Capitolo 3

 

Colonna sonora: Nata sotto il segno dei pesci, A. Venditti

Ma guarda questi. Non si smentiscono mai. Ha ragione Silvia la decoratrice laureata a Beni Culturali che fa la postina precaria: “L’unica cooperativa buona è quella che chiude.” Lei ne ha viste parecchie, come me. Tutti buoni… a farti lavorare gratis, perché il volontariato riempie la vita, fare del bene è bello…!! Se te lo puoi permettere, altrimenti non ti conviene, anzi a volte non ti conviene manco andare a lavorare perché ci rimetti. Essere precari fa dimagrire. Mangi tramezzini presi in saldo al discount, i famosi “Mangia&muori. L’alimentazione del precario. Potrei fondare una catena di food. Una coop sociale che rifornisce i precari stessi. Li vedi tutti alle loro feste, come cantava l’AssembleaTeatrale Musicale negli anni 70-80 a Zena. “E i ricchi stanno bene e da persone oneste … non parlano di noi dentro alle loro feste.” Già le loro fe4ste. Ora si chiama “Cibo di strada” per una questione di sedie e permessi. La sostanza non cambia. Sembrano party all’americana, col drink di plastica in mano con la sangria, il couscous nell’altro piatto. Couscous vegano.

Il cibo afro-solidale. Le femmine coi pantaloni di Aladino, ma chi ti tromba? A ecco quello che l’accompagna. Trent’anni, barbetta, bio contadino con le Camper ai piedi. Va a ritrovarsi in India o in Turchia … coi soldi di papà. Sono i nipotini dei Figli dei Fiori, noi semo i nipotini de Togliatti. Il dato comune è che tutti si sbranano per lo stesso mezzo posto di lavoro precario. Inizi coi progetti. Cioè lavori mezzo gratis e intanto che sei lì già che ci sei lavori un po’, è già tanto se ti danno un pezzo di rimborso.

Stasera vedo tutte le mie amiche. Gira e rigira son tutte ex colleghe. Gente che aveva ottime premesse e non ha manco decollato.  Tutti precari da una cooperativa sociale all’altra. Penzoliamo in fondo alla catena del lavoro. Come si fa a non capirlo? Guarda ‘sto coglione col Suv. Quelli che si comprano il Suv hanno qualcosa di piccolo da compensare. Dai stasera rock and roll. Fanculo. Sono 50 che pesano come 50 cazzo di macigni, altro che sfumature colorate. Sono immersa nel traffico, ho le gomme lisce. Quando salgo metto in moto, la prima cosa che guardo a che livello è della riserva. Andiamo da alta, media, medio bassa. Bassissima. A volte tossice. Dai non ci pensare. Guido e alzo la musica a tutto volume. L’unica cosa che funziona è radio Nostalgia. “Per quelli come te”. Come me, come? Mi chiedo ogni volta. Come …? Rimastoni. Sarà,  ma la musica anni ’70 ’80 e mettiamoci i ’90 è la migliore.  Sfido chiunque. Evvai alza, alzaaaaa….

– CRRRRRRRRRRAYYYY BEBBEEEEE CRAIIII BEBE….

VAI JANIS, con gli occhialini rotondi. Al festival di Monterrey. Me la vedo davanti. Invece davanti ho un furgone, la strada mi sembra interminabile oggi. Non ci volevo neanche andare da questi. Il cellulare vibra sul sedile, abbasso la musica.

– Oi Vale sto guidando

– Com’è andato il colloquio?

– Di merda

– Dai stasera si festeggia. C’è una festa a sorpresa

– Grazie per avermelo detto!

La Vale è nel mio cuore da sempre, dai tempi dell’università. Era in assoluto la più intelligente, la più brillante, studiosa e colta tra tutti. Ha scritto una tesi della Magistrale pazzesca. Ho sempre pensato, il giorno che decolla, questa, arriva veramente dove vuole. Oggi lavora da Mac Donalds. Si è fatta spostare il turno. È l’unica italiana, l’unica laureata. Lasciamo stare. Ma si fanculo le cooperative.

Entro in casa e c’è il solito disordine adolescenziale. Scarpe da ginnastica spaiate, felpe giganti, squadre, parastinchi. Non voglio vedere. Non oggi. Meno male che il colloquio è andato male. Riordino la casa. Le idee. Quello è più difficile. Essere precari vuol dire affrontare un Calvario che non finisce mai. I periodi migliori, la disoccupazione indennizzata. Ti devi riprendere, dopo 12 mesi o 24 dentro un tritacarne, ti devi riprendere. Per mesi sei stata in tutte le loro chat sempre attive, fitte di faccine, applausi, merdette fumanti, cuoricini. Le chat sono sempre  attive. E non puoi fare “esci da gruppo”, non vedi l’ora di farlo. Basta. Il telefono ridiventa un alleato, uno spazio personale. Ti risucchiano la vita come dei vampiri,  per quattro spicci, tante belle promesse, e un contratto precario.

Precario, ho guardato sul dizionario e vuol dire “ottenuto con la preghiera”  e infatti mi sembrava. Non bisogna pregare per le cose serie. Stasera festa. Meno male che ci sono le amiche!!

Ora mi sparo un mix musica italiana e rimetto la casa in ordine. Alè parte Venditti. Cominciamo col raccattare i vestiti, le scarpe, le tute, i calzini. Se ne trovo due uguali stappo una bottiglia di Krug. Non c’è pericolo. Felpe e maglie e magliette della salute una dentro l’altra, ma si fa fatica a levarsi uno strato per volta?? Fare le pulizie mi isola dal mondo, metti la cera togli la cera. Lavoro con le mani e lavoro col cervello, contemporaneamente. Beh l’uomo di solito non ci riesce.

Ricordati di te e della mia pelleeeeee, ricordati di te com’eri prima… il tempo lentamente si consuma….

Si, il tempo si consuma e neanche  tanto lentamente. Almeno nel mio caso. Da un lato sono contenta che non mi abbiamo preso, “la metto in turno subito che il collega è Vittorio che è bello grosso”. Bello grosso?

Sul divano si è ammonticchiato mezzo armadio di vestiti. Passiamo alla cancelleria. Lasciano tutto in giro. Non trovano mai niente. L’adolescenza. È una bella età ma passi il tempo a maledirla quando ci sei dentro e poi la rimpiangi per tutta la vita. Vaglielo a spiegare. Sono fasi. Già come i denti, i pannolini, le capitali d’Europa, i gol, i bagher, le cotte. Ora siamo nella fase mandare a fanculo i genitori. Il che è giusto, quando si tratta dei figli degli altri. È dai tuoi che non te lo aspetti. Cresceranno.

