cra·ven  (kr                                                                            v      n) adj. Characterized   by abject fear; cowardly. n.A coward.


[Middle English cravant, perhaps from   Old French crevant, present   participle of crever, to burst,   from Latin crep      re, to break.] cra      ven·ly adv.  cra      ven·ness n.

The American Heritage® Dictionary of

Cazzarola anche oggi mi son fatta le mie belle sei ore, sei, di stireria. Si canticchia, si parla tra noi sorelline.  Sempre sul pezzo. Vapore e sudore.

L’astinenza è meno forte in certi momenti. I pensieri di cemento.

In certi momenti, soprattutto la notte quando tutto sembra fermo, comincio a fantasticare su come sarà quando uscirò di qui. Sempre ammesso che riesca ad uscire. E sento in lontananza il “canto delle sirene”. Richiamo alla catastrofe. Resisto.

Qui ti insegnano a proteggerti da questo.

Con le sorelline parlo di tutto e ne ascolto latrati del cuore. C’è la Manu che ha 29 anni  e ne dimostra 109. Ha cominciato a farsi a 13. La roba la portava il fratellone. La madre si fidava e i due organizzavano i loro bei traffici. Grande spirito imprenditoriale. Problem solving. Marketing. Lui la procurava, lei la smerciava perché aveva un’aria da santarellina.

Finché un giorno non porta a casa roba tagliata veramente male. E il fratellone ci lascia le penne. La Manu non ne parla mai. E’ una ferita aperta. Solo una volta ha detto che un giorno spera di guardare sua madre e suo padre di nuovo negli occhi.

La Fede ha tutto il corpo tatuato, non c’è millimetro che non abbia un segno. E’ sempre stata un po’ autodistruttiva. Da adolescente si feriva. Piccoli tagli con una lametta che lasciavano sgorgare stradine rosse sulla sua pelle bianca. Dice che lo faceva apposta. Forse per attirare l’attenzione, forse per sentirsi viva, alzarsi le endorfine. Il piacere che provoca un sottile dolore. Non è passata dalla Maria alla roba pesante. Queste sono tutte cazzate. Comunque la Fede non s’è fatta mancare niente. Ha provato di tutto. Fuori ha un bambino affidato ai servizi sociali.

 

Infatti Mex, come chiamiamo il dottore per via della sua aria un po’ messicana, ci ha parlato dell’effetto Craven, come viene chiamato dai suoi colleghi colti delle Università Americane. Ci ha anche detto che è una delle fasi, poi sparisce.

L’ importante esserne coscienti. Analizzare. Razionalizzare. Metabolizzare. Che due coglioni.

Ma dice anche Mex che poi ti viene in automatico. Sarà.

Insomma alla fine di tutto hai la percezione di essere comunque un soggetto a rischio dipendenze e quindi conoscendoti o eviti, o impari a muoverti e a limitare non solo danni a cose e persone, ma soprattutto danni a te stesso, almeno fisici. E mentali.

E’ una brutta bestia. Con le sorelline non ne parliamo mai.

Il libro Domani smetto ha finito le pagine.

Ci vuole tempo, dice sempre Mex. È un grande Mex. Fa questo lavoro da 15 anni. Si è fatto anche lui i suoi begli annetti in vico della vena. Gli ho chiesto quanti anni ha, è difficile dargli un’età, perché ha il volto scavato da rughe che hanno la loro profondità, e una chioma di capelli grigi che a volte si sparpaglia in giro sulle spalle, altre volte è raccolta in una coda. Si veste come un freakkettone senza rimedio né speranza. Ha delle belle dita lunghe. Mi piace molto. La sera dopo il sudore e il vapore per non pensare a quello che mi farei eccetera eccetera mi faccio delle fantasie su di lui. Che male c’è?

Me ne guardo bene dal farmene accorgere. In fondo si tratta di pensieri innocenti. Le sorelline non ne sanno un cazzo. Gli giro alla larga, sto sempre sulle mie. Infatti ieri mi guardava in mensa. Cosa pensa di me non me lo devo chiedere mai.

Il craven è una cosa che è sempre costante. Avviene e ci devi sapere fare i conti. Qua ti sono vicini. Devi avere fiducia nel gruppo. Ti fanno il lavaggio del cervello ma quando sei fuori cominciano i veri  casini.

Io fuori non ci voglio andare.

 

Colonna sonora: Fearless                            Pink Floyd

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