        Sì Tommy. Io e tuo padre abbiamo fatto sesso

–        Che schifo

–        Non mi ricordo

–        E per mia sorella?

–        Anche per lei abbiamo dovuto fare sesso

–        Che schifo. Bleah. Bleah.

–        Tommy da grande piacerà anche a te. Tra qualche anno, vedrai. E le femmine non ti faranno più schifo e tua sorella sarà una miniera di femmine folli che ti verranno per casa a sconvolgere la vita

–        E questo lo fanno già

–        E poi, guarda prendila così: se il signor e la signora Cassano non avessero fatto sesso, tanti anni fa, la Sampdoria non avrebbe il miglior attaccante del campionato. Non credi?

Il mio ragionamento non fa una piega. Quanti calciatori nella leva calcistica 1998?

Perché Tommy come canta sempre tuo papà: un giocatore lo vedi dal coraggiooo, dall’altruismo e dalla fantasiaaaa…

 

 

 

Colonna sonora: La leva calcistica del ‘68                 Francesco De Gregari