Elettronica, grovigli di fili, cuffiette. Sempre musica nelle orecchie, cambiano i dispositivi. Per sentire poi… trap. Noi avevamo i Pink Floyd, Jim Morrison, Bob Marley, gli U2, David Bowie. Tina Turner, Diana Ross, Marvin Gaye… beh mi fermo perché altrimenti mi addormento. Ora passiamo al bagno. Mi faccio il segno della croce mentre di là Antonello invoca Saraaaaa… svegliati è primavera. Quella che è rimasta incinta nei banchi di scuola. L’incubi di ogni madre e che si stampino col motorino.  Cosa mi metto stasera? Bisogna vedere dov’è la festa? La fanno a me la festa!! Direi tubino nero, classico, reggicalze, dovunque mi portino faccio il mio figurino. Scarpe mi metto quelle che ho comprato dai cinesi, alla faccia della globalizzazione. E sopra il cappottone che ho trovato in un sacco Caritas quando lavoravo coi migranti. Altra coop, altra storia. Una mattina è arrivato in sede un furgone carico, carico di …? Comincia per vestiti e finisce per da donna. Quanta roba buona si butta via. Magari perché son brutti ricordi, però si trova roba ancora in buono stato. La sera mi sono fatta una mini sfilata immaginando chi li aveva indossati e dove era andata.

Mi perdonerai … mi devi perdonare sai… e dalla pelle al cuore che devo ritornare senza più dolore senza farti male e tu lo capirai… solo da uno sguardo… e mi perdonerai… ai ai… mi peronerai … dai è il look giusto e capelli raccolti.

 

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Capitolo  2

 

 

L’appuntamento è per le 9,30. Trovato posteggio. Bevuto caffè. Pisciatina adrenalinica, ho ancora una ventina di minuti. Che faccio? Aspetto. C’è una panchina che fa il caso mio. Mi siedo, mi giro una paglia e osservo la fauna circostante. Fisso il portone, sul muro c’è la targa: “Cooperativa Sociale La Bitta. Ancorati nella vita”. Sento già il prurito incendiarmi la pelle. Devo resistere. Le ho girate quasi tutte e quasi tutti le girano tutte. La sera prima di dormire conto le Coop e non le pecore. Sarà per questo che dormo male. Hanno i nomi più svariati, spaziano dal latino (Millenium, Metropolis, Fidelis, Iubileum..) al mondo vegetale (Il Frassino, Il Pioppo, Il Papavero), animale, minerale. Ora siamo alla marineria. Questa mi mancava. La Bitta, sembra il nome di un ristorante sul porto. Specialità pesce (congelato). Mi assale di nuovo la nausea. Butto la cicca. So che non è quella la ragione per cui ho questi conati. Dieci minuti e poi salgo. Tutte nel sociale, lo stato ha ormai appaltato ogni servizio alle Coop: pre-scuola, dopo scuola, scuola estiva, asili nido, adolescenti difficili, difficilissimi (ce ne sono di altro tipo?) adolescenti psichiatrici, psichiatrici e tossici, doppie diagnosi, diagnosi ai quattro formaggi, anziani, anziani psichiatrici, anziani con Alzheimer… stortignaccoli di ogni natura e forma e colore perché adesso a riempire le casse delle coop sono arrivati i migranti!! Tutta roba che non vuole nessuno … Siamo un paese in appalto che si regge sul precariato. E sono tutti dei tritacarne.

Mi scappa di nuovo di pisciare. Dal fornaio qui accanto proviene un profumo di cioccolata e burro. La fragranza si mescola all’odore dei gas di scarico, via trafficata. Mi riprometto, finito il colloquio, di gratificarmi con un pain au chocolat. Rimandare il piacere è segno di maturità. 9,27. Salgo. Suono. Apriporta. Tre piani di scale. Fiatone. Suono. Apriporta. Entro. Il silenzio è attutito dal rumore di una tastiera su cui qualcuno sta digitando da qualche parte in una delle stanze chiuse.  Mi affaccio alla prima stanza, vuota, ma da una sedia penzola una giacchetta. Tracce di presenza umana. O umanoide. Emetto un colpo di tosse per evidenziare la mia presenza, del resto ho suonato e qualcuno ha aperto. Ci fosse un bagno dove sgattaiolare. Metto il cellulare sulla vibrazione. E’ già tempestato di messaggi. Cinquanta. Cinquanta anni  e ancora alla ricerca di un contratto a tempo indeterminato. Mi guardo intorno. C’è una fila di sedie. Mi sfilo il cappotto, mi siedo e intanto do un’occhiata alle foto appese alle pareti, più o meno le stesse postate sulla pagina di Facebook della Cooperativa: un gruppo di ragazzi a carnevale, due educatori che sorridono con la mascherina nera e il cappellino in testa. Didascalia: Carnevale, quanto-ci-siamo-divertiti. Altra foto, Natale, gruppo di ragazzi, educatori col cappellino rosso di Babbo Natale e barba bianca, didascalie, Natale, quanto-ci-siamo-divertiti. Gita all’orto botanico, ragazzi ed educatori tra le peonie… Non faccio in tempo a leggere quanto si sono divertiti, che da una delle stanze sbuca un ragazzo, cellulare incollato alla guancia, annuisce. Indossa jeans scoloriti e una felpa della Cooperativa. “Sì, sì… li mandiamo via tra una settimana..E’ già tutto predisposto!” Il tipo mi fa segno di seguirlo. Mi precede in una stanza. Avverto di nuovo il fastidioso prurito. Ho il mio curriculum vitae nella cartellina trasparente. Il prurito dal braccio si estende al collo, in compenso lo stimolo alla minzione sembra essere rientrato. Brava vescichetta, non disturbare per i prossimi 30 minuti. All’interno, barricata dietro a una scrivania di vetro e acciaio c’è una signora di età indefinibile, è parzialmente nascosta dallo schermo di un imponente Mac. L’orecchio incollato al cellulare. Abbigliamento neutro, non ricercato,  capello corto, occhiali da lettura, unica nota originale, un bel ciondolo d’argento a forma di chiocciola. Mi ricorda uno di quei sergenti cattivi di un film americano. Full Metal Jacket.

Senza guardarmi in faccia mi indica la sedia davanti alla scrivania. Mi siedo e ho come la sensazione di sprofondare. E’ una poltroncina di velluto blu molto più bassa rispetto alla scrivania, serve a mettere a proprio agio l’interlocutore. E’ una tecnica vecchia, studiata in America, si chiama “Potere 80”. Il Ragionier Fantozzi ci ha costruito sopra una carriera. Sventolo il mio curriculum nella speranza di attirare l’attenzione di Lady Full Metall Jacket. Il ragazzino con la barbetta è sempre al telefono, annuisce. La tipa finalmente mi caga. Convoglia su di me tutta la sua attenzione. E’ la vice presidente della Coop. Io sempre più fantozzianamente mi allungo per porgerle il mio Cv. “Non mi interessa”, risponde perentoria. Prima di aver accesso a questo colloquio li ho inondati di mail, sarà per quello.

– Noi cerchiamo una figura dinamica, flessibile e con spirito di sacrifico perché noi siamo una cooperativa sociale, mica vendiamo prosciutti!!!

– Certo, certo. Cosa intende per flessibile?

– Flessibile!! Una persona che sia a nostra disposizione quando ci sono da accompagnare i ragazzi nelle varie attività. Lei è disposta a lavorare su turni?

– Certo

– Sabato e domenica?

– Certo

– Feste?

– Certo

– Notti?

Sulle notti tentenno un po’. Primo perché non ho più l’età, ci metto tempi biblici a recuperare. Sono notti pagate? Mi è capitato in altre coop  che le ore notturne non venissero riconosciute, ma risucchiate in una sorta di banca ore da recuperare in un futuro immaginifico. La motivazione era: Mica vi paghiamo per dormire! Devo fare dei giri di parole… vediamo come metterla giù senza sembrare troppo venale.

– Le notti sono attive?

A questo punto il ragazzino sembra rimanere colpito dalla domanda, si stacca per un istante il telefono dalla guancia. Mi rivolge uno sguardo interrogativo e poi riprende forsennatamente a digitare.

– Bisogna fare il giro di controllo notturno, ma non sempre alla stessa ora, verificare che tutto sia a posto. La nostra è una funzione anche di controllo oltre che educativa. Noi non vendiamo mica prosciutti

– Certo. Certo. Ma le notti sono pagate?

– Sono ore forfaittizzate, finiscono in una banca ore e vengono recuperate successivamente

– Ma che ruolo cercate precisamente? Io ho avuto varie esperienza a contatto con soggetti…

– Non mi interessa!! Le ho già spiegato che noi cerchiamo una figura flessibile, dinamica … che abbia spirito di adattamento

– Quante ore a settimana?

– Un part time, una ventina di ore

– Verticale…? Orizzontale??

– L’orario è distribuito in base alle nostre  esigenze. Può capitare che faccia servizio al pre-scuola, poi abbia del tempo libero per le sue commissioni, e poi riattacchi il pomeriggio. Dipende. Lei è disposta a lavorare fuori città, perché a volte dobbiamo coprire più strutture…?

– Certo ma … è previsto un rimborso benzina?

– Abbiamo un pulmino, ma per ora è fuori uso, quindi gli educatori utilizzano il proprio mezzo. Non possiamo rimborsare anche la benzina, tanto vale lavorare per i benzinai. Noi lavoriamo nel sociale… mica vendiamo prosciutti!!

– Buono pasto?

– Non è previsto, al servizio mense gli educatori non hanno accesso, però se vogliono possono portarsi del cibo da casa…

– Quindi … al mese quanto sarebbe lo stipendio?

– 5-600 euro

– Bene mi è tutto chiaro. Ora ci rifletto, ne parlo con la mia famiglia e al più tardi domani vi faccio sapere…

– Non mi interessa. Noi abbiamo bisogno di una risposta adesso. Abbiamo bisogno che domani .. anzi forse è meglio inserirla già nel pomeriggio… la mettiamo a Bordighera che in turno c’è Vittorio ed è bello grosso. Adesso mi deve dire se accetta o no!!

“”Bello grosso?” ma che cazzo vuol dire?? Full Metal Jacket si alza dalla sedia e mi rendo conto che è una nanetta, arriva si e no al bordo della scrivania. Indossa un paio di scarpe da ginnastica col tacco. Inguardabili. Si avvicina alla finestra. Ha l’aria di voler troncare la conversazione. Le squilla il cellulare e lei risponde con un secco: NON MI INTERESSA!!! Guardo il trentenne con la barbetta e devo dire che mi fa una certa pena. Mi riprendo il curriculum, perché stamparlo costa. Mi alzo e mi avvio verso la porta. Direzione pain au chocolat. Il trentenne con la barbetta  ha smesso DI digitare, sembra in apnea. La Vice Presidente parla all’auricolare. Non si capisce se si stia rivolgendo al trentenne con la barbetta, a me, all’interlocutore della telefonata. Ho la mano sulla porta e sento che tra un po’ la mia vescica avrà bisogno di sfogare la sua niagaresca dirompenza. Come ho fatto a resistere non so.

– Guardi non penso di essere adatta alla figura che avete in mente, forse dovreste cercare il personale tra i figli dei benzinai.

Full Metal Jacket rimane un po’ sorpresa, non è sicura di aver capito bene, Anche il trent’enne con la barbetta sembra congelato in un’espressione di incredulità. Lei guarda fuori dalla finestra e diventa paonazza.

– Ecco il vigile, cazzo!!! Dai Matteo vai a spostare la macchina prima che mi rifilino l’ennesima multa. E quando sali portami un pain au chocolat che a quest’ora dovrebbero essere pronti. In giornata però, Matteo. Hai capito tutto??

Il ragazzo annuisce, afferra le chiavi di quello che sembra essere un suv e si dilegua alla ricerca del vigile. Io me la squaglio rapida come l’acqua che fugge. Full Metal Jacket tenta di artigliarmi un’ultima volta.

– Senta signora… scendendo aspetti Matteo e gli dica di salirmi anche una bottiglietta d’acqua frizzante. Fuori frigo, mi raccomando.

– Certo e … grazie per il tempo che mi ha concesso.

Chiudo la porta e la sento berciare al telefono: “NON MI INTERESSA!!!”

Appena esco   provo una sensazione di ritrovata libertà. Fuori mi assale il profumo di burro e cioccolato. Dall’altro lato della strada vedo il trentenne con la barbetta che trafelato scavalca un gruppo di motorini schiva una vecchia col cagnetto, bypassa un taxi. Il cellulare attaccato all’orecchio, in una mano le chiavi del suv, nell’altra il sacchetto con la brioche. L’acqua. Cazzo mi son dimenticata di dirgli dell’acqua.

Ora niente mi separa da un gigantesco e croccante “penosciocolà”, la mia dose di colesterolo quotidiana. E stasera… FIESTA!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                       Capitolo 1

 

 

 

Colonna sonora: Buon compleanno bambina, E, Bennato

 

Mi viene da vomitare. Ho dormito male. Non mi succedeva da secoli. Mi sono girata tutta la notte come un wurstel su una piastra di ghisa. L’unica certezza che ho è che non mi voglio alzare per due buoni motivi. Il primo che oggi, nell’arco di questa lunga giornata, compirò 50 anni. Il secondo è perché stamattina ho un colloquio di lavoro. L’ennesimo in 30 anni di onorata carriera … precaria.

Ecco perché alzarmi oggi è un’impresa titanica. Infatti potrei ignorare le due cose e restarmene sigillata sotto il piumone, con la tapparella abbassata e so che mi passerebbe la nausea e anche il prurito. Si, io mi gratto in certi periodi. Un dermatologo mi ha detto che sono allergica alla mia vita. Confortante esserci dentro e non poterne uscire. A volte bastano alcune parole a scatenarmi un prurito della madonna. Una di queste parole è COOPERATIVA, l’altra SOCIALE. Se abbinate insieme mi viene il fuoco di Sant’Antonio. Vibra il telefono sul comodino. Lo lascio dentro il cassetto. Che fare? Uno sforzo. Il primo sforzo della giornata.

 

– Oh dormivi?

– Eh? Chi è?

– Io, io

No alle 6.45 del mattino non stavo dormendo, stavo impastando i ravioli

– Veramente??

– No. Stavo beatamente dormendo sprofondavo in un sogno bellissimo cavalcavo nuda su una spiaggia tropicale preceduta da George Clooney

– Fico

– Si. Cosa vuoi a quest’ora? Ti è andato a fuoco il canarino?

– No Beppe sta benissimo. E’ di là che se la cinguetta beato

– Eh beato lui.

– Ti ho chiamato ..

– Appunto… sentiamo

– In realtà volevo sapere per la cena di stasera

– Senti non ne ho proprio voglia, non c’è niente da festeggiare. M O L L A T E M I !!!!

– Ma come non c’è niente da festeggiare!! 50 anni CIN-QUAN-TAN-NI!!! Mica si compiono tutti i giorni

– Appunto. non ci voglio pensare, non me lo ricordare, solo il numero mi fa tremare. Ho la nausea…

– Sei incinta?

– Si unico caso di gravidanza menopausale…

– Ma se sei una milfona!!

– Si per cariatidi. Non ci voglio pensare , cazzo alla mia età sono ancora precaria, porca paletta

– Daaai basta!! Stasera ti voglio figa come la Stella della Senna, Cenerentola al ballo

– Ecco, già mi vedo a mezzanotte seduta su una zucca

– Ma smettila di piangerti addosso!! Io e Alice ti abbiamo preparato una sorpresona

– I California Dream Men nudi dentro una torta?

– No meglio, molto meglio!

– Non vedo l’ora!

– Non dirlo a me. Ma stamattina hai il colloquio, vero?

– Vero-vero… sentiamo le proposte indecenti. Speriamo. Sai ho notato che inizio sempre ogni pensiero con “Speriamo”… speriamo che sia una cooperativa seria

– Si. Cooperativa seria, ecco un ossimoro nuovo di zecca.

– Spero che i turni siano fattibili, spero di starci con la benzina, spero che paghino puntuali…

– “Chi vive sperando muore cagando!!”

– Lo Russo, Mediterraneo

– Oscar  a miglior film straniero

– E ci credo. Quanto ho letto la frase finale sono scoppiata a piangere

“dedicato a tutti quelli che stanno scappando”

– Già. Solo che noi siamo inchiodate qui. In questa vita precaria di merda. Dai. Stasera si festeggia. Comunque si festeggia.

– Non mi ci far pensare. Alé ti mollo che devo lavarmi, vestirmi da colloquio…

– Dai, in bocca al lupo

– Ma perché povero lupo. Devo farci qualcosa con ‘sta storia del lupo cattivo. Prima o poi ci riesco, vedrai. Ciao Laura

– Sì prima o poi ci riesci. Ciao Andrea. A stasera.

 

Ecco la mia amica è riuscita a strapparmi, non dico la voglia di vivere, ma di scherzarci su, sì. E anche un po’ la nausea mi sembra si sia leggermente attenuata. Grazie Lauretta. Cosa farei senza le mie amiche?

Devo convincere il mi corpo a scivolare fuori dal piumone. Dai coraggio. Esco dal letto e mi infilo in bagno.

 

Spero sia una cooperativa seria. Prima di dormire ho googlato un po’ e ci sono le solite foto di pazienti sorridenti, didascalie, educatori felici. Mah. La pagina di Facebook poi è ridicola, postano le loro foto e si mettono mi piace a soli. Mah. Spero che paghino. Io non ho voglia tra un mese di dover rincorrere un commercialista per  tuta la città. Non è che non mi sia mai capitato, in questi ultimi 30 anni di onorato precariaggio, cioè precariato selvaggio. Laura sarebbe fiera di me. Anzi stasera glielo dico. Piove. Pantaloni neri, maglioncino con camicetta di seta che si intravede. Orecchini discreti, un anelino d’oro che me lo posso cincischiare durante “la seduta”. La menata gigante è aggiornare il curriculum , nel mio caso un vero e proprio delirio perché ho fatto tutti i lavori in quasi tutti i settori. Ieri sera riaggiornandomi mi son detta: manca l’edilizia. Ho lavorato negli uffici come impiegata, in ospedale a fare le pulizie, alla Camera di Commercio a fare progetti, nella redazione di un giornale. Ho provato tutti i contratti, intestinale, cioè interinale , work experience, stagista. Minchia facevo la stagista a 43 anni ed ero la più vecchia di tutti, compreso il direttore. Mi sono divertita un sacco però. Avevo una sorta di borsa dalla Regione, 309 euro. Mi sono divertita un sacco e ho imparato molto però, ho partecipato a conferenze stampa, sculettato su e giù per la Riviera dicendo sono L’inviata speciale e sottolineo speciale. Me la tiravo un po’. Mi piace la redazione. Il suo disordine, i colleghi incollati al computer a fiutare la notizia. Mi ricordo il reportage sui pescatori. Mi avevano dato tutto il paginone centrale!! Tutto. Conservo ancora i miei pezzi.

Bei tempi. Per anni sono rimasta intrappolata nei co.co.co  e co. co pro. Lasciamo perdere. Mai con la qualifica per cui ero stata assunta e per quello che facevo. Ma il vero incubo sono state le Cooperative.

 

Scivolo nel traffico fluido delle 9 del mattino. Tutti a lavorare, i bambini a scuola, gli studenti anche. Si spera. Ecco di nuovo la santa catena dei SI SPERA. Speriamo che quei due siano a scuola. Mi sento prudere il braccio. Mi gratto istintivamente. Mi blocco e penso. Ecco solo l’affiorare del pensiero delle  c..o…o..p… e già mi parte il riflesso pavloviano del prurito. Cazzo. Non ci devo pensare. E come faccio che sto andando al colloquio. Guarda quel deficiente che ha tagliato la strada a tutti. Ma vai vai coglioneeee. Si comprano il Suv e la strada. Speriamo che sia una Cooperativa seria. Starnuto. Alzo il finestrino. Abbasso la radio. Non voglio sentire le notizie. Tanto in questo paese non cambia un cazzo. Un paese che si basa sul precariato non investe nei giovani, nella cultura nell’istruzione è un paese spacciato. Lo ha detto Catherine Spaak!! Cazzo Catherine Spaak  che, per quanto brava…Ecco ci siamo. Spero di trovare posteggio. Spero leggano il curriculum. Spero mi mettano a fare quello che so fare. Spero che siano organizzati. Spero che il coordinatore non sia una belva. Spero che i colleghi non siano degli infamoni. Spero non sia l’ennesimo tritacarne. Che culo è uscito un furgone e mi ci piazzo in due manovre. Taxi driver mi fa una pippa a me. Potrei chiedere se mi assumono per posteggiargli la macchina, in effetti non l’ho ancora fatto.

Alé ultimo caffè. Ultima cicca e già leggendo la targa avverto un leggero prurito mordermi il braccio.

 

Sante parole

Il Blog per TE

Oggi rischiamo di perderci all’interno di questo mondo virtuale,facendoci sfuggire le immense bellezze del mondo reale.

Pensi di essere realmente di essere in controllo di questetecnologie o sono loro a controllare te?

1.Isolamento lavorativo(metti il telefono in un posto lontano dalla tua visuale)

2.Prova a stare 2-3 ore senza guardare il telefono almeno 3 volte alla settimana (ferma la noia in un’altro modo)

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Capitolo 14

colonna sonora: blues billy holliday

 

Niente. Non hanno prodotto niente. A parte disordine, vasetti vuoti, bottiglie di Badoit disseminate dovunque. Pasolini era disperato. Deluso. È ripartito per il Friuli alla ricerca della Religione del suo tempo. Io zero ballette, non ho concluso niente. Ora quando lo rivedo il mio Peppino? Vediamo la sua pagina di Facebook. solo la foto del profilo mi fa sobbalzare. E mi rimescola le parti basse. A cavallo, sguardo fiero, intenso, spalle larghe enfatizzate dal poncho. Capelli biondi, barba bionda che sa di caffè e mare. Scorro i post. Il numero dei followers è sempre più alto. Da tutto il mondo. Ci sono gruppi in Brasile, in America, in Inghilterra, in Italia. Di tutti gli starti sociali. Il più recente è lui su una spiaggia, Montevideo. Rio de Janeiro. Bastardo. Chiudo subito prima che mi venga un infarto. Ammettiamolo ci sono sotto di brutto. Le ho provate tutte e brancolo nel buio solo Giove può ma la segreteria ha confermato che fino a novembre non arriva. C’è una notifica. La Federcasalinghe mi invita al congresso e vorrebbe che portassi un piccolo saluto. Vediamo Preside Simone de Beauvoir. Vice Presidente Robin Norwood e … a latere la donna che corre coi lupi, se arriva in tempo. Clicco subito parteciperò. Il congresso è dopo domani e ho tutto il tempo per pensare a come vestirmi. Vado da Confucio, ha aperto una sartoria. Lui sa tutto. Di tutto. Ha due mani d’oro e come tutti i cinesi i costi sono contenuti. Mi presento con un tubino fatto di pneumatici riciclati, ho un’andatura un po’ sgommante ma non è male. L’evento è sponsorizzato dalla Cooperativa Sociale di Mastro Lindo e Cenerentola. Su schermi giganti vengono proiettate le immagini degli animaletti del bosco e le loro innovative tecnologiche. Schiere di servizievoli Folletti provvedono che tutto sia pulito e in ordine. mi pace già. Alla presidenza il Castoro si accerta che tutte abbiano recepito la scaletta e i suoi tempi. Il Gobbo di Notredame è già in postazione. Simone de Beauvoir è di una con-turbante bellezza. La Pinkola al contrario sembra pettinata da Duchamp. Non si capisce cosa ha in testa. Nelle prime file le delegazioni. Quella americana capeggiata da Eleonore Roosevelt, e Jacqueline Kennedy. La Clinton. Si lamenta dei conti della tintoria con Jackie che annuisce con eleganza. Dal lato europeo MOGLIE DI KUBRICK STEFANE, Eva Kent. Eva dice che suo marito è disordinato e attaccabrighe. La giornalista di Spider Man è solidale perché lei è stufa di raccogliere ragnatele in ogni angolo. La signora Kubrick le interrompe, “Quisquilie, queste sono quisquilie. Non potete immaginare cosa sia vivere con un maniaco, accumulatore seriale, ossessivo compulsivo??? Ne avete idea?? Per non parlare di gatti, cani. Sì forse tra tutte lei è quella che è messa peggio. Nella delegazione delle americane spicca Frida Kahlo, soprattutto per quello che indossa. È una vita che tutte ci chiediamo chi sia la sua estetista. Ma non c’è verso. Forse la mamma di King Kong. Lei oltre che casalinga è anche una che ha il caregiving. Tiene i vecchi. Poveretta. Mi fa piacere incontrare Natalia Ginzburg, Leone lascia peli da tutte le parti e non perde mai il vizio. Come ogni anno il congresso assegna un premio alla casalinga più meritevole, che ha saputo in qualche campo migliorare la vita delle donne: un delizioso folletto in ceramica verde. La precedente edizione la preziosa statuetta è andata alla Ragazza con la Leika, perché è sempre scattante. Due anni fa è andata a Samantha Jones per l’uso innovativo e alternativo del massaggiatore verticale. Quest’anno si fa il nome di Mary Shelley, per aver saputo creare un uomo mostruoso che ti faccia da autista e guardaspalle. Vedremo. Prendo posto, appena aspirato da un Folletto vicino a Nonna Papera, che è la Presidentessa onoraria di questa importante associazione. È la più vecchia e la più saggia. Gode del rispetto di tutte. Da sempre. Gli interventi proseguono l’uno dopo l’altro. I lamenti son sempre gli stessi. Ogni anno. Chi il disordine, chi le tavolette del gabinetto alzate, chi gli asciugamani bagnati in terra. Interventi che sembrano fotocopiati. Il Gobbo si addormenta ma tanto il disco è sempre lo stesso. Non c’è niente da fare. Siamo ormai agli sgoccioli, in tutti i sensi quando all’improvviso fa irruzione nella sala Biancaneve seguita da tutti i Sette Nani. Lei sale sul palco e prende il microfono. – Ciaooooo!! Un boato. Ci alziamo tutte in piedi commosse. I Nanetti le ballano intorno rassicurati, uniti, e soprattutto puliti. Ce l’ha fatta. Dopo gli esaurimenti, la depressioni, l’abuso di farmaci, alcool. Il Tso. E ora eccola, rinata. Radiosa come una mela. – Sono commossa di essere qui, tra voi. La mia vita è cambiata. Scusate … l’emozione. È stato un percorso lungo, doloroso anzi non si interrompe mai. Il lavoro su se stessi dura tutta la vita. 24 ore per volta, però. Sono molte le persone che devo ringraziare. Tutti quelli che si sono preoccupati per me e hanno cercato di aiutarmi. Grazie. Ma soprattutto grazie per i Nani, sono stati bene e oggi posso dare con orgoglio l’annuncio che stiamo per inaugurare l’Eco Villaggio, per cui ci siamo battuti e sbattuti tanto. Si chiamerà “Villaggio delle mele incantate” . E’ quasi tutto pronto per l’inaugurazione. Ora vi lascio continuare coi vostri, coi NOSTRI lavori e auguro a tutte tutto il bene del mondo. Grazie”. Uno scrosciante applauso saluta Biancaneve che piange commossa. Il nostro lungo applauso la gratifica dei sacrifici. Ci alziamo in piedi. Un momento di devastante e commuovente bellezza. Scende dal palco e viene a sedersi proprio accanto a me. Ci abbracciamo in silenzio. I Nanetti si dispongono intorno a noi Brontolo si lamenta che è l’ora della merenda e con tutte ‘ste donne nemmeno un panino alla Nutella. Pisolo dorme abbracciato a Mammolo e a Cucciolo. Eolo è al bagno, soffre di aerofagia. Gongolo gongola perché è contento di vedermi e di aver ritrovato Biancaneve. Dotto ha in mano il programma e le Tesi del congresso, è concentrato sulle mozioni e meno sulle emozioni.

Capitolo 13

 Colonna sonora: Si fossi foco Fabrizio de André)

 

Settembre. Ha mollato la calura estiva. I morsi del sole si sono attenuati. Un’aria più leggera ci sveglia al mattino. Le giornate si accorciano impercettibilmente e da qualche giorno Eolo strappa le prime foglie dai rami. La nostalgia mi attanaglia. Sono sempre smaniosa. Il mio amore lontano. Irraggiungibile. Traffica nel garage con Meucci, non ne verrà fuori niente di buono, né di utile. Potrei scrivergli una lettera d’amore. Potrei… se fossi una poetessa invece che una casalinga sempre più disperata. Chi può aiutarmi? Totò e Peppino direi proprio di no. Non voglio fare una figura di merda. I cantautori? No. Li chiami e non vengono, negli anni si sono montati la testa. Devo aspirare in Alto. Apro la mia  rubrica su cellulare  che mi è sempre di ispirazione. Vediamo un po’… A. Aristofane. No per carità, quello verseggia ma con l’intestino e la gola. E poi ti fa pisciare addosso dalle risate. Non è il caso. Alessandro Magno. Anche lui non va bene, a parte che al massimo può fare il bibliotecario, ma è da evitare perché ad ogni pranzo o cena lui si magna tutto il buffet e si porta dietro una babilonia di gente imbucata. Achmatova. Sì, lei sì è così delicata. B:  Baloo No, anche se a lui bastano poche briciole, direi che è fuori contesto. Brigitte Bardot. Beh… lei è una poesia corporea. Boccaccio. Boccaccio e la Bardot. Non è un bene, mi sa.

C: Catullo, assolutamente sì. D: Domodossola. No. Dante. Per la Madonna, il Sommo Poeta assolutamente. Viene con Virgilio, ormai gli fa da badante. F, Francesco. Ecco Papa Francesco. Ma sì perché no, si aggrega a Dante e Virgilio, soprattutto per il tratto ligure che sarà un inferno come la Salerno Reggio Calabria. Francesco Totti. No. Francesco Petrarca. Lui devo invitarlo per forza, però l’ultima volta che è stato mio ospite ha mandato tutti in tilt perché le acqua non erano abbastanza chiare, fresche e dolci. La Ferrarelle non gli andava bene perché non è né liscia, né gassata, quella di Miss Italia va bene ma solo in certi momenti, gradisce le acque francesi, la Vittel, la Badoit ma sono carissime.

Vediamo chi altro c’è. Manzoni, beh ovvio. Foscolo, quello sfigato di Leopardi. San Guineti. San Gennaro, Santa Rita, San Marco, San Maurizio… San Remo, Santo Stefano al Mare. NOOOOOO!!!

Cazzzoooo sono scivolata al gruppo dei Santi. E da lì rimbalzata su Google Map. Maledetta tecnologia. Chiudi, rubrica apri. San Guineti, ecco lui non può mancare. Basta frullargli tutto. Allora andiamo avanti. Pasolini, Quasimodo, Saba. Chi manca? Dopo un’ora di smanettamenti riesco a inviare a tutti un appello disperato e l’invito a partecipare all’evento. Nel giro di poco fioccano le conferme. Nel tardo pomeriggio saranno tutti qui a mescolarsi nel giardino delle parole, a intrecciare versi, baciare rime, vendemmiare endecasillabi. Il mio aiutante in campo sarà Pier Paolo Pasolini che è bravo, disponibile, aperto e preciso. Li conosce tutti a perfezione. Gli mando una mail separata e aspetto sue notizie.

Comincio a rassettare casa, sto per lavare il pavimento che sento il telefono vibrare nella tasca dei pantaloni.

– Pronto?

– Ciao Pier Paolo! Tutto bene?

– Sì ho un po’ la gola secca.

– Tutti quei Comizi.

Pasolini ha una voce gentile, parla sempre con molta calma. Gli spiego la faccenda e lui afferra alla prima. Registra tutto. Mi dà appuntamento al tardo pomeriggio. La casa splende e brilla. Il giardino in ordine è illuminato da tante piccole lanterne colorate. Puntuale Per Paolo fa squillare il campanello all’ora convenuta. Apro trepidante la porta. Ha l’aria stanca, Medea accanto a lui sembra furente: per uno sciopero la scuola è chiusa e i bambini sono a casa. “Meglio distrarla”,  ha preferito saggiamente Pier Paolo. Non è cattiva, è un po’ barbara. Li faccio accomodare fuori. Pier Paolo entrando mostra cenni di approvazione.

– Brava. Brava, pensavo fosse il Caos, invece è il Sogno di una cosa.

– Grazie. Grazie. Il Folletto mi ha dato una mano. Allora sei pronto?

– Sì, sai che amo Transumar e organizzar.

– Mi affido a te, tu li conosci tutti e sei uno di loro.

Il suono del campanello scioglie il nostro abbraccio. Apro e mi trovo davanti Dante, subito dietro Virgilio che a prima vista sembra parecchio, parecchio provato e due passi ancora più dietro Papa Francesco li raggiunge tutto trafelato. Il Sommo Poeta è mastodontico, monumentale. E gratificato del mio entusiasmo. Li faccio entrare in casa. Non vedo l’ora di coccolare il Maestro. Per lui ho in serbo una fiorentina grande come Pontassieve e alta come il campanile del Brunelleschi. Gli chiedo di Beatrice, e Paolo e Francesca. Non so perché ogni volta che sento questa storia mi viene da piangere. Io gli apro il mio cuore e vado al nocciolo della sostanza. Lui mi consola dicendo che nei suoi viaggi non ha mai incontrato nessun Giuseppe Garibaldi. Il campanello richiama di nuovo la mia attenzione, mi precipito. Catullo mi investe e rapido come l’acqua che fugge si dirige dritto dritto al gabinetto, passando saluta al volo Virgilio. Il Duca ridacchia e dà di gomito a Dante che gli sussurra “E’ la prostata, e ha problemi di prostata!!” Dante lo rimprovera con lo sguardo di bragia.

D’Annunzio viene coi Futuristi, pilota lui stesso un SVA. Non hanno dato conferma Saba, Quasimodo e Ungaretti. Sono sempre ermetici nelle risposte, devono scrivere dei versi mica dei telegrammi. M’illumino d’immenso. Stop. Vendo Panda Blu. Fanno un sacco di menate per il mangiare, sono allergici a tutto e ogni cosa deve essere stata conservata ermeticamente altrimenti vomitano, si gonfiano, si grattano. Per chi suona la campana? I poeti alla spicciolata arrivano tutti. Mai tutti insieme a volte ci vogliono cento anni tra uno e l’altro.

Dal giardino con un balzo felino sguscia dentro Cecco Angiolieri. Meno male ci voleva anche un po’ di ironia. Sgattaiola insieme a lui quell’irriverente di de André. S’è imbucato il genovese. Lo perdono. È della schiera dei poeti estinti, ormai.

Nel frattempo Catullo è uscito dal bagno con l’aria soddisfatta. Si avvicina al buffet prendendo Virgilio sotto il braccio. Forse ha sentito i suoi commenti. Pasolini si assicura che tutti siano a proprio agio, scorre la lista degli invitati e intanto canta Teorema di Marco Ferradini. È il momento anche per me di mettere qualcosa sotto i denti. Addento un pezzo di sardenaira e suonano alla porta. Vado io che Pasolini sta parlando con Dante. Alla porta c’è Charles Buchowsky paonazzo a dir poco, la faccia più butterata della pelle della luna, tutta un cratere, gonfio come le zinne di una porno star. Mamma mia come si è ridotto. La Merini cerca di sorreggerlo, alla sua età però è un’impresa quasi disperata. Con un filo di voce mi chiede aiuto. In due non possiamo farcela mi metto a sbraitare: “UGOOOO … ALEEEEEE”. Foscolo e Manzoni si precipitano e me lo prendono dalle braccia con gran sollievo della Merini che si accascia semi distrutta sul divano. I due poeti appoggiano delicatamente il vecchio Hank che rubizzo li riconosce e li saluta. Biascica una specie di Hallo! che cade nel vuoto. “E’ una tragedia” dice Manzoni. “Vedo” aggiunge Foscolo con la faccia bianca come un sepolcro. Paolini si rende conto della situazione e porta un caffè doppio. Quando riemerge il vecchio porco ammette di essersi fermato in un autogrill in Toscana per Un panino al prosciutto e di averlo accompagnato con un po’  di Chianti, un vigneto e mezzo in 2 ore. Valeva la pena, aggiunge compiaciuto. Si addormenta quasi subito sulla spalla di Foscolo che se lo scosta di dosso e torna nel gruppo. Manzoni lo segue a ruota. Non nascondo che sono preoccupata per il mio amico Cesare Pavese. A lui ho mandato un invito a parte, ho una sorpresa per lui. Forse gli ho trovato l’Amore della Sua Vita. È perfetta per lui. Americana, candida, distaccata ma per ritrosia, modestia innata. Tutto il contrario di quelle sciacquette che si porta appresso e per cui smania. Attricette, veline, tutta in cerca del selfie da rivendere ai tabloid. Oche giulive. Emily Dickinson è la donna giusta per lui. La Merini è d’accordo. E solo Giove sa quanto la delicata Emily abbia in qualche modo bisogno di una bella ripassata.

Vedo del tramestio in giardino e quando esco vedo D’Annunzio scendere dal suo smagliante SVA con le ali bordate di swaroski. Dietro di  lui barcollano gli scoppiettanti Futuristi. Peccato che il bel Gabriele abbia fatto un atterraggio perfetto nel giardino del vicino, che è sempre più verde. Infatti ci abita Bambi e non la prenderà per niente bene. Ora è partito, quando c’è qualche riunione da me, lui scompare. È un musone.

Tutto procede. Osservo i miei amici mangiare, verseggiare, squadernare, boccheggiare, settenare, . quartinare, endecasillbare, dire, fare, baciare. Lettera. Testamento.

 Speriamo che tutto questo casino serva. Produca le parole giuste che possano colpire al cuore il mio Gary. Il mio Eroe. A pulire ci penserò domani. In fondo domani… è un altro giorno.

 

 

 

 

Capitolo 12

Sono tornata a casa. Dopo un tempo che mi sembra infinito eccomi qua: Home sweet home, è scritto sullo zerbino di Backingham Palace. Ogni volta che vado a trovare Elisabetta sorrido quando lo vedo. La casa è immersa in un totale casino. Ora però non ho tempo di mettermi a pulire. Chiamo un’impresa. No Topolino no. Ci mette troppa Fantasia. L’ultima volta ha fatto un casino, si è allagato tutto. Un disastro totale. Non gli ho chiesto i danni perché lo capisco. Però basta. Vediamo. Ecco qua chi fa al caso mio. Mastro Lindo e Cenerentola. Hanno messo su una cooperativa e assorbito in organico tutti gli animaletti del bosco rimasti senza lavoro quando Biancaneve è entrata in Psikiatria. La cassa integrazione essendo di cristallo è durata pochissimo, ora però lavorano. Sono svelti, efficienti. In una mattinata mi rivoltano la casa. E si fa anche una buona causa. Li chiamo direttamente dall’ambulanza. Ho fretta. Hanno aperto un nuovo green bar, sul porto. Fanno tutto bio, vegano, gluten free. Mi hanno invitato all’inaugurazione ma io non c’ero però ho visto da un post su facebook, la Sirenetta sorride e ha in mano uno shaker. L’ambulanza tossisce alla primo tentativo di accensione. Sembra soffocare. Riprovo. Tosse. La lascio riposare trenta secondi. Riparte e a balzi di frizione in declino raggiungo Oneglia e mi calo sul porto. Vedo correre Braccio di Ferro che allunga il braccino in cenno di saluto. Corre come un disperato. Ecco il bar. Il dehors è grazioso, cestini di prato come centrotavola. Tovagliette in bambù e tovaglioli di lino. Il menù arrotolato e scritto sulla carta ruvida del pane. Elegante e sobrio allo stesso tempo. Eco minimalista. Toni chiari. Crema. Bianco. Una linea di verde. Cestini del pane. Ariel è dietro il bancone indaffarata tra centrifuga, shaker, liquidi che si mescolano in un’armonia di colori. Equilibri di menta e zenzero. Spruzzatine di scorza di limone e dragoncello. Liquidi verdi. Screziati. Croccantezze ghiacciate e cremose. Tutto è sano. Mi vede e il tempo di mollare ogni cosa ed è già tra le mie braccia. È ossuta e morbida. Un po’ troppo magra. La rimbrotto sempre come una vecchia zia. Mangia, mangia. Ma lei mi rassicura, lei mangia sano e fa yoga. È vero è bella, saggia e determinata. E devo dire ha anche un grande senso dell’umorismo. Restiamo abbracciate. La sento bella ferma sulle sue gambe flessuose. – Hai gambe magnifiche Ariel. – Sì, mi piacciono. Anche se alla sera sono stanche! – Ero così preoccupata per te. Mi aveva detto il Paguro Bernardo… – Bernie!! Quell’esagerato! Lo sai che devi prendere tutto quello che dice con le chele!! – Beh è male ingraiato, sai. – Ma sei riuscita a trovare una soluzione per Bernie? – Sì, certo. Mi sono rivolta alla Land Art. – Lavorano gratis? – No però usano tutti materiali di recupero. Laghi, fiumi, deserti, ponti. – Brava. Sono contenta per Bernie. Anzi salutamelo. – Dì un po’ ma è vera ‘sta scimmia che ti è presa…? – Non mi parlare di scimmie per favore! – Va bene. Va bene. Per la libreria, intendevo. È vero che … – Sì. E’ vero. Sto mettendo da parte i soldi per aprire una libreria. È il mio sogno. – Sei la figlia adott… SEI LA FIGLIA DI UN GRANDE SCRITTORE.. – Cosa stavi dicendo? – Sei la figlia .. – No. Prima. – Prima. – ??? Una coppia al volo attira l’attenzione di Ariel un attimo prima che arrivasse al punto. Mi sono lasciata sfuggire mezza parola di troppo. Lei non sa di essere stata adottata e non sta a me dirglielo. In fondo non cambia niente. La vedo che torna e sghignazza. Si mette all’opera. La osservo. Meticolosa nei gesti. Affetta un gambo di sedano, lo infila nella centrifuga. Prende del ghiaccio tritato. – Perché te la ridi? – Beh ci sono quei due al tavolo, uno è un mio cliente fisso, si chiama Giovanni Battista. Mi racconta sempre un sacco di fanfaronate da portuale. Guerre e rivoluzioni lontane, ai tropici, Montevideo, Brasile, Stati Uniti… 1000 uomini, ne sa una più del diavolo e del suo amico, un altro mezzo francese, mezzo italiano. Un eroe, lo definisce. Che si veste strambo, con un poncho, pensa te. Sempre una camicia rossa. Trasalgo. Chiamo a rapporto quei tre neuroni che mi sono rimasti. Mi rivolgo alla Sirenetta sempre più trepidante. – E tu lo hai conosciuto? – Sì una mattina ha fatto colazione qui. – Sai mica dove ha dormito? – Boh mi sembra sotto i portici. Ma a te che te ne frega? Come che me ne frega?? Penso ma ad Ariel non lo dico, ho le orecchie più dritte di un suricate , come che me ne frega?? Quel bastardo viene nella mia città, Oneglia, dorme a due metri da me e non mi chiama?? Bastardo. Non gli piaccio abbastanza. Fibrillo. – E cosa già preso per colazione? – Una stranezza: fette biscottate del Mulino Bianco, marmellata di albicocche e Nutella. Insieme. Bleah. Lui mi fa: E’ il principio della sacher torte”. Aspetta che gli porto l’ordinazione. – Ariel. Arieeeelllll….Chiedigli dov’è adesso questo suo bizzarro amico. – ??? La Sirenetta bella ferma sulle sue gambe toniche, slanciate, nuove di zecca attraversa il bar, e dice qualcosa all’orecchio di Giovanni Battista. Io li osservo smaniosa come una casalinga a una promozione di creme per la notte e aspetto notizie. Ariel torna, posa il vassoio e mi dice. Il tuo amico, detto anche eroe dei due mondi per la colazione che fa, è ora negli States. Resto impietrita. Lo so io dov’è. E’ con quella troietta di Rossella o’Hara. Vado a fuoco come una torcia. E non sono le vampate della menopausa. Me lo sento. – Scusa e negli States… where? con chi cazzo vive Giuseppe Garibaldi???? – Beh non è un segreto, con Meucci. Sono amici. – M E U C C I I I ?? – Sì stanno sempre a trafficare in garage, tutto il giorno a smanettare. – Vive con Meucci quel bastardo e non mi telefonaaaaa????? Colonna sonora: Piange il telefono (Domenico Modugno e Francesca Guadagno)